Sold out per la tappa del tour-evento Sotto il segno dei pesci 2018 di Antonello Venditti al Palalottomatica di Roma.

A Roma si sa, le vacanze di Natale sono l’occasione per allentare la tensione, per prendersi del tempo e per dedicarsi ad amici e amore. Non c’è dunque clima migliore per festeggiare in casa i quarant’anni di un disco iconico, musicalmente e storicamente parlando, come Sotto il segno dei pesci.

Antonello VendittiEra appunto il 1978, l’8 marzo, e un giovane Antonello Venditti cambiava la sua etichetta discografica, abbandonando la RCA per passare alla Philips, per far uscire Sotto il segno dei pesci.
Era l’anno del boom delle droghe, dell’eroina, della legalizzazione dell’aborto, del femminismo, l’anno del rapimento di Aldo Moro, delle bombe, delle lotte di piazza, degli scontri e delle licenze eroticamente poetiche.
Era l’anno giusto per irrompere nella discografia italiana con un album prima di tutto umano e poi politico.
Il successo infatti non tardò ad arrivare: 700.000 copie vendute (più l’attuale posizione nr. 100 nella classifica dei 100 dischi italiani più belli secondo Rolling Stone Italia). L’originale, parafrasando lo stesso Venditti, bomba o non bomba, si è propagato nel tempo tanto da arrivare a tutte le generazioni dalla sua uscita ad oggi.

I personaggi, il disco, sono tutti collegati tra loro da invisibili fili che riconducono alle vite degli ascoltatori in una ricerca di amore ed unità perpetua.
Francesco, l’amico De Gregori, autore con Venditti del duo Theorius Campus (da cui l’omonimo disco del 1972), diviso e riavvicinato come in un girone dantesco del purgatorio da una profonda amicizia e stima musicale.
Chen il cinese, personaggio istrionico che distribuisce marijuana ai giovani e che viene sovrastato e ucciso dall’eroina, dramma di quegli anni.
Sara e l’amore per un figlio, la lotta per l’aborto legittimo e il concetto di vita stessa.
Il telegiornale ormai diventato talk show, o forse solo show, propagatore di news ingannevoli e devianti.
Giulia e l’amore senza barriere di una femminista in grado di distaccarsi dall’amore duale uomo-donna per guardare al gentil sesso.

L’attuale versione, uscita il 21 settembre scorso, sotto l’etichetta Heinz Music/Universal Music, Sotto il segno dei pesci – 40° Anniversary edition ripercorre in due dischi le tracce rese storiche da Venditti in versione rimasterizzata insieme all’inedito Sfiga e a un mini book con foto e commenti inediti dell’artista alle canzoni.

Sotto il segno dei pesci è tout court una vera e propria opera d’arte da celebrare. Il tutto accompagnato per la prima volta da una scaletta che prevede l’esecuzione dell’intera tracklist con la storica band che lo compose (tra cui i componenti del gruppo Stradaperta).

Antonello Venditti

Ecco, fermiamo il disco per un secondo e tratteniamo il respiro. Fermiamo la giostra che gira sotto il segno dei pesci. Quella che passa accanto e fa bye bye a Sara, Chen, Giulia, Antonello, Marina e Giovanni. Osserviamo quello che era il 1978 in Italia e trasliamolo oggi.
Sotto il segno dei pesci è un reminder, una nota vocale, che deve ricordarci sempre quelle storie che oggi cantiamo come se fossero nostre, ma che in realtà abbiamo acquisito per poi annebbiarle in qualche discorso più “pratico”.
Non c’è troppa differenza, non c’è lontananza tra quei poetici e sacrosanti diritti conquistati e oggi dimenticati, persino abrogati nelle nostre vite.
I ragazzi di oggi, si sa, sono diversi. Le piazze roventi delle lotte sono lontane e non tirano più. Il Movimento è solo quello di un joystick o di una corsetta al parco. La droga è tornata di moda, irruenta e silenziosamente fragorosa nelle vite comuni.

Siamo noi Sotto il segno dei pesci, violenti nel non curarci dell’oggi e teneri nel cullarci nei nostri beni conquistati da lotte lontane, di nonni e genitori stanchi di inseguirci.
Per questo, e mille altri motivi, questo disco non deve essere scordato e non può non essere cantato tutto d’un fiato. Non può essere e non è solo un eco di quel 78.
È, e sarà sempre, un inno al gettare il cuore oltre l’ostacolo.
Ieri come oggi cerchiamo solamente amore ed unità. E tutti noi meritiamo sempre un’altra vita più giusta e libera.

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