Il nuovo disco di Silvia Conti è forse il suo vero primo disco di inediti in studio. Ma di carriera alle spalle ne ha tanta, di forme e di colori soprattutto… Da Sanremo ad oggi, oltre 30 anni a fare musica. Un nuovo disco oggi che ha dentro tutto questo bagaglio di vita consumata. Si intitola “A piedi nudi (Psichedeliche ipnotiche nudità)” questo nuovo lavoro di 10 inediti con in più 2 omaggi a due grandi pilastri della scena modiali: Patty Smith e i Beatles. Il resto non è solo pop e non è solo canzone d’autore. Finalmente il tutto si mescola in una produzione di carattere e di personalità. E se vi dicessi che un poco la voce mi graffia la pelle come faceva la Bertè? Ok bando alle ciance. Dategli orecchio.

Inizierei innanzitutto dal disco e da come si presenta. Bellissima confezione. Una tua direzione artistica?
Ebbene si, poi accuratamente eseguita, come solo loro sanno fare, da RadiciMusic Records; avevo già ben preciso in mente il progetto grafico e mi sono divertita a realizzarlo inserendo anche il personaggio di Mino l’omino che fa da legante fra le varie foto.

E poi ascoltiamo questo pop d’autore aggressivo, un poco sognante e un poco (ma poco) romantico. Chi è Silvia Conti oggi?
Romantico direi proprio di no, è un termine che non mi si addice per niente; piuttosto ironico e leggero, nel senso letterale e più impegnativo del termine, cioè un desiderio di non prendere mai troppo sul serio le cose: questa sono io oggi.

Ci sono richiami e momenti di rock però sembra quasi che ogni volta tu abbia tenuto il freno premuto. Perchè non hai mai lasciato andare il suono sfacciatamente in quella direzione?
Ogni pezzo del disco è venuto naturalmente. Si è creata una triangolazione magica tra Gianfilippo Boni (che ha registrato il cd e supervisionato gli arrangiamenti), Roberto Mangione (il “regista” musicale del disco) e me. Non c’è stato niente di costruito a tavolino, forse è per questo che il lavoro è così vario nei generi. Non è un suono sfacciatamente rock non per pudore ma perché il mio mondo non è solo quello e volevo la maggiore poliedricità possibile.

Mi colpisce il primo brani di apertura: ce ne parli? Anche il titolo è assai curioso…
Il brano di apertura è una vera e propria presentazione del disco e anche la sua giustificazione. E’ nato per caso: Roberto ha composto il giro armonico una mattina d’estate mentre eravamo a casa di un’amica (da qui il titolo), dopo averlo registrato mi ha chiesto se mi andava di metterci un testo e a me è venuto in mente di farne un recitato molto intimo; trattandosi di una cosa così personale mi è piaciuta anche l’idea di una voce di sottofondo che elencasse alcuni dei dischi che hanno fatto di me quella che sono.

Hai scelto “Tom Tom” come primo singolo. Però penso che ci siano brani assolutamente più forti dentro questo disco. Come mai questa scelta?
“Tom Tom” per me rappresenta moltissimo: nonostante sia il brano nato per ultimo esprime al meglio la necessità di questo disco. Inoltre avevo già in mente come realizzare il video e volevo fortemente che fosse una situazione corale; in effetti è venuto parecchio bellino!

In chiusura non posso non chiederti: tornando in scena, hai ritrovato “la casa in ordine”?
La mia “casa” è sempre stata in ordine, musicalmente parlando, perché artisticamente non sono mai stata inattiva; è da molti anni che non sento più l’urgenza di una carriera musicale nell’establishment ma allo stesso tempo continuo a sentire sempre presente in me la forza e il desiderio di fare musica. Sono soddisfatta e felice di questo lavoro e trovo che sia la dimostrazione che si possono fare cose belle anche lontano dalle grandi produzioni.

Comments

comments