“Sospesi” è il nuovo disco di Alessandro Donin ovvero NULARSE. Lui che mette in campo le sue grandi derive d’amore e di passione: un approccio da chitarrista ma anche il cantautore che si misura con la società perennemente in bilico senza personalità e l’amore per il suono programmato e digitale. Lo sguardo alle mode retrò che sentivano arrivare il futuro (di allora sia chiaro), gli anni ’80 e ’90 quando la dance era figlia della disco e gli scenari di psichedelia computerizzata approdavano finalmente nel pop da cassetta main stream e tutto si faceva monotono e soffice. Di certo questo disco è come fosse uno scenario digitale (ovviamente) che fluttua in modo perenne, quasi nebuloso di sogni: le tinte folk di “Al sicuro”, il pop indie di oggi con il singolo “Non cambierà”, l’America e l’Oriente industrializzato in “È tutto qui” dove troviamo anche la collaborazione di Saturnino e qualche scenario allegorico ed acido con la coppia “1999/Sospesi” in chiusura. Meritevole di attenzione:

Noi che parliamo di rock non possiamo non chiederti: cos’è per te il rock?
Secondo me rock è portare avanti la propria idea nonostante tutto quello che sta attorno. Essere di roccia, provare a far le cose con le proprie genuine potenzialità. Non allinearsi a mode, fare le cose secondo il proprio gusto e la propria identità, che è a detta mia la cosa più importante. Voglio credere che la gente e il pubblico premi le cose genuine e oneste.

E quanto rock ha inseguito per questo disco? Ovviamente noi ci riferiamo più ad un modo di stare al mondo che ad un genere di musica…
Se vi ci ritrovate nella mia accezione di rock, allora direi che è un disco estremamente rock.

Tu e Saturnino: che incontro è stato e come sei riuscito a catturare il suo basso?
Saturnino è rimasto colpito da un brano del mio precedente lavoro (“Oh Song” https://spoti.fi/2VPFrYk , da Physical Law) e da lì mi è venuto in mente di proporgli una collaborazione su questo nuovo pezzo. Son felicissimo ed onorato che abbia accettato, sia per soddisfazione personale (non è da tutti i giorni avere il più famoso bassista italiano nel tuo disco) che per la marcia in più che ha acquistato il brano con il suo giro di basso funkeggiante.

Ma soprattutto perché proprio su quell’unico brano?
Sospesi è un disco molto personale. La collaborazione con Saturnino è una perla rara che mi rende fiero del mio percorso e costituisce una soddisfazione personale incredibile. Rimane però il fatto che questo lavoro è intimo. Per ragioni di equilibrio interno e di percezione da parte del pubblico ho quindi preferito dedicare un solo brano (quello che a detta mia potesse fare in modo di tirar fuori la parte più groovy di Saturnino) alle collaborazioni.

“Al sicuro”, forse una delle canzoni più importanti per come la vedo io leggendo il tuo lavoro in una chiave sociale. Tutti vogliamo stare al sicuro ed è questo che ci viene indottrinato emarginando le differenze. Come la vedi?
A dire il vero non ho composto questo brano seguendo questa accezione: il mio sentirsi “Al sicuro” si riferisce più ad un atteggiamento nei confronti del mondo, godersi la sicurezza del proprio letto, sentirsi protetti dalle cose esterne, procrastinando il tempo. Ma è una sicurezza effimera, prima o poi la via dovrà riprendere il proprio corso.

“Sospesi” è un modo di vivere e di esistere oggi. Nella sospensione non accadono cose o quanto meno si cerca di non farle accadere. E questo disco non da – volutamente credo io – scossoni a questo equilibrio lasciandoci un suono e una forma canzone abbastanza eterea. Una scelta per arrivare a più persone possibili coccolandoli con questa sospensione a cui siamo abituati?
In parte sì, in parte no. Non so se volevo coccolare le persone mentre facevo questi pezzi. La sospensione è sia una cosa positiva o negativa. A volte procrastinare la vita ci aiuta a capire di più noi stessi. Per raccontare questo disco uso spesso l’immagine di un oggetto lanciato in aria, fotografato nel punto di massima altezza. Ecco, Sospesi è il fermoimmagine di quel momento. Ma l’oggetto dovrà cadere e riprendere a vivere. Quindi, se preso in sé per sé, questo limbo è drammatico, se invece lo si intende come momento, fugace ed inesorabilmente breve, allora può diventare anche una cosa malinconicamente positiva. Io nel disco non cerco di dare un’accezione unica: ci sono brani in cui elogio la sospensione, come sinonimo di arricchimento (Tregua, Al sicuro), in altri è vista in modo negativo (Incantato, Non cambierà).
Spero che la gente ci veda quello che vuole.

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