Noi parliamo di “rock”, lo sapete… ma il rock spesso trova declinazioni più spirituali che estetiche e di forma. E in luogo delle distorsioni, hanno una ragione ugualmente concreta i respiri e le digitalizzazioni, anche quando suonano pop come nel bellissimo disco di Sasha Vinci, “Mercurio”, lavoro che nasce dalle trame figurative di un artista visionario che affida la sua penna e le sue visioni al suono di Vincent Migliorisi. Il connubio narra dell’uomo, della sua estetica umana, spirituale ed effimera. Il totale cambiamento, il mercurio che ne misura la ratio, sembra lasciare adito a mille altre chiavi di lettura difficilmente sintetizzabili. Un disco di filosofia individuale ma anche di rock quotidiano, tornando a declinazioni di rock che porta con se l’uomo prima ancora che della forma.

Noi parliamo di “rock” pensando molto al modo di pensare alla musica e alla forma libera dell’espressione. Secondo te “Mercurio” dunque puoi considerarlo un disco di “Rock”?

Se per Rock si intende uno spirito indipendente e libero, con un approccio coraggioso alle situazioni avverse, un animo creativo che con forza ambisce a superare gli ostacoli, allora “Mercurio” filosoficamente è sicuramente Rock. Fin da subito lo abbiamo immaginato come una “creatura” fluida che abbraccia generi musicali differenti, che sfugge dalle classiche etichette di stile, per vivere ed attraversare il mondo con la propria personalità. 

L’uomo e le sue mutevoli fragilità. Quanto devi alla tua osservazione biografica e quanto invece all’osservazione degli altri?

Il mio occhio incontra e si fonde con lo sguardo dell’altro. Queste due visioni sono la linfa che alimenta la mia ricerca, insieme si mescolano e si influenzano, generando qualcosa di unico e condiviso. “Mercurio” è un album da cui emergono tutte le fragilità umane, le luci e le ombre che avvolgono la nostra contemporaneità.

Il suono di Vincent Migliorisi ha prodotto un finale vicino alle tue aspettative?

Quando con Vincent Migliorisi abbiamo creato gli arrangiamenti per l’album “Mercurio”, le idee erano molto chiare sulle sonorità e la linea stilistica che volevamo seguire. “Mercurio” non è stata la prima esperienza, in passato abbiamo condiviso diversi progetti, che nel tempo hanno rafforzato e personalizzato la nostra collaborazione. Per le canzoni dell’album immaginavo una dimensione tagliente, elettrica e acustica; suoni densi e concentrati, ma allo stesso tempo liquidi come il mercurio. Vincent ha saputo perfettamente cogliere e decifrare queste esigenze, ha soddisfatto le mie aspettative. Oggi “Mercurio” si presenta con una sua personalità, un suo carattere, che adesso voglio continuare a far evolvere e sviluppare attraverso nuovi progetti.

Anche questo modo di procedere e di pensare al suono secondo te è “rock”? Come vedi la contaminazione e l’incontro?

Contaminazione, sperimentazione e collaborazioni tra discipline diverse sono la forza vitale che caratterizza il mio percorso umano ed artistico. Sotto il punto di vista stilistico, dunque, non mi sento di appartenere ad un genere specifico, ma di attraversare diversi stili. In “Mercurio”, infatti, si alternano atmosfere elettroniche, wave, rock, pop e folk. Un giorno senza ore, ad esempio, è una ballade d’autore; Non ho paura ha sfumature new wave anni ’80, con un refrain che ci riporta a una dimensione pop-folk, invece Castelli di rabbia ha una matrice riconducibile al power trio rock.  

Dal vivo come si mostra “Mercurio”?

Suonare “Mercurio” dal vivo era, inizialmente, un’idea lontana dalle mie intenzioni. In origine l’esigenza era quella di creare l’album e di concretizzare il progetto, dando libero sfogo alle parole e alla musica, ricercando, senza ostacoli, nuove forme espressive. Ora tutto sta cambiando: ho già iniziato ad immaginare una live performance dove far convergere i linguaggi che caratterizzano e identificano la mia ricerca. “Mercurio” incontrerà il pubblico con una veste diversa rispetto alle incisioni dell’album e sono convinto che da questa esperienza si apriranno nuovi orizzonti. 

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