Paolo Conte è tornato, a distanza di quattro anni, a riportare il pubblico della kermesse umbra sotto le stelle del jazz, in una serata in cui, per la verità, di stelle se ne vedevano poche, almeno in cielo. Ma per il pubblico di Umbria Jazz, evidentemente, di stella ne bastava una, quella sul palco. La stella, fulgida, di Paolo Conte.

Il cantautore astigiano ha infatti fatto registrare il tutto esaurito, ripagando l’affetto del pubblico con novanta minuti di concerto impreziosito della propria inconfondibile cifra stilistica, quella cifra stilistica che al jazz molto deve ma che al quale, probabilmente qualcosa ha anche dato.

Avrebbe probabilmente voluto, accompagnato dall’orchestra, cantare anche di più. Evidentemente però (alla tenera età di ottantatré anni), più di quello proprio non poteva e, dopo un’ora e mezza, non ha potuto fare altro che salutare il pubblico (che invano lo ha a lungo richiamato sul palco), non prima però di aver dato tutto quello che aveva e di averlo deliziato con la sua immensa classe, col suo carisma e con moltissimi dei suoi grandi successi tra cui Alle prese con una verde milonga, Messico e nuvole, Vieni via con me e, ovviamente, Sotto le stelle del Jazz.

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