Foto e report di Simone Bergamaschi

Tre giorni al Pistoia Blues Festival per tre serate dalle caratteristiche differenti é quanto sintetizza meglio lo spettacolo offerto al pubblico.

Sul palco del Pistoia Blues Festival nelle serate di giovedì 4, venerdì 5 e sabato 6 luglio si è infatti potuto assistere a concerti tra loro molto differenti. La serata di giovedì 4 ha visto esibirsi sul palco gli americani “The Black Crowes”. Una scarica di energia, un rock potente con chitarre dai suoni aperti e sparate dagli ampli. Lo stile, figlio del rock degli anni ’70, è di quelli che sembrano non passare mai di moda. Lo dimostra il pubblico eterogeneo che ha riempito la piazza: dai più giovani ai 50enni nessuno è riuscito a stare fermo. La piazza si è mossa, ha partecipato all’evento. Il repertorio degli americani è un mix di carica tecnica e melodia. Dalle ballate lente come “She talk to angel” si passa ai pezzi di puro rock come “Sting me” e a brani un po’ più duri come “Remedy”. I Black Crowes non sbagliano niente e chiudono il concerto con un medley tra la loro “Hard to handle” che sfuma sul finale in un leggero cambio di ritmo per attaccare con la cover di “Hugh”.

Venerdì 5 invece è stato concentrato su tutt’altro genere musicale. Questa volta sono due le band che hanno riempito la serata. Già da come è organizzata la piazza è chiaro che non sarà la stessa musica degli statunitensi della sera prima. Sono organizzati posti a sedere non solo sulle tribune laterali ma anche sotto il palco come se ci si dovesse sedere ed ascoltare attentamente per recepire al meglio la musica. E cosí é, infatti. Da dietro le quinte, accolti da un lungo applauso, escono e prendono posto agli strumenti i Van der graaf generator” il gruppo inglese prog rock capitanato dal leader Pete Hammil al pianoforte, chitarra e voce. Un ascolto totalmente diverso da quello di giovedì sera. Se per i Black Crowes le orecchie erano allenate ai suoni e alle note utilizzate dalla band USA, questa sera si è fatta più fatica a trovare la chiave di lettura per i meno avvezzi a questo genere. I due pianoforti suonano intrecciandosi tra note alternate su scale diverse e note suonate all’unisono che ricongiungono il tutto accompagnati da una batteria pulita che non perde un colpo. Nonostante vengano definiti una band Prog, i VDGG hanno una loro anima particolare sia nei testi che nella musica. Gli arrangiamenti sono essenziali, la voce potente, quasi teatrale e i testi sono più filosofici e non vertono sul favolistico come quelli dei Genesis o dei King Crimson. Alla fine della serata gli headliners sono salutati da una meritata standing ovation.

E lo stesso vale per il gruppo che li ha seguiti. Un gruppo che nonostante venga considerato per certi aspetti anch’esso prog, ha però poco da spartire con i VDGG. Sto parlando di Steven Wilson e della sua nuova band. Qui la musica cambia. Si fa un po’ più cupa e psichedelica in certi casi, la batteria e i riff di chitarra ricordano quelli dei Tool, e in effetti lo stile è molto simile non solo nella musica ma anche nei video che girano alle spalle della band. Nonostante le tecniche di ripresa siano assolutamente diverse, le accomuna il fatto che l’aspetto reale si mischia alla perfezione con l’irreale formando un mix ipnotico che non lascia staccare gli occhi dal palco. Tra controtempi di batteria e note cadenzate e reiterate sia alla chitarra che al basso, c’è anche spazio per qualche assolo di grande tecnica e velocità per la chitarra che, con grande gusto e senza troppe lungaggini, carica ulteriormente la melodia drammatica dei brani eseguiti.

Sabato 6 si cambia nuovamente registro. Sul palco di Pistoia sono tre gruppi a suonare: Cold Committe, Blastema entrambi come gruppo spalla e come headliner i Beady Eye di Lyam Gallagher. Note di merito per entrambi i gruppi spalla: i ragazzacci inglesi dei CC aprono energicamente la serata con il loro new wave rock n roll, suoni inglesi, molto ritmati e irriverenti. Dopo di loro una band italiana di grande talento: i Blastema. Giovani, dalla musica rock/grunge molto potente e con un frontman che nonostante la sua giovane età sembra essere nato sul palco. Salta, si muove da un lato all’altro del palco, si infervora, osserva il pubblico e chiede a loro di fargli il favore di perdere il controllo, di slegarsi dalle convenzioni. Propone testi provocatori e pieni di significato. A sentirli e vederli esibirsi sul palco si ha la sensazione che i Blastema sappiano benissimo chi sono e dove vogliono arrivare.

A chiudere la serata ci pensano i Beady Eye, in un concerto un po’ striminzito, neanche un’ora piena di musica, dove il gruppo inglese ha proposto pezzi del loro nuovo album e rivisitato vecchi pezzi storici scritti da Lyam assieme agli Oasis. Ma tra il pubblico l’atmosfera è comunque quella della festa e l’entusiasmo si fa palpabile tra i giovani che hanno accalcato il palco e hanno avuto la fortuna di poter vedere da vicino il loro idolo.

Tre giorni per spaziare di genere ed epoca é la sintesi eccellente e l’eccellenza dello spettacolo Pistoia Blues.

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