Finalmente diremmo in molti. Finalmente la canzone d’autore, al femminile questa volta, sfoglia pagine di ispirazione, testuale quanto metriche, dai sapori francesi e spagnoli, dalle milonghe alle sfumature elettroniche. Rita Zingariello pubblica questo bellissimo disco “Il canto dell’ape” che in un certo senso celebra quella voglia italiana di contaminarsi con tantissimo altro e di certo non va in cerca di chissà quale trasgressione o soluzione facile per le mode. Canzoni d’amore, canzoni di romanticismo rosa, canzoni di parole dipinte non a caso, canzoni curate nella produzione, nei dettagli, nella giostra bizzarra di cercare se stessi attraverso un mosaico di culture e ascolti. Ecco una bella risposta ai grandi dischi osannati dalla critica. Ma tanto la critica, quella che conta, ha orecchie da mercante. In rete il video della Zingariello non è da meno, tanto per ribadire il concetto. Punto e a capo.

La canzone d’autore di Rita Zingariello sembra attingere davvero poco alla scena italiana. Cosa mi rispondi?
Probabilmente è vero. Adoro la musica italiana d’autore (Dalla su tutti, ma anche i più recenti Niccolò Fabi e Brunori SAS), ma nella mia playlist prevale la musica internazionale dei Kings of Convenience, Death Cab for Cutie, Suzanne Vega. Abbinare la poesia della nostra lingua alle sonorità essenziali, più fresche ed acustiche della musica internazionale è da sempre la mia personale ricerca.
Ho ancora tanto da lavorare ma intanto ho intrapreso il cammino 🙂

Francia, Spagna ma anche un certo mondo latino. E poi cos’altro? Ricerche personali, direzioni naturali o qualche buona contaminazione tra incontri e collaborazioni?
Mi piace andare sempre alla ricerca di qualcosa che non c’è, la mia direzione naturale è quella di muovere spesso le mie radici e l’incontro in questi anni con tanti artisti di provenienza musicale differente mi ha condotta verso questo disco in cui ho provato a riunirli tutti. Ne è venuto fuori un album che, pur andando in un’unica direzione, passa dal classicismo del quartetto d’archi de “Il bacio con la terra” al flamenco della chitarra di “Preferisco l’inverno”, dal tango elettronico della fisarmonica de “Il gioco della neve” al gospel R&B del coro in “Ribes nero”.
Di sicuro ci siamo divertiti tanto!

Cantautrice con la chitarra. Hai mai scritto con altri strumenti?
Suonicchio e il bello di “suonicchiare” è riuscire ad avvicinarsi a più strumenti contemporaneamente. Nella composizione e nell’abbinare la musica alle parole questo mi agevola molto. Scrivo anche al pianoforte, più raramente mi è capitato col guitalele.

E se questo disco nascesse in una grande metropoli rumorosa di gente e di carriere invece che dentro il tuo rifugio intimo e personale? Riusciresti lo stesso a fare musica?
Che bella domanda… chi può saperlo? Credo di si, il mio è un bisogno che prescinde dal luogo fisico. D’altra parte anche in una grande metropoli potrei vivere tra i rumori chiassosi della gente in carriera, prendere ispirazione dalle loro vite in corsa, per poi tornare a casa in una stanza insonorizzata piuttosto che cercare il lago più vicino meno popolato e ascoltare finalmente e più chiaramente la mia voce sottile. Mi sento quasi certa di risponderti che farei musica anche in una rumorosa metropoli 🙂

Questo nuovo disco oggi, che traguardo o che passaggio segna nella tua ancora giovane carriera?
I traguardi nella musica secondo me non sono raggiungibili. Si è sempre in fase di creazione, quello che hai scritto ieri, lo ascolti oggi e ti sembra già vecchio.
“Il canto dell’ape” è di certo un passaggio, un bel passaggio 🙂

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