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Nuovo disco. Primo disco. Antiche visioni. Unico grande esperimento. E se non ci foss estato Angelo Epifani, dice lui, nessuno l’avrebbe ascoltato…
Forse ha ragione quando dice che Valerio Canè non è un nome da Rocker però sicuramente Pecori Greg non è un nome da star. Piuttosto è il fantoccio intelligente che tutti mettono da parte per tenerselo buono nei momenti di goliardia in cui non serve ragionare ma occorre solo ridere e ubriacarsi. E qui casca l’asino…vaglielo a spiegare ora che sono tutti ubriachi. Si intitola “Merry Krishna Hare Christmas” il disco di Pecori Greg in cui non troviamo nulla che sia conforme alle regole. La realtà? Certamente, se ne parla e ci si confronta…ma il tutto tramite l’occhio storico di personaggi poco attinenti, appunto, alla realtà…e dietro un rock acido di annate antiche c’è la vicenda di My Awesome Paperotto o di Ginger Bomber’s Number…e via dicendo…un sound non precisamente di altissima definizione ma un andamento route che ci piace tantissimo, quasi a fare un salto in un’America degli anni ’70 con strade assolate e birre fresche tra un giro in moto e l’altro…quando al tempo si sperimentava il futuro, lo stesso che ancora oggi cerchiamo di riprodurre. Loro c’erano riusciti…loro…
Insomma…non ubriacatevi che rischiate di perdervi un disco che ha tanta da dire e altrettanto da dare…

Dai Mariposa a Pecori Greg. A quanto pare la “surrealtà” non ti abbandona. Ma dunque eri tu l’anima evanescente dei Mariposa?
Ciao, dice il saggio: se vai con lo zoppo impari a zoppicare. Io sono mancino e già zoppicavo alla manca, con i Mariposa ho imparato a zoppicare con la destra, ‘sicchè la mia deambulazione ha trovato un suo equilibrio dinamico simmetrico, sebbene in controfase, che però determina fatti peculiari e sorprendenti: talvolta ho l’occhio destro al posto del sinistro, per non parlare delle orecchie.

Con Angelo Epifani, leggo dal tuo comunicato, questo lavoro non avrebbe preso vita come ha fatto oggi. Perchè?
Ho scritto di getto le canzoni, e ne ho composto le musiche arrangiandole da musicaro quale sono, arrivando a una formalizzazione dei brani definita fino alle più delicate terminazioni. Le ho quindi registrate nel mio studiolo casalingo. Il tutto però con un’attitudine che risente vieppiù della faccenda dibattuta nella prima domanda/risposta, perciò ti lascio immaginare il risultato. Angelo, che oltre ad essere un Maestro di Suono di rara bravura è un caro amico molto empatico, s’è fatto coinvolgere nel paciugo, ed è riuscito brillantemente nell’impresa di rendere intellegibile e piacevole il delirio sonoro di Pecori Greg, decidendo in primis d’avventurarsi nella registrazione professionale del fardello, curandone poi tutte le fasi di ripresa, missaggio e mastering. Senza dimenticare che ha pure suonato svariate chitarre e synth nel disco, e che dal vivo è il chitarrista competente del combo Pecori Greg. Il risultato del suo lavoro, piaccia o meno la filigrana autorale, è di grande efficacia. È riuscito nella sfida di far sentire ogni singola stratificazione sonora dei “provini”, finalizzando una maiuscola performance di produzione artistica. Senza di lui Pecori non avrebbe cognome.

Tante facce sonore in questo lavoro. Tanti generi che si citano e si rincorrono. Ma dovendo definire una tua anima?
Ti dicevo che sono un musicaro, e come tale sento, penso ed agisco, prendendo molto seriamente il fatto di non prendermi sul serio. Non ho la formazione e le competenze per codificare musica a regola d’arte. In questo caso l’anima è definita dallo stato d’animo. Avevo voglia di ascoltare e canticchiare dei classici del rock inediti, ‘sì come l’uccello canoro ha l’uzzolo di zufolare. Trattandosi di inediti, questi classici sarebbero stati immaginari, così li ho immaginati licenziosamente creandoli attraverso maldestri e divertenti esercizi di stile. Ho usato il criterio compositivo del cliché per realizzare brani che grossomodo corrispondessero a un’interpretazione dei miei ascolti favoriti contingenti, per stili ed epoche. Per definire l’anima mia torno a casa tua, anzi, al pennuto menzionato prima, nello specifico un usignolo, protagonista tematico e performer nel brano “Ogni due per tre”, ove il ritornello recita:
cantiamo insieme il ritornello
il bisogno tanto è sempre quello
di stare in compagnia
cantando da solo
l’uccello canoro
cerca il suo coro
ogni due per tre.

