Titolo ardito che però mette in chiaro il quadro nel suo complesso. Un esordio particolarmente poliedrico, multietnico per certi versi, filosofici… loro sono i piacentini Quiet Sonic, figli e seguaci della label di Gabriele Finotti (Misfatto) dal titolo altrettanto “agrodolce”: OrzoRock Records. Un disco omonimo dall’impatto diretto, non c’è che dire. Loro che sono un po’ Foo Fighters un po’ Nickelback, un po’ italiani da radio pettinate e un po’ rivoluzionari di provincia che credono nella scena indie. In rete il video di lancio “Gullit” è l’ennesima dimostrazione di stile e di immaginario che viene fuori da ogni singola nota di questo lavoro.
Quali sono le radici? Un po’ tutto questo e po’ qualcos’altro? Ci piacciono… e credo basti così.

Dai Foo Foghters al pop internazionale. Chi sono i QUIET SONIC e qual è il vostro habitat?
Siamo una band rock, influenzati da tantissimi tipi di musica diversa senza che nessuno prevalga sull’altro. La matrice è sicuramente l’ultima epoca d’oro del rock, quella degli anni ’90 e primissimi 2000.

“Gullit”. Un video underground come la vostra scena. Di cosa parliamo?
Parliamo di una band che suona davanti a delle persone che si vogliono lasciare andare. Detto così può sembrare banale ma per noi è un aspetto fondamentale del nostro progetto. Il video di “Gullit” può essere inteso come il nostro manifesto: la cosa a cui teniamo di più è sempre e comunque suonare dal vivo.

Diteci la verità: Piacenza è davvero così indie? Oppure voi avete attinto da altre radici?
A Piacenza ci sono tantissime band molto valide, di tutti i tipi. Noi non ci sentiamo molto “indie”, anche perché è una parola che cambia spesso il suo significato. Siamo legati a un tipo di musica fatto di riff e distorsione, con la voce quasi urlata e con basso e batteria che sono il motore dei pezzi. Caratteristiche tipiche del rock che ci piace.

QUIET SONIC e ORZOROCK Records: l’incontro con Gabriele Finotti com’è accaduto?
Personalmente conosco Gabriele da anni, sono bastati due concerti per convincerlo a partecipare alla produzione del disco. Non è solo produttore ma è anche un fan e questa è la cosa che più ci fa piacere. In questo periodo l’etichetta ci sta aiutando molto, sia in termini di promozione che di concerti.

Dal grunge Americano…da quale mondo provenite?
Arriviamo da esperienze musicali diverse che abbiamo deciso di legare in un progetto che puntavamo a realizzare da un po’. Abbiamo suonato (e suoniamo tuttora) in gruppi grunge, crossover, funk e anche pop e nei Quiet Sonic abbiamo cercato di portare qualcosa di questi diversi mondi.

Perchè non restituire l’italiano al vostro mondo musicale?
Nulla contro l’italiano, anzi, negli altri gruppi scrivo e canto in italiano. Nei Quiet Sonic però abbiamo ritenuto che il linguaggio più naturale per questi pezzi fosse l’inglese. Potremmo sbagliarci e potremmo anche decidere in futuro di valutare qualcosa di diverso ma per ora continueremo così.

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