La Capitale torna ad ospitare una delle forme più trasversali in bilico tra progressive, nella sua accezione più ampia del termine, e il metal estremo ad ampio respiro: parliamo degli Orphaned Land, israeliani ma con la consapevolezza e la volontà di fondersi con l’entità palestinese, nel classico anthem pacifico “due popoli, una terra”.

Anzi, vorrebbero portare il discorso ben oltre, nell’ambito di una visione universale, sotto il profilo etico come per quello artistico, così come testimonia anche la loro esibizione di stasera al Jailbreak: anticipati dai romani Lunar Sea, redivivo progetto prog-death riformatosi in tempi recenti, la band mediorientale mette in gioco tutte le sfumature di un suono che non abbiamo difficoltà a definire unico al mondo, partendo dal ritorno a sonorità più muscolari e dirette (sebbene sempre al servizio di strutture intricate e accattivanti al tempo stesso) dei brani del nuovo album ‘Unsung Prophets & Dead Messiahs‘, proseguendo a ritroso sul cammino impervio che ci riporta fino a ‘Mabool‘, forse il loro album più celebrato e fresco di ristampa deluxe.

L’unicità del loro suono, si diceva, che infatti fonde l’articolata durezza del metal estremo e una spiccata vena progressiva con melodie, strumentazione (in questo caso espressi tramite campionamenti) e visioni della loro terra di confine, dove anche il linguaggio finisce per fondere le liriche anglofone con l’ebraico e l’arabo, con il frontman Kobi Farhi che saluta e ringrazia uno scalmanato fan libanese presente in sala. Kobi è voce poliglotta e politimbrica, mentre il bassista Uri Zelha ne è l’anima pulsante, metronomo incessante e spirito desertico, a sorreggere una coppia di chitarristi di assoluto valore, indiavolati anche loro nell’incedere ambivalente tra sonorità in equilibrio tra Occidente ed Asia Minore.

Un pizzico di folclore viene aggiunto dalla presenza, per alcuni brani, di due danzatrici del ventre, che scatenano soprattutto i flash del pubblico maschile, visibilmente ingolosito dalla doppia bella presenza sul palco. Cala il sipario, ma la band si mostra con discrezione ma ben lieta di firmare autografi e per le consuete foto di rito con i fan, mentre altri si avventano sul ricchissimo banchetto del merchandise, tra edizioni limitate e vinili gustosi.

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