Ieri sera il palco dell’Auditorium Parco della Musica ha ospitato Paolo Conte, uno dei cantautori più importanti della musica italiana. Il concerto si è tenuto nell’ambito di Luglio Suona Bene 2015, ormai una delle più conosciute ed apprezzate rassegne musicali romane. L’artista porta a Roma il tour internazionale per Snob, il suo ultimo album, pubblicato nel 2014.

Paolo Conte non è certo uno che ha bisogno di presentazioni, con una carriera musicale ormai più che quarantennale. Definirlo cantautore è sicuramente riduttivo, visto che lui è prima di tutto un musicista polistrumentista, ma che in realtà è un artista nel senso più puro ed affascinante del termine.

E tutta la sua storia e la sua arte emergono meravigliosamente nel concerto di ieri sera, raccontati dal suo piano e dalla sua voce graffiante e roca, tipica dell’artista.

Insieme alla sua orchestra, Paolo Conte ci fa assistere ad una vera e propria narrazione e fin dall’inizio il concerto sembra diventare dramma e teatro. La mente corre veloce e si lascia affascinare dalle mille immagini che l’autore propone. Ogni brano è un perdersi in una narrazione, in cui l’artista ci trasporta in modo semplice e naturale. Mentre lui canta sembra che le storie raccontate nei sui brani si materializzino sul palco, come delle figure evanescenti che recitano le canzoni. Intanto lo spettatore viene avvolto dalla musica, dal suono del pianoforte in primis, che c’è sempre anche se il cantautore lo suona solo per alcuni brani, mentre per altri lo lascia ad un membro dell’orchestra. Ed oltre a questo c’è tutta l’orchestra, da cui emerge in alcuni momenti il sax, il cui suono si spande per tutto l’Auditorium con potenza e classe, quasi a salire fino al cielo con la sua prorompente maestria; in altri è il violino a fare da protagonista, con la sua dolcezza e delicatezza che arriva come delle delicate carezze sulla pelle.

Ogni strumento sembra personificarsi e affiancarsi alle figure dei racconti dell’autore, che come un sapiente narratore, ci conduce nelle trame del narrato.

Il pubblico è rapito, si lascia ammaliare e si culla sulle note provenienti dal palco, in una sorta di estasi collettiva da cui si riemerge dopo ogni brano per offrire il fragoroso applauso al cantautore e agli altri musicisti.

Il concerto si chiude con Tropical e l’artista esce dal palco mentre l’orchestra continua a suonare, per poi uscire anch’essa. Il tutto accompagnato dalla standing ovation del pubblico, che si alza per esprimere il suo amore per la serata, per la musica proposta e per l’artista.

Ma ancora non basta, nonostante l’ora e mezza abbondante di concerto gli spettatori reclamano ancora il cantautore sul palco, il quale rientra e si siede al piano, mentre dietro di lui si posiziona l’orchestra. Insieme eseguono di nuovo uno dei brani più famosi del cantautore Via con me, che il pubblico canta con lui facendogli da coro, in un momento di grande empatia e vicinanza.

Le luci si riaccendono, un pianoforte vuoto, dove fino a poco prima era seduto Paolo Conte, illuminato da qualche faro in un atmosfera suggestiva. Le persone aspettano ancora un po’, ci sperano per un secondo, poi si alzano e si avviano verso l’uscita, con la musica ancora nell’anima e Paolo Conte nel cuore. Più di prima.

Scaletta del concerto:

Ratafià
Sotto le stelle del jazz
Come di
Alle prese con una verde milonga
Snob
Una giornata al mare
Recitando
Dancing
Gioco d’azzardo
Gli impermeabili
Madeleine
Via con me
Max
Diavolo rosso
Le chic et le charme
Tropical

Via con me

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