Charlie Risso…inevitabile il fascino di una cantautrice che ad oggi punta a diventare la nuova Joan Baez tutta italiana anche se dalla sua, e questo esordio lo dimostra, il rispetto e la sfacciata propensione alle radici di una certa cultura folk dialogano assieme ai suoni di oggi, alle scelte che contaminano oggi la musica del domani. Insomma se da una parte “Ruind of Memories” ha tratti che spaziano ovviamente nel folk del Greenwich Village della fine anni ’60, è anche vero trovarsi di fronte ai Beatles piuttosto che a scenari post-atomici digitali (anche se il termine è assai esagerato rende però bene il concetto)…se quindi da una parte Charlie fa sfoggio di brani come “Ash and Arrow” dall’altra la stessa Charlie ci canta “The Road”…nello stesso disco, ma agli antipodi…eppure la vena e la radice è quella, la personalità di Charlie resta forte e non si potrà mai dire il contrario. Come esordio non solo è efficace ma credo che resterà solo il primo capitolo di una lunga serie di eventi firmati Charlie.

Dicci la verità: nel tuo armadio che vestiti ci sono?
Ah ah sono la regina dei vestitini a fiori svolazzanti e dei boots!A mò di “io ballo da sola” ve lo ricordate?

Parlando di ispirazioni e citazionismi: ascoltando “Superior” ho ritrovato i Sodastream. E quindi il folk nelle mani di australiani. E tu come la vedi?
Che bell’accostamento, ne sono lusingata!Forse in questo disco mi è mancato un pò di pianoforte…Magari nel prossimo disco…

Che poi i Beatles sono ovunque…paradossalmente anche in tradizioni più antiche di loro…non trovi?
Che bach si sia ispirato a mccartney?

“The road”, riferimenti letterari a parte, ha un guizzo psichedelico. Come mai questo “trauma” nel design? Che poi il disco è figlio del mondo digitale…
È nato in un tempo in cui il computer è più o meno il centro delle nostre vite ma non riesco a pensarlo come figlio del mondo digitale. le madri e i padri di queste canzoni abitano un altro tempo, e se tecnicamente è stato registrato su hard disk è perchè siamo nel 2017. quanto all’elettronica, ci sono un paio di tastiere che sono state programmate dal mio produttore ma la scelta è stata di puntare su strumenti veri e suonati senza troppo taglia e cuci (un’altra malattia dei nostri tempi, fino a relativamente poco tempo fa se una take era buona andava nel disco nonstante qualche imprecisione, oggi si tende ad analizzare ogni nota e non sempre è un vantaggio).

Parlando di produzione. Come avete lavorato a questi suoni? Sinceramente mi aspetterei di vedervi chiusi in una vecchia cascina di campagna, con qualcosa di buono da bere e qualche microfono sapientemente posizionato a riprendere il mood live che vien fuori d’istinto…eppure?
Se questa è l’immagine che il disco ti porta alla mente non posso che esserne felice! in realtà il vino non è mancato e il nucleo centrale (voce, chitarra acustica, basso e batteria) l’abbiam suonato live, poi non tutto quel che senti nel disco è live, c’è stata molta produzione aggiuntiva e alcune canzoni sono state completamente rifatte. l’idea iniziale era però abbastanza simile a quella che ti sei immaginato. riguardo all’istinto: voce e chitara di “the road” sono la prima take in assoluto, l’ho poi ricantata altre volte ma quella prima versione aveva qualcosa di speciale, ed è finita nel disco.

E parlando di questo mi vengono in mente nomi come i Fleet Foxes o Bon Iver. Che c’entra? Non so, l’ascolto e l’istinto mi hanno portato a questo…secondo te in qualche modo hanno “messo del loro” in tutta questa grande musica che ci regali?
Beh intanto grazie, son due nomi che non possono che farmi piacere se accostati alla mia musica! se ci abbiano messo lo zampino non saprei, direi non più e non meno di quelle centinaia di dischi che amo e che vivono dentro me.

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