Steve Hackett è figlio di un epoca in cui, chi faceva musica, innanzitutto sapeva suonare, e bene, mantenendo comunque la tecnica al servizio della musica, senza sfociare in sterili tecnicismi.
Questo vale sicuramente anche per l’ex Genesis, che è chitarrista di altissimo livello, senza bisogno vezzi o atteggiamenti da divo. A lui, per dimostrare chi è, basta prendere la chitarra in mano. A Firenze lo ha fatto supportato da una solida line up (Roger King alle tastiere, Roine Stolte al basso, Rob Townsend ai fiati, Gary O’Toole alla batteria e, last but not least, un convincente Nad Sylvan alla voce) proponendo una ricca scaletta di brani dal suo ultimo lavoro Wolflight e dal repertorio della sua carriera solista, fino alla fatidica frase “ora facciamo un po’ di Genesis”.
Ed è con Get’em out by friday che iniziava la “seconda”(e probabilmente più attesa) parte del concerto, nella quale Hackett ha attivato la macchina del tempo, riportando (o, per i più giovani, portando) il pubblico a metà anni settanta, eseguendo brani tratti principalmente dagli ultimi album dell’era “Gabriel” (da Nursery Crime fino a The lamb lies down by brodway, passando per Foxtrot e, naturalmente, Selling England by the pound), fino a chiudere l’encore con la magica Firth of Fifth, con il cui sempre meraviglioso assolo ha salutato il pubblico, ormai tutto in estasi sotto palco.

Scaletta:
Spectral Mornings
Out of the Body
Wolflight
Every Day
Love Song to a Vampire
The Wheel’s Turning
The Steppes
Loving Sea
Star of Sirius
Ace of Wands
A Tower Struck Down
Icarus Ascending
Shadow of the Hierophant
Get ’em Out by Friday (Genesis)
Can-Utility and the Coastliners (Genesis)
After the Ordeal (Genesis)
The Cinema Show (Genesis)
Aisle of Plenty (Genesis)
Hairless Heart (Genesis)
The Lamb Lies Down on Broadway (Genesis)
Firth of Fifth (Genesis)

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