Belle sonorità di ruggine e di leggerezza, di vita beat e di suono analogico dentro l’esordio di Riff Willer dal titolo “Streets of Chance”. Disco che da più parti verrebbe visto ben bene a suonare sui solchi di un vinile. Ma l’era digitale impera e chissà che sia anche questo il futuro artistico del cantautore abruzzese che oggi fa un riassunto di suoni e di esperienze dentro un disco che suona bene ma senza presunzione, con una sfrontatezza caratteriale ma non stilistica affidandosi forse troppo ai cliché del tempo andato. E di tutto il mare magnum del post punk divenuto poi pop assai roots di strada, egli prende le smagliature più dolci lasciandosi ancora tempo e spazio per provare la trasgressione. La aspettiamo… perché a sentire bene questo disco, ci stanno tutte.

Noi partiamo sempre parlando di rock. Inteso molto più come modo di pensare e di fare che come genere musicale. Pensando a questo più che al genere: quanto “rock” c’è dentro questo tuo disco?All’interno di questo disco ci sono le mie ansie, i miei sogni e le mie paure. Da indipendente ho potuto scrivere e registrare i pezzi in totale libertà creativa senza dover sottostare ad alcuni canoni che spesso molte major discografiche impongono per esigenze di mercato. 

Com’è nato per davvero il disco? Idee in solitudine e poi condivise o tutto è venuto fuori da un lavoro nato da un gruppo?

“Streets of Chance” nasce da un’idea ben precisa, da un progetto personale specificamente concepito. Ho pensato subito a un lavoro articolato, con un filo rosso che, nemmeno troppo idealmente, unisse una traccia dietro l’altra. È evidente che l’apporto di Davide, mio grande amico e batterista del disco, e di Fabio Tumini, il produttore, sia stato molto importante e abbia dato ancora più valore ai singoli brani. 

Una tracklist scritta proprio per il disco oppure erano canzoni che avevi nel cassetto?

Come ti dicevo “Streets of Chance” nasce da un’idea originale, una concatenazione di emozioni e spunti autobiografici, di note e testi scritti uno dietro l’altro. Non è stato facile, ma ho voluto dedicarmi anima e corpo ad un lavoro di soli inediti. Prima del disco avevo già pubblicato un EP e un singolo che ho deciso di non inserire nell’album. 

A riascoltarlo oggi, dopo la sua uscita, dopo la sua produzione, dopo tutto il lavoro fatto per dargli vita… quanto ti somiglia e quanto sei già cambiato?

Essendo il primo disco mi piace pensare che sia un punto d’inizio e quindi di poter evolvere il più possibile nel corso del tempo, cercando però di rimanere coerente e ben saldo a quei principi che mi hanno fatto appassionare della musica. Il disco mi somiglia molto, tendo a essere molto più sincero nelle canzoni di quanto non lo sia nella quotidianità.

La prima cosa che cambieresti dunque?

Non si tratta di voler cambiare, quanto piuttosto di saper cogliere le opportunità che si manifestano spesso lungo la strada della vita. 

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