Oggi è il grande giorno: l’Election Day. Una delle campagne più brutte e tristi della storia americana sta per finire e diciamocelo, comunque andrà non sarà un successo.

Dopo Obama, di cui si può pensare quello che si vuole ma non che non sia stata una personalità forte, siamo di fronte a due candidati che fanno a gara a chi fa allontanare di più la gente dal voto. Hillary Clinton aspettava il suo turno, ma ci è arrivata debole dopo la lotta con Sanders, ricco di contenuti e messaggi nuovi soprattutto per l’America.

Dopo aver perso con Obama, lottato strenuamente con Sanders, chi si ritrova davanti la Hillary?? Il candidato più improbabile di sempre: Donald Trump. Quello dai capelli arancioni, quello che ha elevato il populismo all’ennesima potenza, quello che parla per slogan e battutacce. Ma il candidato più improbabile del mondo sta dando del filo da torcere alla candidata più scontata del mondo. Non si sa chi vincerà, ma in questo clima di incertezza tanti nomi della musica hanno sentito il bisogno di schierarsi e di farlo per la quasi totalità contro Donald Trump e le sue politiche controverse.

Vedremo chi vincerà, da parte nostra possiamo fare un appello ad entrambi dato che uno è ossessionato dai messicani e l’altra è ossessionata dalla Russia: possiamo evitare guerre per favore? Grazie!

Vediamo chi sono i 9 artisti rock contro Trump e chi è quello in forse!

1. Bruce Springsteen

Bruce Springsteen fu costretto a scendere in campo politicamente ai tempi di Ronald Reagan. Il candidato repubblicano di allora, infatti, decise di usare Born in the USA per la propria campagna elettorale e di citare Bruce Springsteen come di uomo reaganiano. Capisco che noi italiani possiamo fermarci al ritornello e non capire il testo delle canzoni, ma almeno gli americani pensavo conoscessero la propria lingua. Comunque, Il Boss non gradì affatto e si schierò apertamente a favore del partito democratico di cui era da sempre sostenitore.

Da quel momento ha partecipato attivamente a varie campagne elettorali fino ad arrivare ieri sera alla chiusura della campagna elettorale di Hillary Clinton. Di particolare impatto per lui è stata l’ascesa di Trump che usa propaganda e demagogia per fare presa su quella classe operaia protagonista di tante canzoni del Boss.

2. REM

I Rem si sono arrabbiati con Trump per aver usato It’s the End of the World as We Know It (And I Feel Fine) in campagna elettorale. Hanno infatti scritto sul loro profilo Facebook di non autorizzare o gradire l’utilizzo della loro musica durante eventi politici di qualsiasi natura.

Hanno anche ricordato a Trump che esiste una legge che per ora è ancora valida: quella sui diritti d’autore. “Non usare la nostra musica o la mia voce per la tua idiota campagna elettorale“, ha rincarato Michael Stipe. Per essere chiari.

3. Niel Young

Anche Niel Young non ha gradito l’utilizzo di Rockin’ in the Free World usata da Trump durante la sua campagna, ma ha utilizzato l’evento per una riflessione più ampia.

Young, da sostenitore di Sanders, ha scritto che la musica è un linguaggio universale e se persone anche lontane dal suo pensiero la apprezzano, lui non può che esserne contento. Questo però non cambia il fatto che se gli avessero chiesto di utilizzare la sua musica in un evento politico, avrebbe rifiutato.

Il motivo sta nel fatto che non crede in generale nella politica appoggiata da grandi corporazioni e dai media. Ma crede nelle persone per le quali scrive canzoni che non sono invece per i candidati. Insomma, contro Donald sì, ma di certo non così a favore di Hillary.

4. Rolling Stones

Una cosa comincia ad essere chiara: Donald Trump ama il rock, ma il rock non ama lui.

Dopo REM e Niel Young fa arrabbiare anche i Rolling Stones di cui ha utilizzato ben tre canzoni: Start me up, You Can’t Always Get What You Want e Sympathy for the Devil.

Anche loro hanno fatto sapere di non aver dato il permesso per il loro utilizzo e hanno intimato di smettere di utilizzale immediatamente. Insomma, Donald, non puoi avere sempre quello che vorresti. Te lo avevano detto.

5. U2

Durante uno show a San Francisco, Bono smonta in un dialogo immaginario con Donald Trump, gli slogan che hanno continuato ad essere ripetuti durante la campagna elettorale: “Costruiremo il muro al confine con il Messico”, “Il sogno americano è morto”, “Renderemo l’America di nuovo grande”.

Il messaggio degli U2 e di Bono è chiaro: Trump è la peggiore idea che l’America potesse avere.

6. Tom Morello – Rage Against The Machine

Il chitarrista dei Rage Against The Machine si è apertamente schierato contro Donald Trump per le sue politiche in materia di immigrazione, politica estera e per le sue esternazioni nei confronti delle donne.

“Quando parla di immigrazione sembra un segregazionista della prima ora. Quando parla di politica estera sembra uno spara napalm della prima ora. Quando si tratta dei problemi delle donne sembra faccia parte di una setta di strupratori. Insomma, vediamo di non eleggerlo.”

Ci è andato piano.

7. Roger Waters

Non poteva esimersi Roger Waters, anche lui sempre attivo politicamente. Durante il concerto Al Desert Trip Festival ha dedicato Pigs (Three Different Ones) a Donald Trump che ha definito maiale ignorante.

Ma Waters come sempre va oltre e attacca anche il sistema America che ha permesso una degradazione della democrazia tanto da vederla in vendita al miglior offerente.

8. Corey Taylor – Slipknot

Il cantante degli Slipnot, invece, proprio non si capacita che uno come Donald Trump possa essere arrivato alla candidatura. Figuriamoci se può figurarselo come presidente. Con questo evento la società, secondo lui, ha raggiunto il suo punto più basso. A questo punto sarà possibile candidare qualsiasi comico alla presidenza. “Are you kidding me?”. No, Corey. È tutto vero.

9. Billie Joe Armstrong – Green Day

Chi è andato oltre è Billie Joe Armstrong che ha paragonato Trump a Hitler, anche se in America il paragone è stato sollevato più volte.

Il più grande problema che Billie vede nell’ascesa di Trump è la composizione del suo elettorato che è fatto di persone povere, di operai arrabbiati che hanno trovato uno sfogo per la loro rabbia. E questo è triste e preoccupante per Billie perché: “That’s fucking Hitler, man!” Speriamo di no!

10. Gene Simmons – Kiss

È stato molto difficile trovare un esponente della musica rock che non sparasse a zero su Trump (a meno che non consideriate Kid Rock un esponente del rock).

Il più vicino a Trump è Gene Simmons che lo conosce da molti anni e dice di lui: “È così come lo vedete, senza filtri. Lo conosco da prima dello show The Apprentice. L’ho frequentato più volte privatamente, nei club o in altre situazioni sociali. È così. Alcuni lo amano, alcuni lo odiano. Ma è sempre lui. Non dirò cosa penso di lui.”
Insomma, una cauta non presa di posizione.

Il dubbio rimane: lo odia e non vuole infierire, o lo ama ma se ne vergogna un po’? Non lo sapremo mai e ce ne faremo una ragione.

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