C’è un legame particolare che unisce la band scandinava con la Città Eterna, nonostante siano passati ormai molti anni dalla loro ultima esibizione capitolina, vuoi per l’inevitabile riferimento all’omonima pellicola Felliniana che il loro nome porta in dote, o semplicemente perché fu proprio a Roma – come ricordato dallo stesso Satyr durante il concerto – che per la prima volta il pubblico si mise a cantare spontaneamente la parte strumentale della loro celebre Mother North.

Il leader della band norvegese, da tempo ormai con un look prossimo più ad Andrew Eldritch dei Sisters Of Mercy che al prototipo del demone black metal, non manca di ricordare quanto questa cosa lo colpí a suo tempo, ed ancora è visibile il suo stupore ogni volta che la numerosa audience convenuta trasformi personali inni pagani in canti corali da battaglia o, volendo essere un filo meno prosaici, in semplici cori da stadio.

Ci sono poi due aspetti che ci tengo a sottolineare: il primo riguarda il luogo, ovvero il Largo Venue, posto salito alla ribalta solo di recente per live con nomi di richiamo, ma soprattutto uno dei pochi posti in città che si possa fregiare del titolo di venue, per capienza e qualità dell’acustica.

Altro punto a favore riguarda gli orari, e per una volta sembra davvero di stare in Europa: band di supporto che apre prima delle 20 (i Suicidal Angels, dignitosa band greca dedita ad un thrash metal ortodosso, tutta potenza e dedizione ai dettami del genere senza strafare), mentre i SATYRICON salgono sul palco una manciata di minuti dopo le 21, pronti a randellare anima e corpo dei convenuti ma con stile e progressioni cangianti di ritmi e accordi, partendo dagli abissi che intrecciano psiche e storia, ovviamente con buona parte della scaletta composta da brani dell’ultimo Deep Calleth Upon Deep (tra cui, guarda caso, pure ‘The Ghost Of Rome‘), ma anche dall’ottimo ‘The Age Of Nero‘, con la consueta visione del mondo virata in nero pece.

Qualche intromissione elettronica per ricaricare la tensione, finendo per sprigionare le furie iconoclaste presenti in ‘Now Diabolical’ e proseguendo il proprio viaggio a ritroso fino agli albori furenti di ‘Dark Medieval Times‘, per il visibilio belligerante e un tripudio di corna alzate al cielo…

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