Foto e report di Carmine Rubicco

Trent’anni e non sentirli. Questo in sintesi potrebbe essere il resoconto della performance dei Possessed un martedì 30 aprile a Romagnano. Trent’anni da quel Seven churches che coniò il termine Death metal dando avvio ad un intero genere. I californiani non si sono risparmiati in sede live. Hanno sfoggiato un’aggressività ed una freschezza invidiabili da molte bands. Jeff Becerra, unico membro della line up originale, pur se obbligato su una sedia a rotelle, non ha lesinato potenza e coinvolgimento. I Possessed, supportati da un gran pienone di appassionati accorsi esclusivamente per loro, hanno proposto il loro intero repertorio andando a ripescare anche qualche brano dal primo demo. Romagnano è stata l’occasione per presentare anche una nuova canzone che andrà sulla track list del prossimo album. Nessuna sbavatura nella performance dei nostri. Impeccabilità di esecuzione, un muro di suono impenetrabile e precisione hanno tenuto banco per tutta l’ora e un quarto in cui hanno suonato. Se si vuole trovare un neo, lo si deve attribuire all’acustica del Rock ‘n roll arena che in diversi momenti ha trasformato la furia assassina dei Possessed in puro caos sonoro con un indistinguibile marasma musicale. A parte questo Jeff Becerra, Tony Campos, Emilio Marquez, Daniel Gonzalez e Kelly McLauchlin hanno “allietato” l’uditorio, piuttosto eterogeneo per fasce di età e sesso, che non si é fermato un solo attimo tra pogo e stage diving, con gli storici riff assassini e taglienti.

A preparare e scaldare l’audience prima dei californiani, ci hanno pensato i cecoslovacchi Malignant Tumor. Provenienti dal grind core, attivi fin dal 1991, i cechi, dopo aver cambiato diverse line up e e genere, hanno proposto al pubblico un punk n’ roll senza fronzoli. Diretti, essenziali ma, soprattutto, divertenti. Il pubblico ha molto apprezzato la performance gratificando la band con cori e applausi continui. Un’accoglienza che neppure la stessa band si aspettava. I Malignant Tumor sono stati la vera rivelazione della serata, dando quasi per scontata l’ottima performance degli headliners.

Prima dei cechi è stata la volta dei Grind Zero. Band italiana fautrice di un death di buona fattura, ha proposto brani dal loro primo lp. Purtroppo poche orecchie hanno assistito al loro concerto. Stilisticamente validi seppur con buon margine di crescita.

Hanno aperto ufficialmente le danze alle 21 circa i Vehement, band metal core ancora nostrana. Una gig di circa mezz’ora in cui i nostri hanno profuso sul pubblico una buona energia. Unica pecca la prolissità dei brani troppo granitici e ripetitivi.

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