Riccardo Fassi e Steven Bernstein si ritrovano ancora una volta insieme per un nuovissimo progetto in duo, presentato, il 12 maggio scorso, sul palco dell’Auditorium Parco della Musica.

Il concerto, come sempre accade all’Auditorium, inizia puntuale. Le luci si spengono, entrano i due musicisti, che si accomodano dinanzi ai loro strumenti e fin dal primo tocco di Fassi sul pianoforte e i primi “soffi” di Bernestein si ha la sensazione di non essere più nel Teatro Studio del Parco della Musica, ma in un Jazz Club di New York. Ritrovo, infatti, in entrambi i musicisti lo stile e la capacità improvvisativa tipica dei jazzisti americani.

Il primo pezzo, composto da Fassi per il grande batterista Billy Cobham, esalta subito la platea grazie ad groove incalzante e al perfetto equilibrio esistente tra i due musicisti, capaci di dialogare tra di loro con una incredibile naturalezza. In questo primo pezzo funk non si avverte la mancanza delle tastiere elettroniche, in cui Fassi peraltro eccelle, in quanto la perfetta padronanza che entrambi hanno dei propri strumenti permette loro di “giocare” su più livelli melodici e ritmici, creando un notevole impatto emotivo.

Il concerto prosegue tra composizioni originali di Riccardo Fassi, standard jazz e brani di autori, appartenenti ad ambiti musicali differenti, riarrangiati in maniera nuova.

Il tocco morbido e allo stesso tempo percussivo del pianista, l’originale fraseggio della tromba di Bernstein regalano una bellissima versione di “Monk’s Mood”. L’omaggio al grande pianista Monk prosegue con l’esecuzione di “Brilliant corners”, un altro famoso pezzo monkiano.

Siamo quasi alla fine del concerto, ma le sorprese e le emozioni non finiscono. Rimango intenta ad ascoltare il settimo brano e mi sembra di afferrare un tema che conosco, ma mentre sono lì, convinta di aver capito, ecco che le mie certezze svaniscono: i musicisti si allontanano dal tema, “dando vita” ad una lunga improvvisazione, in cui sul tema principale si innestano temi diversi, di altri famosi pezzi quali “Amarcord” di Nino Rota e “As Tears Go By” de The Rolling Stones.

Alla fine del concerto, il pubblico, attento e coinvolto per l’intera perfomance, omaggia i due jazzisti con un lungo applauso, che li richiama sul palco per un’altra bellissima esecuzione.

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