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Lasciateci innanzitutto ringraziare di nuovo Sananda ed il suo staff per averci dato la possibilità di fare questa intervista speciale in occasione dell’uscita del suo ultimo lavoro “The Rise Of The Zugebrian Time Lords”.

L’introduzione a questo articolo dovrebbe essere più o meno così: Ricordate Terence Trent D’Arby? Si? Ok non esiste più. Almeno quel nome. Ora c’è Sananda Maitreya. Cos’è quella faccia? Vi sembra un’introduzione senza senso? Allora non continuate a leggere se non siete interessati ad esplorare il suo mondo, migliaia di mondi, o forse nessuno. Se invece avete voglia di dare retta senza troppi pregiudizi ad un po’ di sana curiosità, di quella che ridendo e scherzando potrebbe diventare anche spunto per qualcosa di più serio, allora proseguite pure…

1 – Ascoltando interviste e brani, abbiamo la sensazione che il punto cruciale di The Rise of the Zugebrian Time Lords sia cercare di svegliare la coscienza delle persone “addormentate” o quasi tenute in coma dal bombardamento mediatico e scellerato a cui si viene sottoposti giornalmente. Come te, siamo convinti anche noi che si possa essere abbastanza padroni del proprio destino, a patto che si riesca ad ascoltare onestamente il proprio cuore. Secondo la tua opinione, potenzialmente, potremmo avere tutti la possibilità di ricevere questo messaggio di libertà intellettuale o ad oggi le barriere mentali per alcune persone sono ormai invalicabili?

Per prima cosa grazie per il vostro interesse nel mio lavoro, ve ne sono grato e lo apprezzo molto. Come artista quello che faccio è offrire un servizio, ho scelto di servire sia la mia conoscenza (seppure limitata) della misericordia di Dio e sia l’esperienza umana, che si esprime ai suoi massimi livelli solo quando sia la mente che lo spirito sono impegnati. Quando invece sono invischiati nella spietatezza del mondo, allora hanno bisogno dell’aiuto di noi artisti per distrarsi e per ricordare che in realtà vengono da un posto molto più permanente della pazzia quotidiana che ci circonda.

A volte dimentichiamo chi siamo, ed è facile che questo succeda quando si nuota in un mare inquinato, e siamo tutti pesci che nuotano in un mare inquinato da giochi mentali, credenze tossiche e paura. In cambio di questo purtroppo riceviamo malattie, depressioni e morti premature.

I suicidi sono aumentati più fra le persone con un tenore di vita buono, la classe media in particolare ha smesso di riprodursi, il che mostra la totale mancanza di fiducia nell’intero sistema che ci sta schiavizzando. E HANNO RAGIONE, perché dovrebbero affidare i loro discendenti a questo? Stiamo vivendo un’era di follia, e anche di grande trasformazione, però ci stiamo svegliando tutti e questa è la buona notizia!

Dunque il servizio che io offro come artista è quello di portarvi lontano dal dolore e di aiutarvi ad alleviarlo. Posso occuparmi della vostra mente o del vostro cuore, a vostra scelta. Considero il mio talento come un dono divino, è un grande privilegio poterlo condividere con chi vuole essere parte di questa esperienza ed accettare il mio amore.

2 –  Come appreso da altre interviste, è ascoltando i Beatles all’età di 2 anni che hai capito che la musica sarebbe stata la tua via, e sono proprio dei Beatles 3 delle 4 cover presenti nel disco; oltre ad essere probabilmente un omaggio ad uno dei gruppi che ti ha maggiormente ispirato, c’e’ un motivo che ti ha spinto a scegliere proprio questi tre brani, che appartengono alla prima parte della produzione musicale dei Fab Four, prima di “Revolver” per intenderci?

‘Revolver’ ha rappresentato un punto di svolta per la loro produzione. Per me rimane un periodo diverso e lo trovo anche veramente forte. Ma le canzoni che ho scelto sono più vicine al mio primo risveglio nei confronti della musica intesa come forza vitale. Per me avevano tutte un significato particolare, per questo le ho registrate. Andatevi a sentire i Beatles mentre registravano ‘You’re Going To Lose That Girl’, anzi meglio ancora, guardate su YouTube la versione che ne fanno sul film ‘Help’. Vedrete da soli che è semplicemente una delle canzoni più sexy e piene di groove mai registrate. Reinventa la Motown in modo semplice ed eccezionale. Stessa cosa per ‘If I Fell’, l’ho percepita come un inno e l’ho registrata proprio in quel modo.

