STONA torna in scena e lo fa di gran classe con un disco che è davvero molto interessante, forse più per l’aspetto estetico che testuale. Se le liriche dei cantautori ormai sembrano non aver più grandi margini di inventiva, c’è sempre da stupirsi sul come si confezionano suono e arrangiamenti di una forma canzone che probabilmente non cambierà mai nella storia. Questo disco prodotto da Guido Guglielminetti, seguito anche da grandi musicisti come Elio Rivagli alla batteria, ci mostra una canzone pop d’autore leggera, efficace, di suoni interessanti come nella bellissima “L’agio del naufragio” o questo sapore brasiliano di “Gamberi”. Belle forme di groove noir in “Mannequin”… belle sensazioni di aria fresca insomma in cui non c’è la presunzione di inventare l’inventato ma solo il gran mestiere di vestirlo con carattere e altissimo gusto.

Domanda ironica e pregna di complimenti: nel sommo pontificato dell’indie-pop dove tutto sembra programmato dai suoni digitali e condotto dai testi banali ed immediati, come ti salta in mente di sfidare il pubblico con forme poco scontate e testi assai figurativi?
L’idea di base è stata proprio questa.. restare ben lontani dal mainstream e dagli arrangiamenti “modaioli” e semplicemente divertirci a suonare e creare… queste canzoni le sentivo pulsare molto bene nella mia testa fin dall’inizio e ho ritenuto che dovessero essere prodotte artisticamente al meglio… per questo ho chiesto un giorno timidamente al Maestro Guido Guglielminetti di lavorare con me al progetto… la sua produzione artistica ha portato il disco a un altro livello dando un senso ancor più definito alle mie idee.

E restando nel tema: usi molte figure alternative, allegorie e metafore per raccontare l’evidenza di ogni giorno. Perché questa scelta? Che scopo ha questo dire senza spiegare?
Di base cerco di non prendermi mai molto sul serio.. mi annoierei a morte.. per cui cerco di utilizzare un linguaggio più inconsueto per descrivere poi cose semplici di ogni giorno… vedi da un brano come “Mannequin” dove cerco di descrivere cosa penserebbero di noi “umani” i manichini dei negozi che ci osservano ogni giorno se potessero parlare…

E sempre parlando di elettronica, “L’agio del naufragio” è forse il momento più futuristico del disco non trovi? Se sei d’accordo ci dici come mai questa direzione per questo brano?
Ho cercato un modo sempre molto ironico per dire “quando tutto sta per naufragare.. se si resta uniti si può ancora salvare qualcosa ricominciando a remare insieme” .. musicalmente mi sono divertito a sperimentare chitarre acustiche con suoni piu’ sintetici.. Guido mi è stato dietro e ha creato un mondo sonoro davvero interessante che esprime esattamente quello che avevo in testa.

Che poi risulta assai interessante come siano davvero diverse le ambientazioni strumentali lungo tutto il disco, da brano a brano… come mai questa scelta?
C’è stato un momento in cui mi sono riavvicinato alla chitarra classica.. non la suonavo davvero da moltissimi anni.. l’approccio mi ha portato a studiare le sonorità latine, bossa ecc.. quindi molti brani risentono di questa cosa.. poi su quelle stesse ritmiche ho scoperto di poterci inserire ulteriormente ritmi e suoni sintetici e più pop.. il mix chi si è venuto a creare devo dire che mi ha sorpreso

E si chiude il tutto con una dolcissima preghiera alla vita: “Santa pazienza”. Un brano classico, che davvero esce fuori da tutto il ricamo estetico del disco…
Si.. pensa che l’avevo pure cestinata all’inizio.. avevo un testo che non mi convinceva per niente.. e questa progressione di accordi al pianoforte con la melodia… a fine album mi sono intestardito e ci ho rimesso mano tirando fuori questo testo..santa pazienza.. l’ho ricantato sulla base che gia’ avevo e ho scoperto che ci si sposava benissimo.. Guido l’ha ascoltata e mi ha detto “questa sarà LA canzone del disco..”, per cui abbiamo seguito l’idea di base della semplicità lasciandola voce, piano e poco altro e il risultato è stato davvero stupendo.

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