Due anni dall’uscita de La Musica Italiana E Altre Stragi e uno da La Discografia E’ Morta E Io Non Vedevo L’Ora, e di esperienze ne avete fatte tante. Nel bene e nel male, quali sono le circostanze che ricordate?

Daniele: Innanzitutto noi siamo molto soddisfatti di quello che abbiamo fatto. Non pensavamo così velocemente di ottenere questi risultati. Di ricordi belli ce ne stanno tanti, dalla prima data fuori Roma più intima, proprio come un momento di condivisione nostro, a dei palchi importanti come quello di Elisa, che è stata la cosa più gratificante e terrificante di tutti.

E un brutto ricordo?

Daniele: Beh…la diciamo? Vabbè…la prima data fuori con un bel cachet… mi sono perso i soldi. Eravamo andati a bere per festeggiare e quando siamo andati a pagare i soldi non c’erano.

Carlotta: Eravamo così contenti dell’esperienza, che si è salvato solo per questo.

Qual è il brano più rappresentativo del gruppo? e quale quello che in un live non può mancare?

Daniele: Ce n’è uno più rappresentativo della band, che è Papillon, perché comunque anche a livello di sound è quello che rispecchia anche le cose nuove a cui stiamo lavorando, qualcosa di meno distorto e più movimentato. Quello che non può mancare è La Cosa Più Importante E’ Che Tu Stia Male, perché…perché non può mancare, è anche la nostra unica canzone d’amore.

Qual è la vostra canzone preferita?

Federico: 7 Anni di Prudenza e In Mercato Nero delle ostie

Daniele: 7 Anni Di Prudenza

Carlotta: La Cosa Più Importante È Che Tu Stia Male

Fabio: La Cosa Più Importante

Dell’anno appena passato, cosa vi porterete dietro?

Carlotta: Tutto! Tutto quello che di bello e brutto c’è successo, anche le porte in faccia, sono tutte cose che ci servono per migliorare. Già ce ne sono capitate e ce ne arriveranno delle altre. Quando ti butti in questo mondo hai tante soddisfazioni ma anche tante delusioni. Però ogni delusione ti arricchisce, trovi un modo migliore per gestire le cose, per portarle avanti.

Federico: Ma proprio il tour in sé è stata un’esperienza, la più importante da portare con sé

Carlotta: In realtà non ci aspettavamo di trovarci così bene, anche perché è dura passare tanto tempo insieme in spazi così piccoli

Poi tu unica ragazza, povera…

Carlotta: Si infatti, lasciamo perdere

O poveri loro?

Daniele: Beh, in effetti…

Carlotta: Non ci provate, eh!

Tappe all’estero?

Carlotta: In effetti siamo contattati per una data all’estero

Daniele: Ma ancora non sappiamo se ci sarà

Ma vi sentite pronti?

Federico: Come no?! Certo!

Daniele: Personalmente sei pronto a fare tutto , però col gruppo assolutamente no: dobbiamo farci conoscere ancora in Italia, dobbiamo fare ancora molto molto molto. È importante quello che stiamo facendo con Parlesia, con Erica, battere in tour più zone possibili

Un ringraziamento speciale va a …

Carlotta: Ad Erica e Paola. Noi abbiamo fatto tutto da soli e loro sono state le prime che…

Daniele: …Che ci hanno aiutato, sono molto brave. È bello quando intorno inizi ad avere una piccola squadra che lavora con te, che credono nel progetto..

Carlotta: Ci sentiamo sicuri nelle loro mani. E comunque a tutte quelle persone che ci hanno supportato e che ci seguono. Anche se ci sono due o tre persone che sanno le tue canzoni, fa un certo effetto.

Ma perché qualcuno vi dovrebbe ascoltare?

Federico: Nelle nostre canzoni puoi trovare un qualche spunto di vita utile, vuoi per deprimerti o per guarire o per andare avanti

Carlotta: Per tutti quei motivi per cui si ascolta la musica: sentirsi rappresentati, confortati, spinti, spronati. È bello che quello che pensi tu e che esprimi attraverso la musica, sia condiviso da altre persone. E poi perché simao belli!

Daniele: Bellissimi, direi!

Nelle varie interviste che avete fatto, c’è qualcosa che volevate dire, ma nessuno vi ha mai chiesto?

Carlotta: Tu sei stata la prima…sei una grande! Mi sono sempre domandata se qualcuno ci avrebbe mai fatto questa domanda.

Solitamente le domande sono sempre quelle di routine, soprattutto se si intervista un gruppo per la prima volta: come siete nati, da quanto tempo, le influenze…

Daniele: In generale non credo che ci sia qualcosa di non detto…è che in generale c’è un problema: si dovrebbe andare più nel dettaglio dell’album, perché soffermarsi sul “come siete nati” o il motivo del nome… Boh, non so se la gente legge per davvero. Quindi andare più nello specifico. Ma già che tu ci abbia chiesto il nostro brano preferito dell’album o il pezzo che non può mancare, va bene: perché sei andata oltre. (Meno male. Non mi sono tirata la zappa sui piedi, ndr)

Termina qui, la seconda parte dell’intervista… Ma non è l’ultima!

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