3 – Leggiamo che Sananda Maitreya è stato registrato all’anagrafe nel 2001, un anno che ha segnato, basti pensare alle Torri Gemelle, un punto di non ritorno della civiltà occidentale conosciuta fino a quel momento. 15 anni dopo, potresti dire che il caos generato in quel momento abbia liberato le persone da un modello di vita estremamente standardizzato oppure questa confusione ha creato paura paralizzante?

Eravamo stati avvertiti dell’arrivo di un nuovo ordine mondiale ed in effetti lo abbiamo avuto!      Chi ci comanda tende a seguire il detto che ‘dal caos viene l’ordine’. Quindi sarebbe stato sconveniente per loro non avere un’opportunità di trarre vantaggio dal caos scaturito dall’11 Settembre.

Siamo tutti cittadini orgogliosi del presente e si spera che il nostro vanto abbia delle fondamenta. Ma è qui che giace la domanda più grande, siete felici del posto che occupate in questo sistema? Perché qualsiasi sistema vi masticherà e sputerà via se non lo siete. Perché nella realtà ogni ordine mondiale significa avere problemi quando non ne siete contenti! Quindi sì, siamo stati iniziati ad un nuovo mondo e abbiamo ancora il diritto di ottenere e dominarne un pezzetto lì dove ce lo lasciano fare.

A me non interessa direttamente sapere in quale ordine preciso io stia vivendo, a patto che non mi disturbi. Ammettiamolo, non avevamo meno pregiudizi ne eravamo meno cattivi nel periodo precedente alla tragedia.  Abbiamo ogni volta il mondo che ci meritiamo, mentre cerchiamo di trovare un equilibrio ed essere padroni delle nostre vite.

4 – In che modo si sono trasformate le tue fonti di ispirazione nell’arco della tua carriera?

La maggior parte delle fonti di ispirazione mi sono arrivate fra i 2 e I 15 anni. Sono nato ad Harlem NYC, poi ho vissuto nel New Jersey, a Chicago nell’Illinois e per la maggior parte della mia gioventù nel sud, in Florida.  Tutti questi posti mi hanno esposto ad un ventaglio enorme di esperienze nel campo della musica e mi hanno dato un tipo di educazione molto vasta. Io non amo i generi, ma la musica mi sorprende sempre per la sua bellezza, per la passione e il suo ingegno.

Mia madre era una cantante gospel e organista di chiesa, e ho imparato molto assimilando quello che ha fatto. Sono stato esposto in ogni momento a tutta la musica, dalla classica al rock e tutti i generi nel mezzo ed ho fatto mia ognuna di queste esperienze.  Ho sempre amato la musica con tutto il mio cuore e mi sono dedicato a lei molto presto.

5 – Lo sviluppo costante di nuove tecnologie ha portato con sé anche un nuovo modo di produrre musica; molti artisti registrano i loro dischi completamente in solitaria. Anche tu sei d’accordo con questo tipo di approccio, o nel processo produttivo e di registrazione di un disco ti confronti con altri musicisti?

Ogni artista lavora nelle condizioni che si adattano meglio al proprio caso, al proprio budget e alla propria immaginazione. Questi sono i fatti della vita. Come ogni cosa, un progetto funziona per i suoi meriti o no. La conseguenza che poi possa fare schifo non dipende dal fatto che sia un esclusivo lavoro personale piuttosto che il frutto di una collaborazione. A volte anche se funziona non importa a nessuno. Tutta l’arte deve camminare con le proprie gambe, così come si presenta. Alcuni progetti hanno bisogno della vitalità della collaborazione tra più persone e alcuni progetti farebbero bene invece a starne il più lontano possibile.

Molti artisti sono liberi grazie al fatto di avere budget ridotti. Si scioglie l’immaginazione. Tutto ciò che serve è il denaro sufficiente per delle semplici e buone produzioni (..il Jack Daniel’s è un’optional). Ho sempre pensato che ci vogliono più soldi per fare un disco mediocre che un disco grande. Più soldi ci sono e più è possibile fare danni!

Le tecnologie consentono ora un’interazione più immediata e indipendente che si adatta alla velocità dell’epoca in cui viviamo.

6 – Secondo te oggi nel mondo della musica ci sono più personaggi che artisti? Nel panorama attuale c’è qualcuno che riesce ancora a vivere la propria dimensione su larga scala?

