Kutso

Soul Kitchen, accogliente locale non lontano da San Lorenzo, propone dal 6 aprile una simpatica iniziativa, la Spaghetti Unplugged, idea di Davide, che ospita vari gruppi tenuti ad esibirsi nella modalità acustica. Stasera, 11 maggio, é la volta dei Kutso! Apre la serata Gianmarco Dottori, per chitarra e voce. Il cantautore presenta i suoi brani iniziando con un tributo a Franco Califano. Voce roca e chitarra ritmata in tempi dispari, cappello e camicia a quadretti, autentico accento romanesco, Gianmarco ci sorprende e cattura in pochi secondi, poi prosegue con… Merda e merendine, celebrazione di un fresco trentenne del se stesso ai tempi dell’infanzia. “Ma cos’è che mi faceva re?” canta Gianmarco con un finto tono allegro. Elegante semplicità per il giovane cantautore che ci ripromettiamo di tener d’occhio. Ah… Come finisce il brano? Semplice: a 30 anni per fortuna si fanno le stesse cose che si facevano a 10, ed é questo che ci fa re. Gianmarco chiude con un secondo ed ultimo pezzo ispirato da una fidanzata che a suo tempo lo lasciò. In romanesco, ironico ed originale, sciorina testi che non si possono ascoltare senza sorridere. Bravissimo Gianmarco che Il 24/5 sarà all’Auditorium Parco della Musica.

Cosa altro dire di un celebratissimo (a ragione) gruppo oltre a citare una nostra recente intervista che ne esplora le ragioni e la filosofia, nonché la genesi dell’album d’esordio Decadendo (su un materasso sporco)?
http://www.100decibel.com/wp/decadendo-verso-il-successo-e-il-segreto-che-ci-rivelano-gli-eclettici-kutso/

Kutso

Intanto stasera siamo ansiosi di conoscere la modalità acustica dei Kutso che sono, se servisse ricordarlo, Matteo Gabbianelli: Voce, Donatello Giorgi: Chitarra, Luca Amendola: contrabbasso elettrico, Simone Bravi: Batteria (che oggi consiste in un cartone da pizza, un campanaccio e due piatti). Matteo salta sul palco alle 23.30 e parte con un testo ad improvvisazione con cui presenta i suoi tre compagni di band. Donatello addirittura ostenta un costume da Batman… un po’ fatto in casa. Un numero da cabaret per una intro totalmente nuova. La sala ormai é strapiena, e in tanti sono fuori a guardare attraverso le vetrine. La temperatura sale subito con Via dal mondo, testo di allegra protesta contro la società pigramente arroccata in convenzioni e convenienze comode e senza senso. ‘Siamo un mare di disperati’ per il secondo pezzo, dai falsetti ben calibrati con l’aiuto della componente spettacolare di Matteo che salta, balla e recita senza perdere un colpo e con un fiato eccellente. Lancia la felpa che frana sulla scaletta dei brani, la sposta per leggere, fa celia con il nostro fotografo che ormai é costretto ad acrobazie per riuscire a seguirlo, ed inizia Lo sanno tutti. Brano dopo brano sento l’ereditá migliore di un tal Ivan Graziani, ruvido abruzzese dall’ironia lacerante e dal criptico romanticismo. Qui l’ironia c’é tutta, il romanticismo é assente giustificato, ed il falsetto che spunta qua e lá nella voce di Matteo Gabbianelli é la coerente perfezione nella continuitá del messaggio. L’energia crepita ed il pubblico canta con il dinamico frontman. Ironici, graffianti, ruvidi, pericolosi, ci aspettiamo sempre che i Kutso possano fare di tutto in ogni momento. Mentre lo penso (sono proprio sotto il palco) Matteo mi lancia accanto una bottiglietta d’acqua che non riesce ad aprire. La apro io e gliela passo, prima che lui inizi saltellando Non servono. Ormai fuori dalle vetrine ci saranno piú di 50 persone che guardano. Matteo ci fa alzare le mani e ride: tutti obbediscono (pure fuori) e lui dice che chi passa all’esterno penserà che ci sia una rapina, poi ci filma col cellulare e attacca Questa società. Scherzano, fanno i clown, i Kutso, ma sono competentissimi e professionali. La cover di Amor Perduto, gridata e strappata, con l’inciso ironico di Donatello-Batman che si improvvisa tenore, é un pezzo di bravura. A metà di E mi eccito si rompe una corda di chitarra, e mentre Donatello la cambia Matteo continua a cantare sul basso improvvisando i versi. Dobbiamo ammetterlo: mai vista una cosa simile. L’improvvisazione va così bene che i ragazzi continuano pure a corda cambiata. Arriva Perso, su uno slow rock che ricorda i pezzi dei primissimi anni 60, un bel banco di prova per la voce versatile di Matteo.

Call center é dedicata all’operatrice 103, sostituta di un affetto in carne ed ossa, ahimè, ancora assente. Ma quale rockstar, testo ironico sull’illusione di essere famoso. ‘É meglio se accendi un mutuo”, é tardi ormai, hai perso anche l’ultimo treno’. Un blues metà italiano metà inglese? Stai morendo. Si divertono questi ragazzi. Kutso, se é vero! E si vede. Alè!!!!
Uscendo, li vediamo rilasciare un’intervista lampo a notte fonda sul marciapiede fuori del locale mentre rumorose saracinesche di ristoranti scendono, ed i quattro hanno ancora l’energia di far battute su una birra da 11 gradi … o 11 birre da un grado. Inimitabili, perciò… inutile provarci!

Abbiamo ascoltato:
Intro
Via dal mondo
Siamo tutti buoni
Bluff
Compro una tv (non eseguita)
Lo sanno tutti
Tre anni
Non servono
Questa società
Marzia
Precipiti più giù
Canzone dell’amor perduto (cover Fabrizio De Andrè)
E mi eccito
Perso
Ma quale Rockstar?
Call center
Stai morendo
Alè
Eviterò la terza età
Aiutatemi
I wanna be

Ringraziamo Soul Kitchen di Via dei Monti di Pietralata 24/26 (Roma) per averci ospitati, la Spaghetti Unplugged, e Safe&Sound per l’assistenza.

Per saperne di più:
Kutso: http://www.kutso.com
Gianmarco Dottori: https://www.facebook.com/pages/Gianmarco-Dottori-OFFICIAL-FACEBOOK-PAGE/225116257519013
Soul Kitchen: http://www.facebook.com/pages/Soul-Kitchen/199640023410813
Spaghetti Unplugged: https://www.facebook.com/spaghettiunplugged?ref=ts&fref=ts
Safe & Sound: http://www.safeandsound.it/

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