Ricordo di aver letto una frase da qualche parte che diceva che quando i Sigur Rós suonano, anche i vulcani islandesi restano in silenzio. Di vulcani all’Autodromo Nazionale di Monza non ce n’erano nella sera del 9 luglio, ma di mari sì: quello di persone presenti e lasciate in silenzio dai tre musicisti islandesi – Jón Þor Birgisson (Jónsi), Georg Hólm (Goggi) e Orri Páll Dýrason – che si sono esibiti sul palco dell’I-Days Festival 2016 per l’unica data italiana del loro tour.

Silenzio, dunque, che cala sul pubblico fin dalle prime note eseguite dalla band e che lo accompagna per tutta la performance live, eccezion fatta per i momenti in cui quest’ultimo esprime tutto il suo entusiasmo e sostegno al gruppo per il meraviglioso spettacolo che ha davanti agli occhi.

Si comincia con Óveður, brano inedito del gruppo il cui video è uscito meno di un mese fa, con i Sigur Rós nella parte posteriore del palco, che suonano nell’ombra e circondati da una scenografia che sembra essere una sorta di gabbia di metallo illuminata. Brano che viene seguito da un grande classico del gruppo, Starálfur, e che subito crea fra il pubblico un clima di profonda emozione ed empatia. Unica pecca i bassi troppo potenti che coprono gli altri suoni, problema però che riguarda solo i primi due brani e che non intacca la magia della performance live.

Il gruppo si sposta nella parte anteriore del palco e da qui comincia un gioco di luci che riesce a conferire un’intensità ed una magia ancora più grande al live, già estremamente poetico.

Il terzo brano, Sæglopur, forse fra i più amati di quelli del gruppo, arriva come un colpo nello stomaco, seguito immediatamente da Glósóli, altro brano conosciuto e fortemente apprezzato dal pubblico. Da qui brani storici come E-Bow, Festival e Vaka si alternano a quelli tratti dall’ultimo album, Kveikur, del 2013; lavoro anch’esso molto gradito dai fan, per un gruppo che riesce sempre ad essere fedele a se stesso e alle aspettative di chi li segue.

Sentimenti profondi, dunque, quelli che vengono provati dai presenti, di amore vero per una band che si rinnova, sperimenta e riesce a portare nella sua musica un po’ della bellezza e della poesia dei paesaggi islandesi.

Il tutto arriva forte e genuino al pubblico che prima del concerto improvvisa il geyser sound (quello che la nazionale islandese faceva durante gli Europei con i suoi tifosi, per intenderci) per dimostrare la propria devozione al gruppo e l’impazienza di sentirlo dal vivo.

E quando salgono sul palco l’atmosfera si quieta, le luci – che giocano tra il blu e il rosso, il freddo gelido dei ghiacci islandesi e il caldo dei vulcani e anche della serata italiana – e i video onirici accompagnano tutta la performance e il pubblico entra anch’esso in un mood trasognante, perdendosi nella bellezza di ciò che si vede e, soprattutto, si sente.

Quando i Sigur Rós, dopo l’encore, risalgono sul palco per il loro ultimo brano e per ringraziare il pubblico con l’inchino e la scritta Takk nello schermo alle loro spalle (grazie, in islandese, ma anche titolo di uno degli album più famosi del gruppo) arriva di nuovo il geyser sound da parte del pubblico, che con tutta la propria anima comunica la gioia dell’essere presenti per questo live e per quanto si è assistito.

Quando i Sigur Rós suonano, anche i vulcani islandesi restano in silenzio e quando si assiste ad un loro live, si ha la certezza che non sia solamente un modo di dire perché di fronte ad un gruppo del genere le parole mancano, il fiato pure e il cuore pulsa sangue a milioni di battiti al secondo. L’unica cosa che si può fare è chiudere gli occhi, fermarsi ad ascoltare e godersi il viaggio, sperando che duri il più a lungo possibile.

E alla fine del concerto, la sensazione è quella di quando ci si sveglia da un bellissimo sogno: vorresti solo chiudere gli occhi e ricominciare tutto da capo.

Setlist:

Óveður
Starálfur
Sæglópur
Glósóli
Vaka
Ný Batterí
E-Bow
Festival
Yfirborð
Kveikur
Hafsól

Encore:
Popplagið

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