Report a cura di Carlo Cerroni

Tallest Man on Earth (all’anagrafe Kristian Matsson) è il cantante/chitarrista che non vorresti mai capitasse nel tuo falò di Ferragosto; riuscirebbe a sedurre tutto il cerchio di amici e amiche che ti sono attorno e la serata che ti eri programmato con la tua adorata precipiterebbe sul nascere.

Al Quirinetta l’atmosfera è di gran lunga più romantica, non poteva essere altrimenti visto che è capitata nella vigilia di San Valentino; nonostante questo Kris rimane un grande ammaliatore per entrambi i sessi, uno di quei musicisti che ascolteresti per ore e che già dai primi accordi di “Wind and Walls”, primo pezzo in scaletta, ti fa pensare «Finalmente».

Degna di nota è stata anche l’esibizione in apertura di The Tarantula Waltz, al secolo Markus Svenssen, artista connazionale e coproduttore di Tallest Man con alle spalle ben 3 album in studio.

Sono scoccate da una decina di minuti le 22 e arriva il tanto atteso ingresso del nostro Kris, di nero vestito da capo a piedi e avvolto da una forte luce aurea che lo scalda e bagna di sudore dopo pochi secondi.

Il livello è altissimo, quasi indescrivibile a parole e l’Uomo più alto sulla Terra (che in realtà è un fascinosissimo trentenne di bassa statura) tiene il palco con maestria e navigata esperienza.

Il folto pubblico femminile era nelle aspettative, altrettanto numerosi erano baffi e barbe rotanti degli hipsteroni più estremi.

Ma torniamo al concerto, Kris alterna pezzi nella sua tradizionale veste voce/chitarra ad altri voce/piano ad altri ancora accompagnati dalla band; quest’ultima è una novità aggiuntasi nell’ultimo disco Dark Bird is Home, uscito lo scorso anno. Interessante infatti è stata anche la disposizione sul palco dei membri della band: distribuiti “a ferro di cavallo” intorno a Kris e in penombra, quasi a risaltare la loro funzionalità di accompagnatori.

La scelta delle canzoni è eccellente, la prima parte comprende un trittico di pezzi fondamentali: “The Wild Hunt” (a mio avviso la migliore della serata e anche il mio pezzo preferito), il recente singolo “Darkness of a Dream” e l’immancabile “Love is All”.

Il pubblico romano è in visibilio, forse un po’ troppo; Kris infatti chiede il silenzio prima di iniziare le prime canzoni in acustico. In principio lo fa in modo gentile, poi sono le prime file del pubblico ad aiutarlo nel far tacere le persone più chiassose; il continuo brusìo infatti spesso ha sovrastato la musica, nota dolente della serata purtroppo.

Ma “The Show must Hong Kong” come diceva il Mago Forrest e l’atmosfera intima riesce a vincere anche sulla voce più roboante in platea, certo con una necessaria concentrazione.

La scaletta è lunga e varia e sul finire del concerto Tarantula Waltz raggiunge Tallest Man sul palco insieme agli altri membri della band aggiungendo un’altra chitarra, da brividi.

L’ultimo pezzo è proprio “Dark Bird is Home” che anticipa il rientro sul palco di Tallest Man per il bis di due canzoni: “The Dreamer” e “Like the Wheel”. Quest’ultima suonata da Kris e accompagnato solo vocalmente dalla band; l’atmosfera è alle stelle e conclusa la canzone cala definitivamente il sipario.

A rendere il concerto ancora più magico è stata proprio la splendida cornice del Quirinetta, sia fuori che dentro.

La sua ubicazione per chi non lo sapesse, è tra i vicoli di Via del Corso e la struttura interna invece è stata sapientemente arredata e predisposta in discesa, rendendo giustizia anche agli ultimi arrivati in fondo.

In tutta questa perfezione architettonica c’è da sottolineare però anche la sua capienza limitata. Il prevedibile sold-out ha creato dissapori ai tanti rimasti tagliati fuori e di conseguenza l’evento su Facebook è stato bersagliato da chi cercava disperatamente un biglietto last minute.

A questo punto mi viene da pensare che il fatto di suonare in posti relativamente “piccoli” sia una scelta artistica proveniente dallo stesso Kris, proprio perché un’audience più ristretta si può educare più facilmente alla quiete; tutto ciò diventa una prerogativa necessaria per concerti intimi come questo. Non a caso, qualche anno fa Tallest Man suonò in una chiesa evangelica di Roma, dove i posti erano ancora più limitati e il silenzio era d’obbligo.

Si spera comunque di rivederlo presto e in un posto meno romantico ma che sicuramente può ospitare più persone, possibilmente non troppo logorroiche.

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