Quando diversi mesi fa, venne annunciata la data che avrebbe segnato la fine del PostePay Rock in Roma, l’estate era ben lontana da fare il suo ingresso e l’attesa per gli headliner poteva sembrare infinito. Invece il tempo è passato velocemente e il 6 Settembre è arrivato, portando per la prima volta sul palco capitolino i Linkin Park.

Inaspettata concitazione anche per i Simple Plan, che con il loro sound allegro e spensierato ci hanno riportato su soleggiate spiagge, aiutati anche da grandi palloni rossi e bianchi, riportando alla memoria i brani più noti con cui abbiamo imparato a conoscerli, come ad esempio Welcome into my life. Il cantante Pierre Bouvier ha mantenuto il palco con grande euforia ed energia, ringraziando il pubblico in un italiano un po’ “maccheronico” ma che ha suscitato grande simpatia e ilarità. I Simple Plan con Chuck Comeau (drums, backing vocals), David Desrosiers (bass, backing vocals), Sebastien Lefebvre (guitar, backing vocals) e Jeff Stinco (lead guitar) a completare la formazione, hanno superato a pieni voti l’esame che li attendeva.

È però alle 22.10 che lo spettacolo più atteso ha inizio. Quando… abbatte il muro del silenzio, il calore che si sprigiona dal pubblico è disarmante, a tal punto da spingere Chester Bennington a dichiarare che quello presente a Roma è in assoluto il miglior pubblico per il quale abbiano mai suonato, ribadendo il concetto in diverse fasi del concerto. Un live sicuramente incentrato sulle vecchie glorie della band, che ha avuto però un momento di stallo nel momento soft della serata, più o meno a metà concerto, durante l’esecuzione acustita di un madley composto da Leave Out All The Rest / Shadow Of The Day / Iridescent. Un momento di calma, giusto il tempo di far riposare le voce di Chester e Mike (il quale ci ha anche regalato due brani dal suo progetto solista) e le nostra membra. Poi la serata esplode, come se fino a quel momento ci fossimo solo riscaldati. L’apice di maggior contatto e coinvolgimento con il pubblico si è avuto proprio in questa seconda fase del concerto, dove si è svolto anche un flash mob, con migliaia di palloncini illuminati da cellulari che hanno trasformato lo spazio dedicato un oceano di piccole luci colorate.

Sicuramente in ottima forma, la band ha mantenuto il palco in maniera impeccabile ed anche gli altissimi acuti di Chester non hanno perso di potenza, per la gioia degli oltre 40,000 fan che hanno invaso l’ippodromo di Capanelle già dalle prime luci del sabato. Commovente omaggio ad una persona attiva nel fan club, Alessandro, che ci ha lasciato, con la speranza che da lassù abbia potuto godersi una degna conclusione di un festival che per tutta questa calda estate ha fatto compagnia ai veri amatori della buona musica.

Il PostePay per quest’anno chiude i battenti, ma già gli organizzatori sono a lavoro per far sì che l’estate 2016 sia ancora più rovente. Non ci resta che aspettare.

Setlist:
• Papercut
• Given Up
• Rebellion
• Points Of Authority
• One Step Closer
• A Line In The Sand
• From The Inside
• Runaway
• Wastelands
• Castle Of Glass
• Leave Out All The Rest / Shadow Of The Day / Iridescent
• Robot Boy (instrumental)
• New Divide
• Breaking The Habit
• Darker Than Blood (Steve Aoki cover)
• Burn It Down
• Final Masquerade
• Remember The Name (Fort Minor cover)
• Welcome (Fort Minor cover)
• Numb (Numb/Encore)
• In The End
• Faint
Encore:
• A Place For My Head
• Waiting For The End
• What I’ve Done
• Bleed It Out

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