Prima regola da condividere per poter leggere quanto segue: accettare l’esistenza di universi paralleli.

Eh si perché la location sulla carta era il Teatro Quirinetta di Roma, ma dopo quello che è successo l’altra sera non sono più sicura che ci si trovasse effettivamente nella capitale, credo piuttosto di essere stata teletrasportata da qualche parte nel Tennessee, o nel Texas, non saprei dire con certezza… forse avrei dovuto chiedere questa informazione a quel tipo con la camicia e il cappello da cowboy che masticava gomma appoggiato al muro della sala. Non vorrei sbagliarmi ma credo di aver visto anche un toro meccanico pronto per una gara/rodeo. Non sto vaneggiando, è quasi tutto vero!

A scaldare l’atmosfera alla grande ci hanno pensato i Sons of Bill, un gruppo formato da tre fratelli (i figli del Signor Bill per l’appunto) più due elementi non consanguinei. Già con loro l’antifona della serata era chiara, i circuiti di tutti noi si sono messi in moto e a produrre quantità significative di endorfine. Non per niente Ryan Bingham è uno che sa il fatto suo, non ha nulla da dimostrare, prende la sua chitarra, il cappello con la piuma e poi ti sfida con un sorriso smagliante: puoi rimanere indifferente alla sua musica? Impossibile, perchè il toro meccanico è lui!

In questa circostanza il fatto che abbia anche ottenuto un Oscar per la colonna sonora del film The Weary Kind appare solo come un dettaglio quasi irrilevante (però intanto lo ha vinto!), il tipo in questione ha la stoffa per fare grandi cose.

La setlist della serata:

–       Dollar a day
–       Top shelf drug
–       Tell my mother I miss her so
–       Snow falls in June
–       Radio
–       The Poet
–       Hallelujah
–       Nobody knows my trouble
–       Adventures of you and me
–       My diamond is too rough
–       Broken heart tattoos
–       Southside of heaven
–       Rip this joint
Encore
–       Sunshine
–       Bread and water

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