Sara Piolanti è sorella d’arte. Ma Giulia Piolanti è una circense del Cirque du Soleil e la vediamo nel bellissimo video di lancio di un disco che regge il gioco sul piano tecnico e qualitativo. Partiamo da questo per presentarvi l’esordio intimo e cantautorale dell’a ex regina dei New Cherry che arriva oggi a parlare di se e della sua visione elettrica della vita. Si intitola “Farfalle e Falene”, grigio di pensieri, nero di introspezione e poi c’è quella luce che un po’ fa pensare al digitale e un po’ a stati d’animo in equilibrio eterno tra l’essere e l’apparenza. Insomma Sara Piolanti sforna un bellissimo lavoro di grunge, di rock, di canzone d’autore, di buona conferma che la scena indie italiana è ricca ancora di buone anime ispirate. Non leviamo l’attenzione dal sound graffiante e non perdiamo di vista i testi. Anche lì c’è tantissimo gusto di suono e di significato. In rete il video “Muore di me”

Ascoltando il tuo disco: Sara Piolanti urla per liberarsi, si nasconde per difendersi o resta in bilico per osservare?
Un po’ di ogni cosa..quest’album in particolare è stato per me una sorta di valvola di sfogo ma anche uno scudo per proteggermi dai miei fantasmi,dai miei mostri,dargli una forma per capirli e affrontarli meglio e al contempo un’occasione per osservare e riflettere sul fuori e dentro di me.

Un po’ come il mitico Lenny Kravitz: perché la scelta di suonare tutto in prima persona?
È stata una scelta quasi obbligata,nel senso che negli ultimi anni mi sono dedicata a progetti che mi hanno portata spesso a lavorare da sola ed è stata un’esperienza che è finita col diventare un’attitudine a cui non ho voluto rinunciare neanche per quest’album. E’ stato anche un modo per conoscermi più a fondo e semplicemente per cimentarmi e divertirmi in qualcosa di nuovo usando una modalità diversa da quanto fatto fin ora.

Secondo te oggi che tutto è possibile, quali sono i canoni della buona musica?
Definire la buona musica significa automaticamente definire anche quella cattiva e io non mi sento in diritto di farlo,quello che è buono per me può essere cattivo per qualcun altro e viceversa. Parto comunque dal presupposto che chi si definisce un buon musicista sappia che non basta desiderare di esserlo,la musica richiede idee,sensibilità,dedizione e costanza e queste sono le necessarie basi di partenza,in effetti non così ovvie nell’era dei reality e dei talent.
Quella che mi sembra essere oggettivamente buona o cattiva è più che altro la gestione della musica,gli intenti che le si danno,gli spazi e i canali in cui è da un lato relegata e dell’altro presentata e diffusa in una heavy rotation spesso quasi indigesta che lancia stelle a velocità supersonica ma che nella maggior parte dei casi si rivelano meteore a breve raggio.
Ho l’impressione che la musica abbia subìto una sorta di virata da popolare a populista e credo che oggi sia questa una delle caratteristiche principali che distinguono quella buona da quella cattiva.

“Farfalle e falene” è un disco figlio di questo tempo o del tuo passato?
Il passato,che lo vogliamo o no,fa parte di noi e ci condiziona in qualche modo,è la base di partenza ma anche la promessa e la sfida del futuro,il metro di paragone che permette di evolversi. E anche Farfalle e falene è figlio di questo principio ma allo stesso tempo riflette ciò che vede e sente qui e ora,come da un punto di osservazione raggiunto e conquistato dopo un lungo viaggio.

Tra tutte mi piace tantissimo “Io ero”: autobiografia di qualche momento?
Sì Io ero rappresenta un momento che è stato un po’ uno spartiacque nella mia vita, un periodo difficile e doloroso che però come spesso succede ha aperto un varco dentro al quale ho scoperto cose di me che non immaginavo e che ha segnato l’inizio di qualcosa di nuovo. Sembra una frase fatta ma è vero che spesso è necessario perdersi per poter ritrovare sè stessi.
“Ero chiusa come una ferita” perchè una ferita racconta silenziosamente tante storie,a volte dolorose,a volte sanguinando e spesso promette una cicatrice con cui fare i conti tutti la vita.

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