Se mi chiedessero di riassumere Paolo Benvegnù in una frase (ed è ardua impresa, sappiatelo: difficile arginare in una manciata di parole un artista per il quale consumerei volentieri tutto il vocabolario), d’impatto mi verrebbe da dire che “Ha i numeri”. No, non cela nessun significato esoterico, non v’è nulla di mistico nella mia affermazione: io parlo proprio di cifre reali, quelle che molto probabilmente nemmeno contano – a Paolo di sicuro non importerebbe, per dire – ma che, in fondo, scandiscono e determinano il percorso dell’uomo. Dell’artista, nella fattispecie. 22 gli anni di onorata carriera (esordì con gli Scisma nel lontano 1993 e ad oggi è più attivo che mai), 7 gli album pubblicati (di cui 4 come solista), 3 gli EP, 5 le partecipazioni a compilation… e da ieri sera aggiungo 18 all’elenco, che è il numero dei brani che hanno composto la corposa scaletta del suo live. Una gioia per il palato, oltre che per le orecchie. Perché la musica è fruizione nel senso più introiettivo del termine: vero e proprio nutrimento. E Benvegnù è un cuoco indiscutibilmente generoso. Se l’odierno indie rock è – salvezza dei nostri tempi! – un banchetto succulento, egli è uno di quegli chef stellati che dovremo sfoggiare con orgoglio, un’eccellenza nostrana.

Il compito di scaldare il sottopalco viene affidato a LaMente, rock band di Arezzo che ha esordito lo scorso novembre con il primo di, sono pronta a scommetterci, una lunga serie di album. Papabilmente emozionati, come ci ha suggerito qualche lieve, sorpassabile imprecisione, il gruppo ottiene un riscontro più che positivo da parte dei presenti: l’intenzione è quella giusta, i brani impegnati, il coinvolgimento collettivo c’è. Sentiremo parlare di loro.

Benvegnù_380aBenvegnù copyAccolti da uno scroscio d’applausi entrano in scena Benvegnù e la sua squadra: un secondo chitarrista, un bassista, un pianista ed un batterista, tutti di altissimo livello… La sottoscritta, francobollata alla transenna, ha potuto constatare da vicino tali capacità, laddove “vicino” è un mero eufemismo (avevo la paletta del basso praticamente davanti al naso, anzi, dei bassi, un Fender Precision ed un Rickenbacker alternati con maestria a seconda del brano… Lo ammetto, come una fan adolescente mi sono piazzata un po’ troppo sottopalco; ancora mi fischiano le orecchie, dopo quest’esperienza avrò bisogno di un supporto acustico, ma in compenso posso scrivere il report più dettagliato della mia virgolettata “carriera”, vuoi mettere?)

Paolo Benvegnù regala al suo pubblico un live oltre le aspettative… aspettative maturate a partire dal nome stesso, “Earth Hotel Tour”, che in realtà si rivela altro che un semplice live di presentazione dell’omonimo LP: a seguito delle prime due canzoni, nuove di zecca, Paolo suona brani come Quando Passa Lei, tratto dal primo album, e Nel Silenzio, singolo datato 2009.

Complice la sua proverbiale modestia (se non ci credete leggetevi l’intervista che a breve verrà pubblicata qui su 100Decibel; vi accorgerete dell’incredibile umiltà che lo contraddistingue), dopo i primi 4 pezzi si ferma per ringraziare il suo pubblico, e dicendo che “è difficile, in questo momento storico, trovare degli interlocutori” lascia intendere quanto per lui la musica sia un interscambio. Un do ut des. Al pubblico egli dà, e dal pubblico riceve. Son cose che fanno bene al cuore, queste.
Il concerto prosegue con altri 8 brani suonati nella penombra di un palco quasi spoglio, semplice ed essenziale, perfettamente in linea con tutto il resto: dalla nuova Orlando alla storica Love is Talking, da – la mia preferita – Il Mare Verticale a La Schiena, esecuzioni magistrali ( e variegate: il chitarrista spesso suona una viola elettrica, basso e batteria si scambiano i ruoli in Stefan Sweig, non mancano soli di basso e synth dal sapore piacevolmente pinkfloydiano) per un excursus esaustivo di tutta la sua carriera. Non ci si fa mancare proprio nulla, quando si è a “cena” dal signor Benvegnù.
Vi è poi l’uscita di scena, come ogni rock band che si rispetti, per rientrare dopo pochi istanti e concedere ai presenti un encore di tutto rispetto: altri 6 brani, tra cui Il Pianeta Perfetto, Io Ho Visto, e l’intensa Cerchi Nell’Acqua a chiudere quella che definirei una vera e propria esperienza. Non un concerto e basta. Un’esperienza completa, una dolcissima sinestesia.

Vorrei terminare la stesura dell’articolo consigliandovi di ascoltare Benvegnù dal vivo il prima che possiate, ma credo che dall’entusiasmo che trasudano le mie parole abbiate già tratto tali, dovute, conclusioni.
Ragion per cui fatelo. Andate. Regalatevelo. Fa bene alle orecchie, al cuore… e alla “pancia”, ma anche questo so che l’avevate compreso da voi.

Si ringrazia il Blackout di Roma per la gentile disponibilità.

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