Generoso, intramontabile sotto certi punti di vista, futuristico e direi anche salvifico. Il Nu Kombat Folk siciliano che porta la firma dei Pupi di Surfaro è segno dei tempi che non stanno fermi a guardare: si intitola “Nemo profeta” questo nuovo disco e chi si aspetta la classica ricetta trita e ritrita alla Modena City Ramblers di “grandi famiglie partigiane”, o chi si aspetta il popolame in rivolta dei vari Sine Frontera e compagnia bella, direi che aspetterà in vano. I Pupi di certo non la mandano a dire e si schierano senza mezzi termini contro il sistema e l’oppressione: ma con differenze direi abissali quanto originali. Lo fanno con poesia certamente restituendo la verità del loro popolo con un dialetto siciliano che trovo assolutamente affascinante. Lo fanno per tutti poi in italiano in liriche dolcissime e sospese con nella bellissima “Per amore”. Lo fanno con un folk che guarda oltre perchè tutto ci aspetteremmo tranne che di trovare in un progetto simile tracce di trasgressiva elettronica, momenti quasi urban street come in “L’arca di Noè” o addirittura digitalmente scherzosi quasi fossimo in un videogame adolescenziale come in “Soldatino”. E potremmo continuare così per ore e penso che mai smetteremmo di trovare appigli e dettagli in un disco ricco di scenari e riferimenti, di personalità e sorprese. Noi di 100 Decibel li fermiamo per una consueta chiacchierata:

Dal folk al resto del mondo occidentale. In questo disco c’è un po’ di tutto o sbaglio?
Siamo partiti dal folk dieci anni fa. Da lì è iniziato un percorso di studio e ricerca della musica tradizionale siciliana. Era necessario collegarci e riagganciarci alle nostre radici profonde. Subito dopo e parallelamente abbiamo iniziato a ricercare la nostra personale identità, il nostro perché interessarci di musica folk nel terzo millennio. Soprattutto ci siamo chiesti quale poteva essere il nostro posto specifico all’interno di un contesto così aleatorio, prima, della folk music, e poi, della world music. Così la nostra evoluzione ci ha portati ad affacciarci su un panorama di sperimentazione e contaminazione sconfinata, arrivando a concepire un prodotto che, mantenendo lo spirito del folk, ne ha abbandonato l’estetica, la forma, utilizzando un linguaggio moderno e contemporaneo.
Il nuovo progetto dei Pupi di Surfaro affonda le radici nel passato, vive nel presente ed è proiettato nel futuro.

Ma in fondo non pensiate sia questa la vera musica pop italiana?
Se per pop si intende la musica popolare, allora sì. La musica popolare intesa come voce del popolo, la voce profonda di chi vive la storia in prima persona, dal basso. Voce contro il sistema. Voce che viaggia alle frequenze basse e stimola le emozioni più profonde. Questa è la nostra direzione.

Radio e grandi emittenti: immagino che anche voi ne sarete banditi. Perchè secondo voi?
Noi siamo “banditi” per definizione, per antonomasia, per vocazione. Ci piace essere banditi. Ma non siamo contro le radio o le televisioni. Ci piace essere fuori da contesti mass-mediatici in cui banalità e volgarità sono l’unico valore richiesto. Per il resto, non saremo noi a tirarci in dietro; noi cerchiamo di fare bene la nostra parte. Il pubblico risponde e ci accoglie sempre con grande entusiasmo. Spesso, quello che passa in radio è musica che, tecnicamente, deve essere mediamente più rassicurante rispetto al nostro modo destabilizzante di concepire la musica e l’arte in genere.

In alcuni tratti ho rimandi piacevoli allo scenario che mi regalavano i Double Sense. Li conoscete? In qualche modo vi ci rivedete? (Generi a parte si intenda…)
La cosa piacevole è che chiunque ci ascolti ci associa ad altri progetti sempre diversi. Fin ora siamo stati paragonati ai Rage Against the Machine, ai Prodigy, agli UZeda, anche Caparezza e Vinicio Capossela, tutti artisti che, per certi aspetti o per altri, stimiamo profondamente e che sicuramente, in qualche modo, ci hanno ispirato. Adesso aggiungiamo alla lista anche i Double Sense. Ma il fatto che ognuno, in noi, trovi qualcosa di diverso, vuol dire che riesce a venir fuori il nostro stile, ispirato da tanti maestri, ma veramente originale.

Da Pasolini ai Pupi di Surfaro. Direi che la lista di chi canta contro un sistema corrotto soprattutto dal punto di vista culturale è interminabile. Se ne parla su più fronti: ma cambierà mai qualcosa?
Quando abbiamo vinto il Premio Musica Contro le Mafie, i nostri figli avevano paura che ci accadesse qualcosa. Ma ancora non ci ha ammazzati nessuno.
Noi lottiamo con le nostre armi. E lottiamo perché non ne possiamo fare a meno. È la nostra personale resistenza. Lottiamo perché esistiamo per lottare. A volte abbiamo la sensazione che sia tutto inutile. Non sappiamo se la musica può cambiare la gente che ci ascolta; se può renderle più libere; o se può contrastare o indebolire il sistema corrotto.
Ma se c’è chi corrompe, ci deve essere pure chi denuncia e chi lotta. Non è una guerra tra ideologie; è la coesistenza tra persone che vivono ed agiscono in modo diverso, seguendo principi diversi. Ci si incontra e ci si scontra. E la vita è immensamente più grande di noi e ci assorbe nel suo vorticoso muoversi e fissare e disfare le leggi che governano l’intero infinito universo.

E dal canto vostro? Oltre alla bella musica, al ballo e ai contenuti, cosa state raccogliendo?
Noi, come chiunque altro, con grande fatica e grande sacrificio, muoviamo i nostri piccoli passi, per crescere e conquistarci un pezzo di mondo in cui poter essere se stessi.
Raccogliamo i piccoli ed eterei successi, le illusioni e i fallimenti. Raccogliamo il calore del pubblico, i premi e le porte in faccia. Non abbiamo la pretesa di cambiare il mondo. Ma vogliamo dare il nostro piccolo contributo, affinché il mondo possa essere un po’ migliore di quello che non è. Vogliamo citare il primo Nanni Moretti, al quale siamo molto affezionati, in Caro Diario: “Anche in una società più decente di questa, mi ritroverò sempre con una minoranza di persone… Io credo nelle persone. Però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre d’accordo e a mio agio con una minoranza…”

Nel video ci sono “Le Iene” o i “Man in Black”…o chi altro?
Sono uomini mascherati, senza volto, che hanno nascosto o cancellato la loro identità. Uomini che non ragionano più con la loro testa, che non camminano con le loro gambe, che non parlano la loro lingua…

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