Si chiude all’Auditorium Parco della Musica di Roma il Tour Roma è de tutti di Luca Barbarossa.

Passame er sale er sale fa male
Passame er tempo er tempo non c’è
Passame armeno i momenti che ho vissuto co’ te
Passame er vino lo mischio cor sangue
Passame i sogni je metto le gambe
Passano stelle che inseguono er giorno
E nun sanno dov’è
(Passame er sale)

Luca BarbarossaApre così Luca Barbarossa la seconda delle due date romane alla Sala Petrassi.
Proprio da quel Sanremo che lo ha visto alla ribalta con la sua Passame er sale, Barbarossa indirizza il suo spettacolo insieme agli eccelsi Francesco Valente alla chitarra, Maurizio Mariani al basso, Alessio Graziani alle tastiere e Piero Monterisi alla batteria.

Dopo l’intro sanremese si parte con i nuovi brani di Roma è de tutti, disco uscito lo scorso 9 Febbraio per la Margutta 86 Srl, con Comme stai, La dieta e Roma è de tutti.

E già dopo il secondo pezzo si intuisce che non sarà un concerto come tanti. Spettacolo, per l’appunto, troppo riduttivo chiamarlo concerto. Ci sono gag, racconti di Roma e di vita, personaggi degni di Sordi e Totò, il dialetto romanesco del miglior Lando Fiorini (a cui tra l’altro il disco strizza l’occhio), storie d’amore e di passioni motociclistiche. Ma come si dice spesso “a Roma se magna, se beve e se dorme bene” e allora dopo La dieta c’è La pennica.
Cibo, risate, colore, divertimento, c’è tutto nel concerto di Luca Barbarossa. Persino uno spazio per suo meccanico, degno conoscitore de La mota. Si, perché la moto non è per tutti, la mota si.
E poi Tutti fenomeni, quelli del Bar dello sport di Benni o del toto allenatore della Roma, quelli della fantapolitica e della chiacchiera dialettale sul sindaco di turno. O Via da Roma quando in realtà da Roma non riesci ad andarci mai via.

Luca BarbarossaPiccolo break e lo show riprende. Stavolta si torna indietro partendo sempre da Sanremo.
Era il 1981 e Barbarossa partecipava con Roma Spogliata (brano scritto sui banchi di scuola durante l’ora di italiano, ndr). E ancora Come dentro un film, altro brano sanremese, L’amore rubato e Ali di cartone.
Nel finale un po’ di carezze al cuore con Luce, Portami a ballare, Le cose da salvare e Via Margutta.

La serata volge al termine leggera, elegante nel suo stile ma soprattutto ricca nelle sonorità del live.

 

In definitiva uno spettacolo unico nel suo genere, pregno di catartica romanità, crescente amore per quei personaggi e quelle storie che di Roma ne fanno un posto unico e magico. Un evento curato nei dettagli, intimo, dove il vero motore è la musica, tra le sue note e nelle sue parole. Quella che sintonizza come un dialetto tutti sulla stessa lunghezza d’onda, capace di fare di una città ancora un modello di vita e di gioia.
Però, in fondo, come l’apertura di serata, anche se il sale fa male è l’indispensabile a dar sapore e colore alla nostra quotidianità.

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