Si intitola “Welocome to Wasteland” l’Ep d’esordio di Serena, cantautrice italiana di stanza a Londra che ha deciso di coccolare in qualche modo il buio che aveva di dentro, di esorcizzarlo, di annientarlo tramite la sua accettazione. E forse oltre tutto questo anche la forza di tradurlo in musica con un suono assai dispotico e affascinante che non di rado si concede il lusso di intense peregrinazioni strumentali. Un disco che cerca la rinascita e la luce nonostante questa facciata scusa che mostra…

Noi spesso parliamo di Rock. E non ci riferiamo al genere in se ma piuttosto ad un’attitudine del modo di pensare alla musica. Dunque quanto rock c’è dentro questo primo Ep?

Tanto. Come avete giustamente detto voi il Rock non è solo una questione di suoni, strumenti e looks, ma un modo di vivere ed affrontare la vita.

Io in Welcome to Wasteland ce ne ho messa tanta di questa attitude. Dal dito medio alzato contro il Potente in Wild Lavender, alla scelta dell’autodeterminazione ed amor per se stessi in Streetlights.

E poi questa forma di Ep… oggi forse sta scemando appena lasciando spazio ai tanto agognati singoli, come un tempo… tu perché hai scelto questa dimensione?

Perchè era un modo molto Rock’n’roll di far uscire un progetto che contenesse un concept senza spezzettarlo in parti diverse solo perché oggigiorno l’industria discografica pretende che gli artisti, soprattutto se emergenti, puntino tutto sui singoli. Io ci tenevo a tenere queste canzoni insieme perché raccontavano una storia ed un percorso, non erano abbastanza per presentarlo come un album ed erano troppe per essere un singolo lato A e B. Ed ecco la soluzione dell’EP.

Si sta tornando alle origini? È una domanda appetitosa per tanti…

Le mie “origini” sono prettamente legate alla musica Rock anglo-americana, sono le sonorità con cui sono cresciuta ed ho mosso i primi passi sui palchi. Ma nel mio caso vorrei che il mio suono futuro includesse queste “origini” senza abbandonare i suoni oscuri e digitali di questo EP.

La composizione di queste canzoni mi lasciano sospeso: non so bene se posso spingermi ad attendere altro oppure vengo costantemente richiamato alla terra ferma… non so bene se mi sono spiegato… che mi dici?

Wasteland è un universo distopico non poi cosi lontano dalla realtà in cui viviamo. Wasteland e’ il mondo che potremmo vivere se avessimo fatto quella scelta o detto quella cosa. E’ un mondo migliore di quello attuale? o tutto sommato è meglio dove ci troviamo ora? La risposta è solo dentro ognuno di noi.

E dunque, sempre restando in tema, il vero primo disco di Serena io lo immagino come una deriva di suono, un perlustrare con maggiore maturità nuove direzioni che qui stai solo timidamente accennando… cosa mi rispondi?

Che me lo immagino esattamente cosi anche io. Ci saranno sempre testi introspettivi, suoni oscuri ed ammalianti, strumenti graffianti e synth leggeri per ricordarci che la luce in fondo al tunnel esiste sempre.

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