Uno dei locali più storici e raffinati di Roma, un vero tempio del jazz, l’Alexanderplatz, nel cuore del quartiere Prati, ha ospitato, per ben due serate, uno spettacolo d’eccezione: l’Electro-swing Quintet di Piji Siciliani e Gianmaria Testa, insieme in concerto, il 22 e 23 maggio scorsi.

Si conclude dunque con Testa come ospite speciale, la rassegna musicale Jazz no end tenuta dal cantautore romano durante tutto l’anno, un calendario di concerti in cui ha saputo fondere egregiamente il jazz con la canzone italiana, l’elettronica lo swing e lo stile manouche, tra canzoni originali e  cover variegate.

Gianmaria Testa è dunque l’ultimo di una sfilza di amici ed artisti che Piji ha ospitato nel corso dei suoi appuntamenti mensili, da Giorgio Tirabassi, David Riondino, Michela Andreozzi, Nando Citarella e Ada Montellanico a Michele Ascolese, Giorgio Cuscito, Luca Velotti, Savino Zaba e tanti altri.

Nell’atmosfera soffusa e raccolta dell’Alexanderplatz, fra candele sui tavoli e mille scritte sui muri (a testimonianza di tutti i grandi artisti e musicisti passati da lì), ad aprire la serata è proprio Piji, con in braccio la sua chitarra acustica, accompagnato da Gian Piero Lo Piccolo, Augusto Creni, Ominostanco e Saverio Capo. Si parte con brani come La vita non è qui, l’Ottovolante, Un vestito di canapa e tanti altri, fino alla simpatica cover di C’è chi dice no di Vasco Rossi. Il testimone passa poi a Gianmaria Testa, che dà inizio alla sua scaletta di canzoni con Dentro la tasca di un qualunque mattino, per proseguire poi con 3/4, Nuovo, Piccoli Fiumi, Un aeroplano a vela e tanti altri brani, vecchi e nuovi, estratti dal suo repertorio e dal suo ultimo lavoro discografico, Men at work. Notevoli, fra i brani che hanno cantato insieme, Madama pioggia, dello stesso Piji e Città lunga, di Testa.

Piji e Giamaria intrattengono piacevolmente i loro ospiti, regalando un insieme di delicate e al contempo profonde emozioni. Le note si perdono nell’aria, mentre il pubblico presente ascolta rapito le parole di ogni canzone che va dal popolare al poetico, in un silenzio intimo, quasi irreale, riacceso dai ritmi vivaci e briosi dello swing, che riportano ad epoche lontane, ma sempre attualissime e ben gradite.

Ringraziamo l’Alexanderplatz per la cortese ospitalità.

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