Ieri, 23 Gennaio, grande serata all’insegna del rock con i Darkness, che si sono esibiti all’Orion Live Club di Ciampino (Roma).

Diciotti brani che hanno ripercorso la carriera della band britannica, fino a giungere agli ultimi successi contenuti in Last of our Kind, prodotto dallo stesso Dan Hawkins (chitarra e fondatore della band) ed uscito lo scorso Giugno.

Sul palco sono saliti il già citato Dan, l’esuberante Justin Hawkins (voce, chitarra e tastiera), Frankie Poullain (basso) e la new entry Rufus Taylor alla batteria, in sostituzione di Emily Dolan Davies. Breve ma intensa la partecipazione di quest’ultima al progetto Darkness: ha infatti lasciato la band appena uscito l’album per seguire altri progetti.

E quindi, di nuovo completamente al maschile, in questa fredda serata di gennaio, seconda della tre date per il tour italiano (la prima il 22 a Bologna, la prossima stasera 24 a Milano) l’Orion è stato riscaldato dal loro rock.

Con un’intro inteminabile, alle 21.00 precise sono saliti sul palco regalandoci dapprima la nuova Barbarian, per poi focalizzare l’intero live praticamente solo su Permission to Land, il loro primo album pubblicato nel 2003.

Non direi proprio che Justin era in forma perfetta, ma di certo non ci ha fatto annoiare, soprattuto con la sua rinomata antipatia per il tecnologico: una strusciatina contro gli obbiettivi dei fotografi col posteriore, un furto di cellulare infilato negli slip e la dichiarazione che senza i-pad quello non si sarebbe certo potuto considerare un concerto serio.

Folle, dinamico e irriverente, lo show dei Darkness regala sempre ai suoi fan un motivo per ritornare: sarà la loro “semplicità” o la totale assenza di effetti speciali (eccezion fatta per la presenza di led piuttosto ingombranti sul palco), che ci fa capire che se la vera musica è davvero buona musica, non ha bisogno di stupire e sconvolgere le persone per irmanere impressi nei loro ricordi. L’immancabile encore suona sulle note di I Believe in a Thing Called Love (indimenticabile e sempre bella!) e Love on the Rocks With No Ice e vede un Justin in short da tennista e a torso nudo (come del resto lo è stato per tutto il live).

Ad aprire la serata, alle 20.00, è stato il duo The River 68’s, composto da Craig e Chris McCabe. Questi fratelli scozzessi, salutati con un insicuro (e non propriamente corretto) italiano, si sono conquistati subito la simpatia del pubblico che li ha supportato per la loro intera esibizione, anche perchè l’estensione vocale del cantante ha davvero lasciati tutti col fiato sospeso.

SetList:

Barbarian
Growing on Me
Black Shuck
Mudslide
Givin’ Up
Roaring Waters
One Way Ticket
Love Is Only a Feeling
Friday Night
English Country Garden
Every Inch of You
Rack of Glam
Get Your Hands Off My Woman
Stuck in a Rut

Encore:

I Believe in a Thing Called Love
Love on the Rocks With No Ice

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