Fabrizio Emigli

Fabrizio Emigli

Parliamo di Stelle in Eccedenza l’album del cantautore romano Fabrizio Emigli. Il titolo fa già capire un po’ il senso stesso dell’intera opera prima di quest’artista. Canzoni con testi poetici e surreali a tratti, molto profondi che analizzano in maniera schietta i rapporti umani, i sentimenti, le passioni, con estremizzazioni tipiche della romanità intrinseca del personaggio. Un esempio su tutti è la prima traccia del disco, dal titolo Con Tre Gocce d’Aceto dove si analizza la delusione che si prova al termine di un rapporto d’amore, che si scopre costellato di inganni e tradimenti. In un passaggio del testo viene cantato “tu non ti meriti niente, neanche un piatto di uova, la tua bocca è un’alcova e lo confermo“. Sicuramente un testo molto acceso e tagliente che però a nostro avviso, ha il vantaggio di non scadere nel melenso o nell’ovvio, come solitamente accade quando si ascoltano testi che raccontano di storie finite e nemmeno nel trasgressivo o quand’anche nel machismo. Si direbbe un testo intermedio, dove la poesia risulta essere in perfetto equilibrio, nessuna caduta di stile, nessun cedimento al banale, nessuna ricerca del sensazionale. Un perfetto connubio tra rabbia e razionalità. Una mera analisi di una storia finita, nella maniera classica della poesia d’autore. Bellissime anche le tracce Quanto Mi Dai?, canzone d’amore molto garbata, leggermente tendente al pop ed Il Pugno Chiuso di Dio una sorta di swing alla Paolo Conte. Poi come non parlare del brano che da il titolo all’intero album “Stelle In Eccedenza“.

Melodia a parte, che sicuramente ha un maggiore impatto rispetto quella delle  altre canzoni, sicuramente il testo vale una considerazione tutta sua. “Ricontai le stelle in eccedenza e gli affibbiai il tuo nome”, “recitai le solite preghiere testando la memoria e scelsi un Dio puntando il dito a caso fra i troppi della storia” sicuramente tra le frasi più ad effetto di questo meraviglioso testo.  Un brano veramente bello, che scorre via nell’ascolto e far venire voglia di ascoltarlo di nuovo, immediatamente dopo la fine della traccia. Altro brano da segnalare è Fatemi Baciare la Sposa. Testo che si richiama un po’ a quello de Il Timido Ubriaco di Max Gazzé, dove l’amore soffocato per una donna che convola a giuste nozze con un altro uomo, fa soffrire incredibilmente il protagonista della storia. Una canzone di profonda passione, dove le parole del testo ardenti ed impulsive prendono forza da una musica orientaleggiante, che rende la canzone ancora più ammiccante e voyeur. Il folle sentimento cieco ed impossibile, forse sempre tenuto nascosto, si scontra con una triste realtà di una donna ceduta ad un altro,  e di un innamorato costretto ad assistere come invitato al matrimonio. Il “bacio alla sposa” diventa così, unico ed ultimo disperato tentativo di possedere anche per solo un istante l’amore della donna amata. Di sentire il calore del corpo di lei nelle mani che la stingono e le sue labbra su quelle del protagonista.

 “Fatemi baciare la sposa prima dell’Atto di Fede e vi giuro su Dio e sul mio onore che nel suo cuore non metterò piede” si legge nel testo. Un’implorazione, dapprima rivolta a tutti, poi un discorso diretto alla “sposa” nella seconda parte della canzone, dove si ascolta sotto la forma di una beffarda imitazione di un prete che dice messa:”Vuoi tu baby, prendere per marito, l’impenetrabile sguardo geloso dell’oro che hai dentro? Vuoi davvero stenderti sopra un letto di spine e strizzare il lampo di mille mattine in un pugno di luce?”  Tredici sono le tracce in tutto, tutte scritte da Fabrizio Emigli, eccetto Canzone d’Amore omaggio del cantautore romano al grande Bruno Lauzi.  Con lui in questo album hanno suonato Massimo Alviti alle chitarre, Andrea Avena contrabbasso e al basso elettrico, Alessandro Gwin al pianoforte e alle tastiere, Alessandro Papotto al sax e clarinetto, Ezio Zaccagnini alla batteria e percussioni, Stefania Stefanini cori nel bellissimo brano finale  Pregate Per Noi, preghiera laica a tratti quasi irriverente, ispirata sicuramente allo stile che fu un po’ di Fabrizio De André (soprattutto in brani Ave Maria  o Il Testamente di Tito), che chiude il disco.

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