Che poi se Pecori Greg ha scritto un disco simile…Valerio Canè avrebbe fatto altrettanto?
Certamente no. Per fare questo disco serviva la sfrontatezza tipica di un Rocker patentato; ‘sicchè ho dovuto sdoganarmi entrando in scena Pecori. Siccome però ci ho preso gusto, e il nulla osta di Pecori mi ha vieppiù incoraggiato, ora l’ho coinvolto a quattr’orecchie in un progetto ambizioso, e per fare giusta rima direi altrettanto pretenzioso. Si tratta di un complesso concept album sull’ambigua pastoia fra sofisticazioni enologiche e regimi totalitari. Per ora posso rivelarti solo il titolo: “Solfiti o PolPot”.

Hai fatto caso che non tutte le “S” di My Awesome Paperotto fischiano? Scherzi a parte: chi è lui nella vita di tutti i giorni? Ti sei ispirato a qualcuno di particolare?
Vero, d’altr’onde non tutti i razzetti di capodanno fischiano, alcuni sbuffano e fanno fumarole senza sibilo, altri fischiano solo senza partire. Il protagonista di “My Awesome Paperotto”, ‘sì come Ginger Bomber e tanti altri, sono amici di Pecori Greg. Un giorno di primavera passavo per la festa patronale e accanto alle giostre di Mongojet, proprio lì dal presidio Sebach c’erano Ginger Bomber,( il rapper dall’erre ruspante) e il protagonista di “Paperotto” che discutevano animatamente di musica, e l’uno esclamava in continuazione “Rolling!!” e l’altro ribatteva di colpo “Stone!!” Poi è passato Harley Parkinson col mezzo un poco scarburato. Ma questa è la stessa storia, il resto con gli altri si può immaginarlo a piacere…

Ma qual è stato il bisogno di Valerio Canè che lo ha spinto a scrivere un disco di tale “surrealtà”?
Più che un bisogno è stato l’uzzolo, ossia il prurito, il voglino. Il lavoro ha una filigrana apparentemente surrealista, ‘chè in realtà è un disco di fantasia. O meglio, indaga sulla reale apparenza, poichè in essa s’ambienta. Si tratta di quella dimensione in cui s’incontrano per davvero personaggi immaginari che conosciamo senza averli mai incrociati. Essi possono ricordare l’ambito delle “Macchiette”, ma la loro autenticità è così forte che da stereotipi si fanno archetipi. Figure che rispondono continuamente a domande che nessuno ha loro mai posto, che vivono e deambulano nella periferia metafisica e reale, spesso emarginati da segni particolari ed affanni generali. Ma sono di buon cuore, e hanno bisogno d’essere incluse per dare quanto prendere. Storie di ampi spazi e claustrofobia, di libertà e dipendenza, di allegrezza e inquietudine, di pubertà e senilità, di amore e soprattutto psiche. Ma Pecori risolve la tensione fra le opposte dinamiche con il grido di pace della title-track (Merry Krishna, Hare Christmas), una rapsodia natalizia che incarna l’afflato primario di comunanza, fratellanza, benessere e inclusione di cui il mondo ha tanto bisogno. E la spiritualità che anima la materia musicale del disco ne suggella l’ascolto con una preghiera. I caratteri dei protagonisti sono stratificati e carpiati ‘sì come i luoghi e l’ambiente della loro viandanza, ‘chè Il viaggio comincia e si conclude in copertina passando per grandi spazi e claustrofobia, provincia, campagna, wilderness e toilette, quartieri e via lattea. Lo scatto della cover è del fotografo Filippo Minelli, Art Director del magnifico “Padania Classics, Atlante dei Classici Padani”, e ritrae una deliziosa opportunità paesaggistica della Macroregione padana, didascalicamente efficace per il disco.

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