Sea Of Disorder

Sea Of Disorder

We all know this world is so much big and dispersive that a man, when he’s alone, could feel just like a drop in a ocean. But the thing you maybe didn’t know is that when men are two and, most of all, they’re tight by a very special connection… together they’re a sea. A Sea of Disorder, to be more precise: this is the name of an interesting duo from Salzburg, whose music is hard to confine in a specifical genre. SoD are post-rock, that’s for sure, but they’re also ambient, with gloomy injections of doom and soft brushstrokes of dream pop; give this music a name seems like to trivialize it.
Sea of Disorder are two young virtuosos (Robert Czeko works on guitar, bass, FX and artworks; Christian Hubmann plays drums, bass, keyboard and guitar) which gave birth to a namesake EP: it is composed by four tracks, each one different from the others but invisibly linked to them.
The EP starts with the first of three chapters; it’s admirable to see that tracks are called “chapters” as if we’re reading a book, and the atmosphere Sea of Disorder give us since the first seconds is the same we could breath diving in a fantastic tale.
The first track is Chapter I – Frozen Tide, that receive us with a very dark intro, suitable for a good horror movie soundtrack: voices and reverberated sounds increase note by note until they explode into the distorsion of a guitar well-tuned with the drums.
The second song, Wor-Ship, is a sorta interlude (it’s the only one which is not a chapter). It is the result of a mix between rustles, whispers and confused sounds: it leaves listeners in a state of precarious balance. There, Sea of Disorder are almost tell us to wait, to surrender ourselves and be ready for the third track.
Chapter II – And From The Deep Gloom Came The Stillness Before The Storm To Crush Upon The Sea And To Awake The Secluded Conqueror is not just the longest title of the EP (and maybe one of the longest musical titles overall!); it is the most complete/complex track too, by virtue of the presence of a lot of instruments – riff of the bass is really mellow, it enhance the great beauty of this song – and a growled voice, on the final part, that gives this track a brutal metal taste.
The end of the EP is signed by Chapter III -Reinvigoration / Thalassophobia. A latin idiom says “Nomen omen”, that sounds like “destiny is in the name”: no other phrase fits more than this to identify a song that is energizer and vitaminic but, at the same time, shady and fragile like a phobia. Listen to it, and you will pass 13 minutes and 14 seconds of your life fluctuating into a boiling magma of different sensation, between a sick drum fill and a powerchord, an ambient sounds carpet and a choleric growl.

After the first listening, we’re strongly convinced that Sea of Disorder is a name to jot down and never forget: we’ll hear talking about them more and more. Good luck to this deserving artists!

VERSIONE IN ITALIANO

I Sea of Disorder ci insegnano a nuotare controcorrente: tuffiamoci assieme nel loro EP!

Sappiamo tutti che questo mondo è talmente grande e dispersivo che un uomo, quando si trova da solo, non si sente altro che una goccia in un oceano. La cosa che forse non sapete però è quando gli uomini sono due e, soprattutto, quando sono uniti tra di loro da una connessione molto speciale… assieme formano un mare. Un mare di disordine, per essere più precisi.
Sea of Disorder, questo il nome di un interessante duo proveniente da Salisburgo, la cui musica risulta difficile da collocare all’interno di un genere specifico. I SoD sono post-rock, è ovvio, ma sono anche ambient, rivelano cupe iniezioni di doom e lievi pennellate di dream pop; dare un nome alla loro musica equivarrebbe quasi a banalizzarla.
I Sea of Disorder sono due giovani virtuosi (Robert Czeko si occupa di chitarre, basso, FX ed artworks; Christian Hubmann suona basso, percussioni, tastiere e chitarre) che hanno dato alla luce un omonimo EP: l’album è composto da quattro tracce, ognuna diversa dalle altre, eppure tutte invisibilmente incatenate tra loro.
L’EP inizia con il primo dei quattro chapters; da ammirare il fatto che le tracce siano state chiamate “capitoli”, come se stessimo leggendo un libro, e difatti l’atmosfera che i Sea of Disorder ci regalano sin dai primi istanti è la stessa che respireremmo immersi in un racconto fantastico.
La prima traccia s’intitola Chapter I – Frozen Tide, e ci accoglie con una intro dark degna di far parte della sountrack di un film horror che si rispetti: voci e suoni riverberati accrescono nota dopo nota fino ad esplodere nella distorsione di una chitarra perfettamente intonata al ritmo della batteria.
Il secondo brano, Wor-Ship, è una specie di interludio (l’unico a non essere un chapter). Esso il risultato di un mix di fruscii, sussurri e suoni confusi che lasciano gli ascoltatori in uno stato di equilibrio precario. Qui, i Sea of Disorder ci stanno consigliando di aspettare, di lasciarci andare per un po’ e prepararci alla terza canzone.
Chapter II – And From The Deep Gloom Came The Stillness Before The Storm To Crush Upon The Sea And To Awake The Secluded Conqueror non vanta solo il primato di titolo più lungo dell’EP (ed è forse uno dei titoli musicali più lunghi in generale!); è anche la traccia più completa/complessa dell’album, in virtù della presenza di molti strumenti – il suadente riff del basso accresce il livello di bellezza di questo brano – nonché di una voce growlata, verso il finale, che aggiunge al pezzo un sapore brutal metal.
La fine dell’EP è segnata da Chapter III -Reinvigoration / Thalassophobia. Una locuzione latina recita “Nomen omen”, che suona più o meno come “il destino è insito nel nome”: nessun’altra frase sarebbe altrettanto adatta per identificare un brano che è vitaminico, energizzante, ma allo stesso tempo fragile ed ombroso come una fobia. Ascoltatelo, e passerete 13 minuti e 14 secondi della vostra vita a fluttuare immersi in un magma bollente di sensazioni, tra un folle fill di batteria ed un powerchord, uuun tappeto di suoni ambient ed un growl collerico.

Dopo il primo ascolto, siamo fermamente convinti che Sea of Disorder sia un nome da annotarsi e non dimenticare: sentiremo a lungo parlare di loro. Buona fortuna a questi talentuosi artisti!

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