Cantautore, produttore discografico, prestigiatore e ingegnere. Incontriamo Paolo Tocco, artista a tutto tondo, personaggio ironico e pungente. Ascoltiamo cosa ci racconta del suo secondo lavoro discografico (Il mio modo di ballare) tra un bicchiere di vino e un gioco di prestigio. Vai con la magia!

Paolo Tocco, il tuo nuovo, secondo album di canzoni da ascoltare e…?
…da sezionare nelle sue parti. Credo di aver detto, che tutta la squadra ha dato alla luce un disco come non si faceva da tempo, almeno parlando di produzione e parlando di dischi emergenti e quindi lontani dal successo mediatico ed economico. Lungi dall’avere la presunzione di aver fatto un grande disco, sarà il pubblico a decretarne la morte o la gloria, ci mancherebbe. Però di sicuro, e ti parlo da produttore, raramente oggi ci si può permettere di registrare un disco di questa fascia in uno studio gigante, con un produttore artistico di qualità, con musicisti di grande rilievo e soprattutto con scelte misurate e cesellate quasi fossimo maniaci. Due anni per realizzare queste 11 tracce. E quando volevamo un determinato suono per quel determinato strumento, abbiamo atteso il passaggio di quel preciso musicista. Nessuna pezza, nessun compromesso e nessuno sconto in termini di tempi e di possibilità. Quindi, che piaccia o meno, è un disco da sentire in un impianto di qualità che possa restituire il bello e il prezioso che Domenico Pulsinelli, produttore artistico, ha inserito con la stessa cura e precisione di un orologiaio d’altri tempi.

Sei produttore discografico, cantautore, ingegnere, prestigiatore e che altro?
Eterno bambino. Da grande voglio fare il bambino. Poi in questi ultimi anni mi sono ritrovato quasi con naturalezza a scrivere di musica tenendo ben chiare le distanze tra me e i veri critici. Mai scritto recensioni o mai mi sono permesso di giudicare la musica degli altri, nonostante il mio ruolo lavorativo lo richieda troppo spesso. Coordino molte redazioni, sono una penna che si da molto da fare per dedicare gli spazi che ho a disposizione per la musica spesso emergente e sconosciuta. Tutto merita di essere conosciuto. Al pubblico l’unico vero compito di decretarne il successo. Ultimamente poi l’attività di blogger è cresciuta tanto che ho avuto la fortuna di trovare amici e collaboratori per portare avanti una rete che pare autoalimentarsi. Diciamo che la strada è ancora lunga ma riuscirò presto a diventare il bambino che spero.

Come balla Paolo Tocco?
Bella domanda Federico. Malissimo. Guardati il video di “Aveva vent’anni”: tutti loro prendono in giro il mio modo di muovere il corpo a tempo. Sono totalmente impedito nell’arte della danza. Parafrasando poi la tua domanda direi che “Il mio modo di ballare”, cioè di stare al mondo, è e vuole essere continuamente pregno di curiosità a tal punto che non cerco mai risposte, bensì domande. Come promoter discografico ho una marcia in più sicuramente ma anche il lasciapassare per risultare invadente e odioso. Io chiedo sempre. E penso di andarne fiero e geloso di questa che credo sia una caratteristi che, a tutti i livelli, stiamo perdendo. Almeno lo vedo sicuramente nelle nuove generazioni che consumano il tutto e il subito in oggetti e obiettivi preconfezionati all’occorrenza. Tutto diventa facilmente raggiungibile (almeno sembra) e questo ci sta abituando a non chiedere più.

Parliamo delle influenze. Su “Il mio modo di ballare” si leggono tanti linguaggi musicali. Chi è il tuo mentore?
La radice di tutto è l’America dei cantautori di un tempo che, tradotta in italiano, significa De Gregori, Fossati, Testa e compagnia cantando. La Francia di De Andrè o la “politica” sociale di Guccini o Claudio Lolli sono solo rarissime e sbiadite sfumature che ho preso qua e la anche grazie al punto di vista di un esperto quale è Mr. Pulsinelli a cui ho dato carta bianca. Poi ovviamente c’è tanto altro che spazia dai Sigur Ros alle ballate folk di Jackson Browne. Però diciamo che la matrice di tutto siede tra i fischi dei Treni a Vapore piuttosto che nelle liriche da cantare Sempre e per Sempre…

Il premio Tenco è in arrivo. Vincerai?
No. Categorico e politicamente corretto. Per un artista della mia fascia è un bel traguardo essere giunto nella lista dei votabili. Essere nei 50 dischi che per il Club Tenco meritano di essere votate per la finalissima è una soddisfazione importante. Altrettanto preziosa se poi guardo che in lista con me ci sono nomi infiniti come lo stesso De Gregori piuttosto che Conte o Gazzè, Silvestri e Fabi. E via via tutti gli altri. Curioso vedermi in “lotta” con Zibba, che nel 2012 eravamo compagni di viaggio quando vinse la targa Tenco come miglior disco dell’anno. In generale, tutta questa sfida non ha storia di continuare per me, ma se poi il miracolo dovesse compiersi sei ufficialmente e pubblicamente invitato a cena.

Ok, accetto la sfida Paolo… ma, scusa, dov’è sparito l’asso di cuori che avevi in mano? 

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A proposito dell'autore

Si tramanda, ormai da anni, che fu colpito al petto dalla sei corde di Eric "Slowhand" Clapton. Da quel giorno non ha mai smesso di ascoltare, recensire, scrivere... e provare a suonare una Stratocaster del 56. Recensore accanito, predilige il rock-blues alternando le scorribande di "Baffone" alias Frank Zappa.