Marzia Stano ci ha sempre colpito per questo modo fresco, ricco di sex appeal e gusto estetico che ha quando scrive musica. E si riconferma con un disco solitario e collettivo, registrato su nastro, suonato da sola in tutte le sue parti (o quasi) e allo stesso tempo pescando collaborazioni svariate – non ultima quella del padre alle percussioni. Lei è UNA, la riconosciamo e l’ascoltiamo con molto interesse in questo nuovo disco altamente sociale dal titolo “AcidaBasicaErotica”. Non è solo il bel suono che si confeziona industriale, dunque composto e ricco di fascino. Non è solo un bel pop con diverse melodie vincenti. Ma è un bellissimo disco di cantautorato moderno che sa arrivare con forza anche alle orecchie di un pubblico di adolescenti. UNA parla di vita quotidiana, parla di politica e di società, parla di emarginazione volontaria e indotta… parla di sesso e di accettazione come nel bellissimo video del singolo “La chimica”. È un disco prezioso. Forse l’espressione pop-rock che oggi, nel presente che viviamo, ha tutto il diritto di sentirsi punk nel cuore. Davvero un lavoro da sottolineare.

Ho proprio l’impressione che questo sia un disco importante. Un disco che confessa, che denuncia… è un disco che vuole stimolare la riflessione… cos’altro aggiungeresti?
Si diciamo che non mi sono trattenuta su nulla

Parliamo di nuove generazioni. E so che per te è un tema caldissimo. Penso che siamo in un momento di transizione per cui a noi “vecchi” manca il linguaggio per codificare il “nuovo”. Secondo te è così oppure davvero stiamo traghettando i ragazzi in un momento di profonda povertà culturale e spirituale?
Diciamo che la nostra generazione di trentenni (né vecchia né giovane) non può ritenersi più di tanto responsabile dell’impoverimento culturale a cui stiamo assistendo e a cui i Millenials vanno incontro, perché a nostra volta siamo impegnati a difendere ciò che credevamo acquisito e invece ci viene sottratto sotto il naso quotidianamente, perché impegnati a superare il disincanto e le promesse degli anni ’90, perché siamo solo i testimoni di come era il mondo prima di fb, ma non ne siamo i promotori ufficiali (avevamo solo dieci anni!). Abbiamo dovuto adeguarci in fretta, imparando i linguaggi prima dei “vecchi” per sentirci all’altezza di un solido passato, e poi dei “giovani” per sentirci al passo coi tempi. Ma siamo soprattutto noi a volte quelli incapaci di riconoscere una fake news da una notizia vera, siamo noi gli “antiglobal”di ieri che viaggiano sui treni ad alta velocità, ordinano pollo fritto cinese su Just eat, comprano l’ultimo modello di Nike su Amazon, si drogano di serie su Netflix e dicono di non avere più tempo per leggere un bel libro. Ci raccontiamo un mucchio di bugie per andare avanti mentre i giovanissimi sanno riconoscere molto bene la finzione dalla realtà e spesso se scelgono la prima, come in “Hikikomori”, è solo perché fa meno paura della seconda.

Siamo nel futuro ma anche artisti come te sentono il bisogno di parlare delle differenze tra nord e sud, tra omosessualità ed eterosessualità… e aggiungo quanto sia ancora pesante la discriminazione razziale. Siamo sicuro che si tratti di futuro ed emancipazione? Secondo te perché siamo ancora così primitivi su questi argomenti?
Perché siamo sempre stati terrorizzati da ciò che non conosciamo. È l’archetipo del mito della caverna. Per questo è importante fare outing, parlare di omosessualità, di violenza sulla donna, multiculturalità ed equità di genere nella musica pop così come in qualsiasi altra forma d’arte, perché a furia di parlarne e di stimolare dibattito si cominceranno a sciogliere i nodi della diffidenza. Alla politica il compito di garantire diritti e convivenza civile delle persone, all’arte il compito di aprirle la mente. Utopia? Voglio credere di no.

E parliamo di musica e di suono. Molta produzione è opera tua. Ma non solo… diversi ospiti compreso tuo padre se non erro, giusto? Quale di queste due componenti ha determinato il disco? La voglia di fare tante cose da sola o l’incontro con gli altri?
Entrambe, anzi il fatto di aver capito di essere in grado di fare da sola, ha amplificato il desiderio di collaborazione, che a differenza di quando questa è un “bisogno”, è decisamente più divertente e stimolante.

Parliamo di pop, di elettronica e di forme colorate: questo disco, come in genere la tua musica, non sta ferma in un angolo, non si fa mai troppo silenziosa e riflessiva, non si fa certamente impacchettare. Un mood che ti rappresenta o un mood che pensi sia più giusto usare per parlare ai tuoi ragazzi (da insegnante dico), al pubblico in generale?
Non ho mai sopportato le etichette di genere, mi piace la tua definizione di musica dalle forme colorate perché è così che mi piace immaginare la mia persona, la mia sessualità, la musica che compongo e le parole che scrivo, fluide e colorate. Il sound elettro-pop di questo disco veste perfettamente i temi trattati nei testi, ho ascoltato tantissima musica nei tre anni che l’anno preceduto e ho dovuto lavorare non poco per ottenere quest’identità sonora.

Chiudiamo con un tema personale… se posso. Omosessualità. Non conosco la tua vita personale e mi scuso del possibile errore ma vorrei chiederti senza essere troppo invadente: “AcidaBasicaErotica” è stato un bel mezzo per fare outing, per fare pace con te stessa, con gli altri o semplicemente l’ennesima fotografia che hai finalmente la forza e l’equilibrio di mostrare senza maschere? In ogni caso, proprio per rifarci al discorso dei primitivi del futuro, è un punto di arrivo assai importante…
Ti ringrazio per queste parole e soprattutto per il coraggio di porre alcune domande. In generale credo di essere una donna che ha un gran desiderio di giustizia e che difronte alle discriminazioni e alle limitazioni della libertà delle persone non sa e non vuole tacere. La musica è l’unico alfabeto che amo profondamente, per cui non so se sarò mai in grado di scrivere la mega hit del momento, ma sono sicura di scrivere canzoni oneste che hanno rinfrancato i cuori di persone che si sono sentite meno sole e hanno trovato se stesse.

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