Parola d’ordine: anni ’70. c’è chi ha vissuto quel periodo in prima persona e chi attraverso la musica li ha fatti propri. A quest’ultima categoria appartiene MustRow, che ieri sera a Largo Venue ha aperto New York Stories, la serata evento che ha visto protagonista l’uomo dei fornelli più desiderato d’oltreoceano.

Fabio Garzia ( è lui MustRow) insieme a Daniele Massidda e Gabriele Greco salgono sul palco e quegli anni ’70 iniziano a rivivere tra i loro riff e giri di basso.
La grinta non manca affatto a questo trio talentuoso. Nel loro repertorio hanno una buona selezione di brani in inglese (dati dal primo albumo del cantautore romano, Sugar Baby), invece in questa serata ci proposto una setlist tutta in italiano, tra cui anche il brano MALE(DIRE), uscito a Settembre 2019 (è bastato un solo ascolto per iniziare a canticchiarlo in loop… “è così che vado giù e mi lascio andare cancellando facilmente ogni morale) e l’ultimo singolo Ho paura di te (Dicembre 2019).
Anni ’70 si diceva. E il suo stile ne è stato sicuramente ammaliato, tra quel mix di blues e rock, con quella voce graffiante, che però ci riporta prepotentemente al presente quando lui e i suoi musicisti lasciano il palco.

Questa sera, ammettiamolo, siamo tutti qui presenti per avere uno schiaffo morale e cercare di capire cosa ha spinto uno chef affermato e rinomato a intraprendere un altro percorso, di certo non più semplice. Lo fa in un’età matura, senza l’incoscienza di un ragazzino, ma chi lo dice che così è più facile? Ovviamente stiamo parlando di Joe Bastianich, che ha una parentesi tra i fornelli e il tavolo di un’altra giuria per calcare i palchi dei club. E siamo curiosissimi. Come si presenterà il saccente chef dinnanzi al pubblico? Per chi è abituato a stare dall’altra parte (cioè della persona affermata, che giudica il talento altrui), questo è un bel banco di prova. Chissà se l’emozione è la stessa di quando ha servito per la sua prima volta un suo piatto…

Quando le luci si spengono, segno questo che lo spettacolo sta per cominciare, si sentono le rotaie di una metropolitana sferragliare nel mezzo di una città frenetica, mentre un camino industriale posto sul palco inizia a fumare. Eccolo: Joe sale sul palco, cappello in testa ed occhiali scuri. È solo e non imbraccia nessuno strumento. Mentre con la sua voce iniziare a incantare il suo pubblico, dietro di sé la band si mette in postazione e la musica inizia a riempire la scena.

Ritornano gli anni ’70, quelli che lui ha vissuto in una città che si è evoluta ed ha iniziato il suo inarrestabile mutamento: “In inverno a New York fa molto freddo, ma il Bronx bruciava!

Il primo brano della lista è Shadow e brano dopo brano Joe ci parla di sé, della sua infanzia; di quando era cicciottello e un po’ sfigato; di quando sua nonna preparava la minestra, e quella stessa nonna è stata colei che gli ha regalato la sua prima chitarra; delle domeniche passate con il padre, il quale (a detta di Joe) amava la sua Cadillac più di lui ma che adesso ricorda con mal celata nostalgia.

Sullo schermo vanno in loop dei video che lo ritraggono bambino e poi adolescente: il sorriso è lo stesso; forse adesso si trova su un viso più maturo e con meno capelli, ma vivo dello stesso entusiasmo.

Tra storie ed aneddoti, abbiamo anche intrapreso una discussione su quale sia il piatto vero della tradizione romana e quale squadra faccia da cuore pulsante, se quella che vola o la Magica. Poi però ha capito che forse quest’ultimo tasto era meglio lasciarlo ad altre occasioni. Tra risate e commozione, abbiamo dovuto attendere però la metà del concerto prima che vedessimo sul palco un Bastianich sciolto e disinvolto.

Quando un artista sale sul palco e di fronte ha un pubblico, è come se si togliesse una maschera. Ed è quello che è successo stasera. È stato uno di quei concerti di rara empatia. Si è esposto, quello che di solito altri non fanno. Ci ha parlato delle sue paure, delle sue ansie (come uomo, come padre e come marito). Si è commosso parlando della sua nonna Erminia che proprio il giorno prima del concerto ha compiuto 99 anni. Joe è consapevole che il tempo a loro disposizione non è molto e lui ha iniziato a interrogarsi sul giorno dell’addio. Perdere qualcuno non è mai cosa semplice e non si può “progettare” come affrontare il dolore e i giorni che verranno senza di la persona cara. Così come non si poteva immaginare il dolore che sarebbe stato provocato l’ultimo giorno di scuola prima della vacanze di Natale, il 14 Dicembre del 2012, quando un ragazzo ha ucciso 20 bambini in una scuola nel Connecticut, 20 piccole anime innocenti i cui nomi vengono pronunciati da Joe, 20 piccoli angeli che sono volati via come fiocchi di neve. Lui, con molta delicatezza, ha cercato di far capire ai suoi figli il perché accadono certe cose. E Snowflakes nasce proprio dall’esigenza di spiegare tanta brutalità.

Questo concerto è stato un viaggio, che ci ha portato nei posti più oscuri della sua anima, quelli tormentati dell’infanzia, quelli indecisi della sua adolescenza e tra i suoi pilastri portanti, che sono le sue certezze di oggi. E così com’è iniziata, la serata non poteva che concludersi con un viaggio. Proprio così: è stato sorteggiato il numero di un biglietto e questa fortunatissima ragazza volerà a New York con Joe, per passare con lui del tempo tra i posti che lo hanno portato ad essere l’uomo di oggi (non ne conosciamo i dettagli, ma speriamo di avere presto notizie!).

Abbiamo scoperto un Giuseppino (come lo chiama la sua nonna) sensibile e attento alle vicende che in qualche modo posso interessare o far soffrire chi ha accanto. Abbiamo anche scoperto che, come tutti, ha sofferto per amore; che spesso si è visto messo in gabbia proprio da chi avrebbe dovuto fargli spiccare il volo; che per l’Italia non nutriva una grande passione e che il suo primo amore è stata la musica; poi come spesso accade, qualcuno o qualcosa ti corteggia e inizi ad aprire gli occhi, a vedere nuovi orizzonti e nuove mete da raggiungere. Così la musica e le parole cantate da Joe suonano come qualcosa di familiare, come quella coccola che ti fa sentire protetto. La sua chitarra suona limpida per accompagnare una voce che, lo ammettiamo, non avremmo mai pensato potesse essere così armoniosa.

Lo show non poteva avere nome migliore. New York Stories. La storia di una città. La storia di un uomo.

Questa sera l’appuntamento è a Milano, all’Eco Teatro.
Di seguito, la SetList della serata:

Shadow
Joe Played Guitar
Forever
Make Up
20 Snowflakes
Cadillac
Beautiful Bird
Nonna (97 years)
Pray on Paine
(Jam session)
16 Day

Take Me Down
What is a man
Won’t Say Another Word
Purple Rain – versione acustica
Stayin’ Alive (anche se è venerdì…ma la mezzanotte è vicina ed oggi è già domani!)

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