Nella cornice dell’Auditorium Parco della Musica si accendono le luci del Roma Jazz Festival 2015.
Acclamato da una Sala Petrassi gremita da un caloroso pubblico multietnico sale sul palco il trio italo-argentino Girotto, Servillo e Mangalavite.

Un mix di buona musica, humor e storie di vissuto fa da base al grande successo di questo trio che a distanza di sei anni dal precedente lavoro “Futbol” presenta “Parientes”.
Un disco creato in collaborazione da tutti e tre i musicisti con alcuni pezzi scritti da compositori italiani vissuti in Argentina come Enrique Santos Discepolo (“Cambalache” e “Cafetin de Buenos Aires”), Sebastian Piana e Homero Manzi con la celebre “Milonga sentimental” o “Chiquilin de Bachin” scritto dal “poeta del tango” Horacio Ferrer. Infine due immancabili classici degli Avion TravelFiglio d’arte” e “La famiglia” arrangiati in chiave sudamericana.

Un vero festival interculturale, uno scambio musicale tra Italia e Argentina, una fusione di due popoli così vicini tra loro, intrecciati tra tango, milonga e cumbia identificano le due ore di musica dell’Auditorium.

La voce di un impeccabile Peppe Servillo è accompagnata da Javier Girotto al sax soprano e baritono e dalle note al piano e tastiere di Natalio Mangalavite. Non è una scoperta l’espressività artistica di Servillo né le qualità dei due compagni di musica, quanto piuttosto il piacevole lavoro prodotto, un vero ponte tra passato e presente, dove la mescolanza di un popolo italiano migrante con le radici argentine trova una nuova vita con pezzi quali “Come si usa col ragù”.
Così trovano spazio in questa spettacolo sia le tradizioni musicali argentine che le abitudini gastronomiche italiane, alternate a momenti teatralmente ilari in perfetta armonia col personaggio di Peppe Servillo, e concluse egregiamente con la sorpresa finale, “Felicità” di Lucio Dalla, cantata insieme al pubblico.                                                                                                   

Il risultato è esaltante: per una serata l’intera platea ha saggiato con le proprie emozioni un pezzo di storia internazionale, di avventure e amori, di lavoro e sofferenze, insieme alle vite in scena dei tre musicisti.

In fondo come ha detto lo stesso trio “I gruppi familiari piccoli o grandi che siano, si rivelano custodi di un’umanità unica e universale. I ‘tanos’ (diminutivo di ‘napoletanos’) sono divenuti andini e viceversa, dando vita al nuovo che sa sempre di antico“.

 

 

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A proposito dell'autore

Romano di nascita e newyorkese d’adozione, inizia la sua avventura con il fotogiornalismo d’inchiesta. Dal 2007 si dedica alla fotografia di musica live. Attualmente collabora con 100 Decibel e con il giornale La Voce di New York. Since 2015 @ 100 Decibel