Non è un segreto per nessuno che l’organizzazione di un festival musicale richieda tanto impegno e che l’esito in termini di qualità e risposta del pubblico sia tutt’altro che scontato. Questo discorso vale, a maggior ragione, se ci troviamo di fronte alla prima edizione di un qualcosa che prima non esisteva e che, forse, in questi termini e in quella zona conta poche altre realtà simili.

Se l’esito, però, di tutte le prime edizioni fosse quello che ha avuto il Rock il Liri nelle giornate dell’8 e del 9 agosto, potrebbe anche sembrare che sia veramente facile metter su un evento del genere.

Una rassegna musicale che ha offerto prima di tutto uno spazio per poter mettere in scena la proprio musica ad alcune delle migliori band della provincia di Frosinone; musica che, peraltro, è stata di una qualità estremamente elevata. Se ciò non bastasse, il Rock in Liri ha riscosso anche un più che discreto successo di pubblico, in una location – il Parco Fluviale di Isola del Liri – bella e affascinante che ha fatto da scenario anche a mercatini, stand e esposizioni fotografiche. L’impressione era quella di entrare in un mondo in cui l’arte e la musica vengono valorizzati in molte delle loro forme; l’atmosfera delle belle serate estive di venerdì e sabato riscaldate dal tepore delle emozioni che dal palco si spandevano tutto intorno.

Molti i gruppi che si sono avvicendati sul palco nel corso delle due serate e tutti hanno offerto performance originali, coinvolgenti, intense.

Nella serata di venerdì, la prima band a salire sul palco è gli Stone in Office, formati da Riccardo Cacciarella (Voce e Batteria), Manuel Coppola (Basso), Marco Mattei (Chitarra), Mattia Viselli (Chitarra e Voce) e Pierfrancesco Lisi (Tromba). Il gruppo suona un rock alternative che però si lascia anche andare a sonorità psichedeliche. La loro musica è una continua tensione emotiva, un crescendo di suoni. Il tempo sembra scorrere con loro, seguendo il loro sound. E quando la loro musica si ferma, anche tutto il resto lo fa con loro per poi esplodere all’improvviso. Le loro sonorità sono riscaldate dalla tromba, con suoni che accarezzano l’anima ma sanno anche creare piccole esplosioni interiori. Anche il basso potente riesce a creare un contrasto con il suono squillante della tromba, accentuando l’impressione di una tensione tra due poli opposti e, allo stesso tempo, complementari.

Con il secondo gruppo si cambia atmosfera. A salire sul palco sono gli Idol Lips Tony Volume (Chitarra e Voce), Dee Blade (Batteria), Vale Blade (Chitarra) e Luke Voltage (Basso) – una band che da subito fa intuire la grande energia che riesce a portare sul palco e a trasmettere al pubblico. Il loro è un punk alla Ramones, di cui fanno anche una cover. Il loro sound scuote e stravolge, il palco si infuoca e una grande energia si spande tutta intorno. Elettricità, movimento, grinta. La band non si risparmia, sconvolge e coinvolge, smuove.

Ultimo gruppo ad esibirsi l’8 agosto è i Flying Vaginas. La quiete dopo la tempesta, la testa abbandonata e i pensieri che vanno verso mondi eterici. Tutto si placa per un momento e sembra quasi che anche le luci siano più fioche, che esista solo la loro musica. Il sound è uno shoegaze trasognante, ma che non manca di lasciarsi andare anche a momenti più strong. Chitarra, basso e batteria. Un sound che cattura, toglie il fiato, racconta storie al di là delle parole.

La seconda sera non è da meno a livello di qualità e di levatura delle performance.

Ad aprirla gli Oil (Federico Pozzi, Alessandro Grande e Massimo Savo). Il sound è indie rock, che lascia spazio a sonorità garage e ad alcuni momenti in cui la batteria suona quasi stoner. Una band che fa una musica piena, completa, che aprono la serata con grande eleganza. La voce calda e profonda sprigiona tepore che avvolge i presenti e li irretisce, creando atmosfere uniche.

Il secondo gruppo è un duo formato da strAw (voce e chitarra) e Mimmi (voce, batteria, diamonica e glockenspiel). Stiamo parlando de I-Taki Maki che non sono nuovi ai pixel di 100 Decibel e di cui già se ne era parlato con entusiasmo (Leggi qui l’articolo). Anche questa volta il duo non delude, anzi, riesce a stupire come se fosse la prima volta. La loro musica è di qualità, ricca di suoni e carica di energia. Sul palco si crea uno show senza paragoni, con un’energia non quantificabile. Ciò che, però stupisce più di tutto è la grande sinergia fra i due membri della band che si riverbera sulla loro musica e traspare da ogni nota o suono. Un gruppo che riesce a creare atmosfere uniche, dal suono pieno, la chitarra magistrale e la batteria dal groove potente, con la cassa che risuona nel petto.

Nemmeno il tempo di respirare e tocca ai 7 Training Days (anche loro già su 100 Decibel qui), una band alternative e indie rock formata da Antonio Tortorello (basso), Simone Ignagni (voce e chitarre), Daniele Carfagna  (chitarre) e Giovanni Ignagni (batteria e percussioni). Il gruppo è una garanzia, quando loro salgono sul palco si è sicuri di assistere ad uno spettacolo di un certo livello musicale. Il gruppo non lascia cadere nel vuoto il grande entusiasmo e coinvolgimento del pubblico e, anzi, lo alimenta e sviluppa. Un sound che ricorda per alcuni versi quello dei REM, ma che comprende tutta una serie di sonorità che lo rendono unico e originale.

Ultimi a salire sul palco i 15 Minutes Of ShameLorenzo Papero Spinato (Voce e Chitarra), Costantino Mizzoni (Chitarre, Cori), Mario Bruni (Basso) e Antonello Spalvieri (Batteria).

Una band dal sound fresco, che chiude la serata con grande energia, in un ultimo sprint finale che carica e stravolge. Il gruppo esegue molti brani tratti dal loro primo album Scrambled Eggs. Momento intenso e degno di particolare attenzione è quello che vede alla voce Carlo Cerroni degli At the Weekends che canta con loro Ye-Yeah, una delle tracce dell’album. Una band dal sound eclettico, vario, ricco. Camaleontica in ogni traccia, autoironica, mai uguale a se stessa. Chiudono il festival con una gran bella performance, che dà un’ultima dose di adrenalina. Doveroso ricordare che due membri della band (Mario Bruni e Costantino Mizzoni) sono stati coloro che hanno fortemente voluto ed organizzato questo riuscito festival.

Il Rock in Liri ha dimostrato che “La provincia è viva” (come recita lo slogan dell’evento) e che esiste un’altra realtà musicale che travalica i confini della capitale, che ha molte e valide carte da giocare e che può offrire un livello musicale altrettanto alto. Questo l’intento degli organizzatori: creare uno spazio che possa essere dei gruppi nostrani e che possa ampliare il già valido panorama musicale provinciale, ma soprattutto offrire un altro bel palco a queste band. A giudicare dalle due serate di questo audace festival, l’obiettivo è stato raggiunto in pieno e si può intuire che questa edizione sarà la prima di una lunga e fortuna serie. E questo è anche un po’ il nostro augurio.

Le foto sono state gentilmente concesse da Riccardo Lancia. Potete trovare altri suoi scatti cliccando qui.

Potete avere maggiori news sul festival seguendo l’evento sulla pagina Facebook del Rock in Liri.

Comments

comments