Un disco, una compilation, un inedito, una reunión. A tutto questo la OrozoRock Records di Gabriele Finotti che a tutto questo ha dato il nome di STANZA 249, il nome di una sala prove di Acqui Terme, alcova per anni di alcune delle principali band della scena locale. Parliamo dei Chicco De March appena reduci da un nuovo lavoro personale dal titolo “Quattro passi in centro” e poi, prossimi a nuove pubblicazioni, ci sono i La Malora e Cieli Neri Sopra Torino. Un disco intitolato “Sulfurea” che ci regala 2 brani per ciascuna band e poi un inedito di questo super gruppo…un video…un scena italiana che pulsa energia da tutti i pori fin dal substrato della provincia. Forse, con le dovute proporzioni e i giusti significati, questo risulta essere uno dei progetti di maggior importanza per quel che riguarda la diffusione della nuova musica italiana e del suo vero habitat culturale. E poi continueremo a leggere di Sanremo come degno rappresentante della scena discografica del nostro paese…siamo ancora lontani dal vincere la guerra. Intanto godiamoci e affamiamoci sempre di dischi e di progetti come questo. In rete il video del singolo inedito “SPIO”. L’intervista per gli amici di 100 Decibel…

Come mai il progetto raduna solo queste 3 band e poi proprio quelle? Com’è stata fatta la selezione? Qualche grande escluso?
Facciamo parte di tre band che hanno fondamentalmente qualcosa in comune. Non solo a livello musicale. Intanto, ci conosciamo da tanti anni, ma non è solo questo, sarebbe riduttivo per spiegare certi tipi di legami. Parliamo però di musica. Nelle canzoni che scriviamo c’è inevitabilmente un pezzo di vita, un idea, un emozione che in qualche modo viene riconosciuta dall’altro condivisa e metabolizzata come sua. E’ quello che ci succede quanto suoniamo dal vivo, i brani perdono la paternità.
In sostanza, più che grandi esclusi parlerei piuttosto di non affini a un certo tipo di idea di base. Selezione naturale involontaria.

Di quelle atmosfere li, oggi cosa resta?
Rimane la musica. Passato e presente, presente e futuro. Siamo un continuo divenire.
Siamo il sunto di noi stessi, di tutto ciò che abbiamo fagocitato negli anni. Siamo una miscela di Nirvana e Pavese, di Fenoglio e Kyuss, di Dalla e Neil Young e possiamo andare avanti ancora, senza poi ricordare da dove siamo partiti. Questo per spiegare che non si fa musica pensando solo alla musica come non si fa cinema pensando solo a ciò che è cinema e cosi via dicendo. Attingiamo e selezioniamo, anche in modo inconsapevole, da tutto ciò che entra in contatto con noi. Ma alla fine fare musica e soprattutto suonarla rimane un gioco, serio, e come tutti i giochi ha le sue regole. Un gioco che prima di tutto, al di là dei messaggi che inevitabilmente, in questo caso, una canzone può contenere, deve prima di tutto divertire, regalare un’emozione, sia a colui che suona sia a colui che ascolta.

Siete 3 Band ma soprattutto 3 anime diverse riunite dalla stessa città, stessa scena e stesso giro di vite. Riunite oggi in questo progetto: incontro o scontro? Incontro come si fa con gli amici di vecchia data o scontro come accade quando è la rivoluzione a portare nuove cose?
Nel periodo, piuttosto lungo, che ci ha visti con le chitarre in mano nelle sale prova dello stabile, che portava il numero civico “249”, ognuno di noi, pur facendo la propria musica ascoltava anche quella dell’altro, che suonava nella stanza accanto. Tale vicinanza ci ha influenzato reciprocamente, portandoci a consolidare nel tempo uno stile musicale differente, ma allo stesso tempo affine. Questo grazie anche alla condivisione di alcuni film, di certi libri, di qualche birra, ecc…
Incontro o scontro, la domanda è già nella risposta. Come abbiamo già detto, siamo un gruppo di amici e questo ritrovo ha portato a una rivoluzione, soprattutto in noi stessi. Ossia, si sono incontrate e poi scontrate le nostre idee, ma allo stesso tempo si sono miscelate assieme portando alla luce un qualcosa di nuovo che prima non c’era.
Ma, forse, la vera rivoluzione è quella di continuare a fare musica, nonostante tutto. Senza pensare troppo alle mode musicali passeggere, senza prestare troppa attenzione nel compiacere qualcun altro. Se non fosse così avremmo già smesso.

“SULFUREA”: come mai questo titolo? Cosa c’è di tutti voi in questa parola?
Rimaniamo ancora in ambito territoriale. Viviamo in una città termale e nell’acqua calda che scorre sotto di noi è presente l’acido solfidrico. Avremmo potuto chiamarci anche H2S, ma il nome Sulfurea ci è piaciuto di più e subito, poi ha qualcosa di demoniaco, di rock. Risposta da giovani?

Ieri e oggi. I vostri brani e l’inedito “SPIO”. Domani?
Spio, scelto come singolo della compilation, scritto dalla Malora, è stato poi suonato e registrato insieme ai componenti delle altre due band. Dopo questo brano, d’accordo con Gabriele Finotti dell’etichetta discografica Orzorock Music di Piacenza, sono stati inseriti gli altri.
Domani ci saranno le canzoni che stiamo scrivendo oggi.

Una domanda sociale per chiudere: prima era la propria città a contaminare i suoni e le parole. Oggi la contaminazione proviene da tutto il resto del mondo con un semplice click. Questo secondo voi è un bene o un male? Cioè viva la globalizzazione o peccato perché si perdono le origini?
Abbiamo avuto modo di ascoltare, negli anni di formazione, ottime band provenienti da posti molto, molto lontani. Dall’America. Scherzi a parte, oltre al cantautorato italiano anni settanta, condiviso da tutti noi, l’attenzione era rivolta al Rock sempre di quel periodo, al Grunge dei novanta, ma anche ad altri generi. Allora esistevano solo i negozi di dischi e si aspettava con ansia l’uscita del gruppo di turno tanto atteso. C’era poi sempre il più figo che magari riusciva ad averlo prima degli altri, allora ci si riuniva tutti a casa sua e con l’acquolina alle orecchie ci si preparava all’evento. Ogni singola nota che fuoriusciva dalle casse veniva immediatamente incamerata e, anche dopo, quando ognuno di noi si trovava già da un’altra parte, quelle note rimanevano nella testa e risuonavano, e risuonavano. Ma questo riguarda ieri. Oggi con Internet tutto è cambiato, basta un click per avere la possibilità di entrare in contatto immediatamente con tutto un mondo, non solo musicale, in modo super veloce, cosa che prima era impensabile poterlo anche solo immaginare. Non abbiamo per questo nostalgia per il passato. La contaminazione, in fondo, c’è sempre stata, oggi si è solo più esposti. Chiaramente da tale contaminazione, se non si usano le dovute precauzioni, si rischia di essere infettati e le origini invece di essere arricchite da quello che arriva dall’esterno vengono disgregate o omologate. In conclusione, non esistono ricette in merito, tutto dipende dalla consapevolezza del dito che clicca.

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