Affinché l’industria potesse sopravvivere alla mancanza di investimenti realizzati dai talent-scout durante il periodo di massimo splendore della ri-emissione dei CD degli anni ‘90, durante i quali lo sviluppo dei talenti è stato lasciato marcire, è stata una conseguenza naturale che produttori e programmatori assumessero un maggiore controllo delle ‘celebrità’ che sono state create e lanciate in qualità di artisti. In mancanza di una visione specifica questa è stata la cosa più logica da fare. Dal momento che i soldi apparentemente non c’erano più, il controllo sull’artista/prodotto era diventato l’obiettivo primario. Questo è accaduto sia per lo Stato, che ha sempre temuto la capacità degli artisti di comunicare con le comunità in modo autonomo e incontrollato, sia per le case discografiche che non vedevano di buon occhio gli artisti con un’identità ben definita e magari diversa dal marchio a loro attribuito. Si tratta di business dopo tutto. E un artista con un’identità al di là del marchio va sempre tenuto d’occhio.

Tuttavia, è anche vero che noi abbiamo bisogno icone. Quindi in mancanza di quelle vere, è naturale che ci sia l’esigenza di crearle e di farle promuovere dal sistema.

Fidatevi di me, anche le star costruite a tavolino devono lavorare davvero sodo. E finché saremo gli idioti che siamo, avremo sempre bisogno di avere storie ed eroi, per spingere da qualche parte la nostra immaginazione. Lunga vita a quei pazzi temerari che accettano questo ruolo! Alcuni dei miei colleghi stanno facendo un ottimo lavoro rispetto all’importante e rognoso lavoro di essere delle icone. Dobbiamo pur avere il poster di qualcuno sul nostro muro, e ogni generazione a turno loda e maledice i propri eroi, com’è giusto che sia.

Ma se siete tipi che si impressionano quando vengono a sapere come viene fatta una  ‘salsiccia’ dal macellaio, allora certamente non vorrete sapere come vengono fatte le icone, perché anche questo è un processo selvaggio e sanguinante e con circa la stessa quantità di piagnistei che provengono da entrambe le fabbriche!

7 – Ci sono diversi musicisti morti prematuramente, quelli dell’ultimo ventennio erano, fra le varie cose, particolarmente insofferenti alle pressioni delle major (pensiamo a Jimi Hendrix, Kurt Cobain o Amy Winehouse per citarne qualcuno). Da fuori immaginiamo le star padrone del mondo, ma quanto si può amplificare a quei livelli il disagio e perché a volte sembra, secondo te, impossibile uscirne fuori vivi?  Allo stesso modo come mai altri convivono più che bene con quella realtà dorata?

Ogni uomo vive sulla base dei propri compiti e la misura del proprio dolore. Spesso queste persone diventano come un sacrificio di sangue per i ‘peccati’ del mondo. Perché essere un eroe non è un compito da poco. Ad ognuno di noi è chiesto di portare la propria croce, è il nostro karma mentre cerchiamo di scovare una consapevolezza crescente della nostra vita. A volte lungo la strada, mentre la percorriamo, alcuni soldati cadono. Durante i nostri lunghi e validi viaggi attraverso lo spazio ed il tempo, cioè durante la vita, perdiamo dei cari amici. Per questo facciamo tesoro di quello che ci hanno lasciato, per non dimenticare tutto ciò che hanno fatto per noi.

Come canto nel mio brano ‘They Went Back In Time & Killed Robert Johnson’, c’è una sorta di ‘black market death lottery’ e cioè, se sono stati investiti troppi soldi su di te oppure se sei diventato difficile da controllare, potresti essere molto più facile da gestire da morto piuttosto che da vivo.  In previsione del recupero dell’investimento fatto su di te, quella tua immagine di successo viene sigillata per sempre in modo da non poter essere alterata nel tempo.

Diventare un divo è un affare piuttosto pericoloso. In merito al grande maestro Jimi Hendrix purtroppo era un tipo evidentemente fuori dai giochi. Era l’uomo scomodo e in qualche modo fu ucciso da questo, così come calunniato. In teoria non sarebbe morto di overdose ma qualunque sia stata la modalità, a prescindere dalla verità, rimane per tutti un dato di fatto che sia andata così come hanno dichiarato. Il genio non bianco era destinato a soffrire perché ci aveva magicamente unito attraverso la sua fantastica musica, senza divisione di genere o colore di pelle.

