Report di Daniele Crescenzi, foto di Fabio Spagnoletto

La vita di una donna è un grande viaggio, con tanti momenti diversi che vengono scanditi con rituali ben precisi, tipo una seduta dal parrucchiere di fiducia per farsi una nuova tinta ai capelli o una nuova acconciatura. Sembra pensarla così Teresa Capuano in arte Katres. Cantautrice di origine siciliana, ma cresciuta a Napoli, Katres si scopre compositrice sin da giovanissima. Ha la musica nel sangue: inizia a suonare la chitarra a dodici anni, mossa verso la musica, dalla passione che ha sempre maturato per sua zia cantante. Riesce nelle sue canzoni a cantare l’universo femminile con mirabolante ironia, incredibile leggerezza unite ad un romanticismo e ad una dolcezza unica. L’origine del titolo del suo primo album, “Farfalla a Valvole”, è tutta racchiusa nel suo modo di essere. E’ stato il coautore dell’album, Piergiorgio Faraglia a definire Teresa “Katres”, una “farfalla a valvole, perché lei è dotata della raffinatezza e della delicatezza di una farfalla unita alla potenza di una amplificatore a valvole”. Una descrizione perfetta, da parte di uno che conosce bene questa ragazza giovanissima, bella e brava; con una voce calda come la sua terra di origine, di rara bellezza ed ineffabile dolcezza. Capace davvero di emozionare. Alla Feltrinelli Katres, accompagnata da Toto Giornelli al basso e da Andrea D’Apolito al piano, alla chitarra e al cajon, cinque brani in versione acustica estrapolati dal suo primo lavoro. I brani totali di “Farfalla a Valvole” sono nove sul supporto cd e dieci nella versione digitale. Di questi Katres ha eseguito “Madre Terra”, “Non Ho Bisogno”, “Via dalla Mia Vita”,”Coiffeur” e “Bianco Elettrico”.

“Madre Terra” è un brano dedicato alla Sicilia, sua terra di origine. Katres nel brano ne esalta i colori, ricorda i suoi profumi e la “forza dei venti del mare”. Emerge dal testo una chiave nascosta, il riferimento alle tante contraddizioni di una terra “arsa dal sole”che ha un sapore “agrodolce”, dotata di una “bellezza eterna”, “isola circondata dal mare ma avvolta da stelle e nuvole”. E’ un brano che segna ancora il legame profondo che c’è tra Katres e la sua Sicilia, mai dimenticata. Rispondendo ad una domanda su quanto le sue due terre, quella di origine (la Sicilia) e quella d’adozione (la Campania), influiscano sulle sue canzoni, Katres, ha usato un termine molto particolare, quando ha risposto: “sporcarsi della terra”… un termine che dice un po’ tutto. Katres la “sua” amata terra, se la sente addosso. Come fosse il vestito della sua anima. Un sentimento di profondo legame con le sue due regioni.

Non Ho Bisogno” è il secondo brano che viene proposto al pubblico intervenuto a questa presentazione. In questa canzone si parla di delusioni e disincanto. Il bilancio, non troppo felice, di una donna che ha avuto una vita piena di amori, molti dei quali erano effimeri ed hanno lasciato vuoto ed amarezza.
Nel brano “Via dalla Mia Vita”, si comincia ad intravvedere il “Katres – pensiero” sull’amore e sulle donne e molto probabilmente su se stessa. Cantato in maniera intensa e profonda, il pezzo racconta di un amore finito dopo una convivenza impossibile. Ma ha un finale a sorpresa che chiude in maniera molto secca ed alquanto inaspettata il tutto …
Coiffeur” è il primo brano dell’album ed è un manifesto della musica di Katres. Si parla del salone di un parrucchiere come tappa obbligata per una donna che deve decidere di cambiare vita o affrontare grandi ed inaspettati mutamenti. Affrontarli con un nuovo taglio di capelli o una nuova tinta rende tutto più leggero, perché come cita il testo: “il cambiamento di una donna parte dalla testa.”

Bianco Elettrico” è il brano con il quale Katres chiude la presentazione del suo album alla Feltrinelli il 16 settembre scorso. Un brano molto particolare che ha permesso a questa straordinaria cantautrice di aggiudicarsi la borsa di Studio Siae per la miglior composizione al Premio nazionale Bianca d’Aponte nel 2008. Si tratta di una canzone dedicata proprio Bianca D’Aponte, sfortunata ragazza con la passione per la musica che muore a soli 23 anni, prima di incidere l’inedito “Sono un’isola”. Il premio in sua memoria viene organizzato dal padre Gaetano, come miglior veicolo per giovani cantautrici che hanno la voglia di esprimersi attraverso la musica, come fu per sua figlia. Katres ha voluto raccontare la storia di questa sfortunata ragazza, che si è spenta troppo presto.

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