Il mio “quasi quasi me ne vado a vedere i Metallica a Londra” ha generato due reazioni non richieste:

A) Ficooooo

B) Ancora girano i Metallica???

Ebbene si i Metallica ancora girano e può essere fico, almeno per me. Il motivo? Semplice, lo sanno fare e lo fanno strabene. Nonostante questo sono la prima a pensare che sia giusto andare a vedere dal vivo ed incentivare i gruppi più recenti, per non dire più giovani, perché il mondo va avanti. Anche se qualcuno piangerà sempre sui bei tempi andati che non torneranno mai più, è totalmente inutile ancorarsi a tutti i costi ad un passato rifiutando quello che succede oggi visto che ci sono ancora vibrazioni ed emozioni da elargire e ricevere in grande quantità. Dove si collocano i Metallica in tutto questo? Nella terra di mezzo (non mi sto cimentando in alcuna citazione fantasy), lo spazio dove è più difficile stare senza schiodare, e cioè un po’ qui e un po’ li. Hanno il repertorio, hanno tante magliette (e ancora sto cercando di immaginare quante palate di soldi facciano con il merch tutte le sere), ma soprattutto hanno i mezzi per offrire uno spettacolo in grado di enfatizzare l’esperienza generale del live. Se è vero che quando un artista funziona bastano anche due luci in scena e una sedia (mi viene in mente il magnifico concerto di Eddie Vedder a Firenze di questa estate, per esempio) è anche vero che la parola show racchiude molto di più, e anche in questo i Metallica hanno i numeri dalla loro parte, nonché una scelta stilistica di base semplice ma allo stesso tempo forte che li ha sempre accompagnati. Se poi in più si ha la possibilità di vedere un concerto in un posto come la O2 Arena di Londra dove tutto funziona a perfezione, dai mezzi di trasporto ai controlli della sicurezza fino all’ organizzazione degli spazi per cenare e svagarsi, c’è da dire che l’esperienza generale rimane più facilmente un ricordo molto positivo.

Inutile aprire la parentesi su quale sia stato l’ultimo album veramente valido dei Metallica, perché ognuno la pensa come vuole e perché a conti fatti da una band che sta in piedi da più di 30 anni e ancora fa sold out con una presenza scenica del genere non mi permetto di chiedere altro (come non giudicherei altri artisti con una carriera così).

Pur non potendomi neanche considerare una loro fan sfegatata, ho preso la valigia e sono andata a vedermeli per la quinta volta (credo). La prima è stata nel millenovecentonovantaequalchecosa, e non era certo stato per il loro tour migliore perché si trattava di Load, chi è più grande di me di qualche anno ha visto sicuramente cose più degne di nota, ma siccome in quell’occasione li ho anche incontrati capirete bene che per un’adolescente poter scambiare due chiacchiere con James Hetfield è stata una conquista enorme (per la cronaca era anche il più incline a stare a perdere tempo con i fan insieme a Jason Newsted).

Ma torniamo al WorldWired UK Tour, del quale girano già immagini e video per cui non sto raccontando qualcosa di esclusivo. Una volta arrivati all’arena tutto ciò che si vede è il palco centrale per la visione a 360° (già utilizzato in precedenza) sembra molto spoglio, nulla di rilevante da individuare come scenografia se non una corona di oltre 50 schermi cubici spenti che aleggiano in alto. Ma poi ecco che parte come sempre The Ecstasy of Gold di Morricone, e scortati attraverso un corridoio transennato in mezzo al pubblico in platea, si posizionano ai lati del palco per poi salire accolti da tutta l’energia che solo l’inizio di un concerto può sprigionare, e da li inevitabilmente cambia tutto.

James Hetfield parte abbastanza presto col sondaggione, curioso di sapere chi fosse li per la prima volta e chi no. Non ho potuto contare, forse in vantaggio c’erano i veterani, ma anche i novelli non scherzavano. In ogni caso nel pubblico c’erano tanto il bimbo di 7 anni avvelenatissimo quanto la signora di 70 con le unghie laccate di nero e la maglietta dei Metallica sotto il cappottino.

Scrutando meglio fra i più vicini alle transenne Hetfield chiede ad un ragazzino l’età, ha 15 anni. “A 15 anni non potevo mica andare ai concerti. Ti ha portato qui tuo padre? Scusi ma lei è qui perché voleva proprio venire o… ? ah no… però questo è essere un padre fico.” Da qui poi la meritata dedica con applauso generale per Max e suo padre, sulle note di Sad But True.

Il palco ovviamente riservava delle sorprese, cubi che sono emersi con pad da suonare come percussioni utilizzati da tutti e quattro insieme, fiammate alte (perché non fa mai male averle), e una menzione particolare la merita Moth into Flame, singolo estratto dal loro ultimo lavoro Hardwired… to Self-Destruct, nata come pensiero sulla breve vita di Amy Winehouse. Da quattro botole sono usciti piccoli droni luminosi (ho cercato di documentarmi e pare fossero un centinaio, gestiti da un programma che ne realizzava la coreografia), il cui movimento appariva surreale rispetto alla musica che veniva suonata in quel momento.

Non è mancato il tributo a Cliff Burton, durante un assolo di Robert Trujillo. Lui qui sulla terra e Cliff sopra di noi, come ha ricordato James Hetfield tornando sul palco. La famiglia dei Metallica sarà anche una macchina per fare soldi, ma sembra tutto abbastanza onesto, per quanto possibile, quello che si vede su quel palco. E non è cosa da poco.

Non ho nominato ancora Kirk Hammett, che ha ormai accolto con grande stile i capelli bianchi e a differenza di molti suoi coetanei non abusa di tinte ridicole per scurirli. Lui è talmente discreto che anche quando rimane per il suo momento solo (con Trujillo) non è invadente, fa quello che deve fare, sorride e se ne va.

Un fatto curioso riguarda quello che da fuori sembrava essere il porta-bacchette ufficiale di Lars Ulrich (detto col massimo della stima perché si tratterà ovviamente di un tecnico superqualificato), e qui faccio appello ai batteristi in caso qualcuno stesse leggendo per sbaglio queste righe: ogni due pezzi gli portava un paio di bacchette nuove, è stato quasi divertente vederlo arrivare ogni volta e prostrarsi a lui, è un rituale nuovo?

Io non aggiungerei altro, tanto chi è interessato avrà probabilmente già i biglietti in mano per le prossime date per cui non mi resta che augurare buon divertimento a tutti quelli che andranno a vedere questo tour dei Metallica, spero vi divertiate quanto me se non di più.

Concludo con il saluto finale sarcastico e beffardo di Lars Ulrich, completamente in linea con il suo personaggio, che più o meno è stato: “abbiamo suonato nelle arene, negli stadi, nel giardino di casa di vostra madre e vi assicuro che questo è solo l’inizio!”

ps. la scaletta volevo inserirla ma poi… era più divertente la foto del cartello in metro!

(foto ovviamente da smartphone)

 

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