Nuovo EP, brevissimo ma intenso di un pop digitale come da copertina. SUVARI lo avevamo conosciuto con l’esordio “Prove per un incendio” e questa volta non sono tanto i luoghi a fargli guardare il mondo ma la consapevolezza di ciò che è il futuro di un uomo. Un EP di soli 3 inediti dal titolo “Di che cosa hai paura?” che notiamo essere appena più scaltri e ruffiani di quel gusto melodico, cercando la soluzione che resta in mente sin dal primo ascolto come il singolo di lancio “Altrove”. E noi lo fermiamo per rubargli qualche buona indiscrezione…

Qui da noi si parla di rock. Ma pare che ormai anche il grande rock sia divenuto in qualche misura digitale. Una domanda a due passi dalla filosofia: ma il mondo digitale, nelle sue tante declinazioni e derive, dalla post-produzione di suoni analogici alla totale programmazione del disco, è considerato il futuro perché banalmente facile da usare e determinante per far suonare bene le cose che a mano non sappiamo più fare, o ci sono altre spiegazioni secondo te?
Credo che oggi il digitale abbia facilitato la produzione, quello che un tempo era un disco casalingo registrato low-fi oggi può essere un prodotto di ottima qualità pur essendo stato fatto in casa da soli e con un budget ristretto. Si è resa la produzione di musica più accessibile. Chiunque può fare un disco “Do It Yourself” ad alta qualità e farlo arrivare a chiunque solo con la fruizione online.

E della tua produzione che ci dici? Analogica o digitale?
Digitale. L’ep è stato registrato e prodotto con Francesco Megha nel suo studio casalingo a Roma. Questo ha permesso di arrivare da lui con le canzoni già lavorate da me, poi importate da lui e finalizzate con idee e suoni.

E che sia questo indie-pop elettronico ad essere il rock dei giorni nostri?
Pensando al rock più come modo di vivere che genere da suonare… No non credo, quello che si chiama indie da qualche anno alla fine è il nuovo pop. Il rock c’è, ci sono tante band che continuano a suonarlo in tutte le sue sfaccettature, facendolo davvero bene.

E ancora, secondo te quanto rock c’è nella scrittura di Suvari?
Tantissimo. Quando mi metto a scrivere una canzone parto da influenze che si rifanno al punk rock, alla new Wave e al post-punk. Alla fine non so come mai ma il risultato del tutto spontaneo è sempre fatto di canzoni dalle componenti pop. Poi per praticità ho creato un sound elettronico perché per curare io a 360° la parte strumentale dovevo affidarmi ai mezzi tecnici dati da un computer.

Dunque parliamo di ispirazioni: la tua musica da cosa e da chi nasce?
A livello sonoro mi rifaccio sempre ai miei ascolti principali del momento, che sono nicchie del mercato musicale. L’idea di partenza era influenzata dalla Manchester anni 80, dai primi suoni post punk che portavano con se sintetizzatori o drum machine. Dal punto di vista della scrittura dei testi ultimamente mi sono lasciato influenzare dai discorsi da bar, da quello che sentivo dire dalle persone per strada, l’ho rifatto mio e ho deciso di scriverci sopra.

“Altrove”. Questo video e questo suono molto metropolitano… ce lo racconti?
“Altrove” è una canzone che parla di luoghi e ne scrivo come se mi rivolgessi ad una persona. Ho vissuto in molte città diverse ed è strano pensarci a distanza di anni, ci sono cose che mi mancano molto di ogni luogo in cui ho vissuto, e altre che invece sono lieto di non avere più. Il video per questo motivo nasce dal contrasto tra quotidianità e luoghi o pensieri di fuga che ogni giorno ci passano per la testa. Le riprese sono state fatte a Roma, in Toscana dove sono cresciuto, e durante un viaggio “on the road” negli Stati Uniti.

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