Il business del Rock & Roll è una professione pericolosa, i deboli vengono derisi e i buoni muoiono giovani prima che possano crescere abbastanza da sapere che cosa stanno realmente facendo. Se la musica (per chi ci si avvicina) non è una questione impellente, di cui non si possa fare a meno, allora è meglio lasciar perdere quel percorso, perché altrimenti diventerà per altri motivi comunque una questione di vita o di morte, che vi piaccia o no.

Il rock non è una vita per bibliotecari.

8 – Che consiglio daresti ai ragazzi che approcciano la musica ed il processo compositivo al giorno d’oggi?

Il consiglio che darei dal profondo del cuore è “Prendete il vostro clarinetto e scappate il più lontano possibile.. SUBITO! (a meno che non abbiate scelta)”. Perché se realmente avete una scelta e non scappate, allora siete degli idioti.

INOLTRE la ‘buona’ notizia è che …i soldi sono finiti! Quindi non c’è alcun motivo di stare al gioco.

Questa vita non è per i deboli di cuore.

Forse ripensandoci dovrei dire: “ Se pensate di essere alla ricerca di  qualche consiglio, siete invece alla ricerca di guai. Ma se la musica fa realmente per voi, allora non vi serve nessun consiglio”.

Dopo tutto, ho scritto una canzone nel mio nuovo doppio album THE RISE OF THE ZUGEBRIAN TIME LORDS chiamata: “Never Trust A Man Like Me” ( non fidarti di uno come me)!!

Quanto a me, io sono invece uno dei pazzi che ha scelto consapevolmente questa strada, ma non avevo scelta, è stata la mia strada ed il mio karma. Quindi se voi non siete tipi del genere, cioè non avete questa consapevolezza, allora siete molto più fortunati di quanto sospettiate, quindi fate a voi stessi e alla vostra famiglia un favore enorme e camminate il più lontano possibile da questa illusione (che è il successo) e godetevi la vita.

9 – Ti sei trasferito in Italia da diversi anni, un paese splendido e di enorme cultura ma che negli ultimi decenni ha subito, troppo spesso in negativo, molte trasformazioni: hai avvertito personalmente questi cambiamenti? E a distanza di anni, rifaresti la stessa scelta?

Mi sono trasferito in Italia perché sono chiaramente un masochista! Io uso l’amore di mia moglie come scusa per giustificare la mia presenza qui, ma in realtà è più probabile che mi piaccia essere abusato, dal momento che l’abuso è ahimè lo stato che un artista conosce principalmente!

In ogni caso finché sono con la mia famiglia, ho il mio lavoro e i miei pochi e preziosi vizi, potrei vivere ovunque (credo anche in Francia). In fondo l’Italia non è un posto tanto peggiore o più compromesso rispetto ad altre nazioni.

Quindi, fino a quando potrò lavorare senza essere disturbato, sceglierò di vivere dove c’è l’amore! E tutti noi sappiamo che gran gatta da pelare possa essere l’amore, ovunque ci si trovi.

Come ne venimmo fuori (epilogo)

Alla prima lezione universitaria di Psicologia Sociale il professore è entrato in aula e dopo essersi presentato davanti a noi studenti sonnecchianti, ancora coccolati dal tepore post- liceale, ci ha detto senza mezza termini, peggio di uno strappo esagerato di ceretta: Ragazzi… l’IO non esiste.

Dramma, panico, per fortuna non ho mai avuto grandi problemi adolescenziali ma ora ecco che a 19 anni se ne presentava uno, così, buttato li fra un buongiorno e un benvenuta in facoltà, non esistevo più, un cataclisma oltretutto annunciato da una persona con un curriculum di tutto rispetto. Ricordo che di non aver pensato ad altro fino alla lezione successiva, credo all’incirca una settimana. Probabilmente non avevo nulla di meglio da fare ma quella che ovviamente era solo una provocazione ha girato una chiave nella mia testa e aperto una porta verso prospettive totalmente nuove. L’io esiste eccome, l’intenzione di quel professore era dirci che era arrivato il momento di capire quanto però possa essere influenzato non solo dal nostro carattere ma da quello che i media e la “società” ci fanno credere, del simulacro dell’esistenza che creano al posto nostro quando siamo troppo fragili, pigri, o perché no, avidi, per poter reagire. Perché vi annoiamo con questa storia? Perché non deve essere facile essere Sananda Maitreya e lasciarsi andare alle proprie vere aspettative e visioni, quando abbiamo tutti visto persone vendersi l’anima e il sedere per molto, ma molto meno.

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