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Recensione di Laura Di Francesco

Per la capitale la serata di ieri è trascorsa all’insegna del brit rock. Se, infatti, l’Auditorium ospitava Paul Weller – soprannominato “The Modfather” e leader dei Jam prima e degli Style Council poi – a calcare il palco del Postepay Rock In Roma è stato Noel Gallagher accompagnato dai suoi High Flying Birds. Sicuramente molti appassionati del genere – tra i quali la sottoscritta – hanno desiderato di possedere il dono dell’ubiquità almeno per una notte, mentre lo zoccolo duro dei fans degli Oasis – i “Mad Fer It” – non si è lasciato sfuggire l’occasione di assistere all’esibizione del mancuniano.

Purtroppo l’atmosfera festosa che regnava durante l’attesa è venuta bruscamente meno, poco prima dell’inizio dello show, quando un Omar Pedrini visibilmente emozionato ha chiesto di rispettare un minuto di silenzio per ricordare il tragico incidente – avvenuto poche ore prima nella metropolitana di Roma – nel quale ha perso la vita un bambino di quattro anni.

Dopo aver dato agli spettatori qualche minuto per riprendersi dal drammatico annuncio, Gallagher e la sua band hanno fatto il loro ingresso, attaccando con “(Stranded On) The Wrong Beach”. Si tratta però di una partenza in sordina e Noel da l’impressione di essere affaticato, come se avesse delle difficoltà ad entrare nel mood della serata. Sembra riprendersi, in parte, trascinato dall’incalzante ritmo di “In The Heat Of The Moment”, a cui segue l’esecuzione di “Fade Away”, prima cover targata Oasis, che esalta il pubblico delle prime file.

The Chief” lascia trascorrere la serata interagendo il minimo indispensabile con gli spettatori, atteggiamento che sembrava non appartenergli più da quando – abbandonato il gruppo – ha iniziato la sua carriera solista. Canzoni come “Riverman” e “You Know We Can’t Go Back” scorrono senza lasciare traccia. Con “Champagne Supernova” si tocca il punto più alto della serata, creando un’atmosfera che riesce con fatica a mantenere per alcuni dei brani successivi, come “AKA… Broken Arrow” che Gallagher, da vero english gentlemen, dedica come sua abitudine alle signore.

È poi la volta di “Whatever”, uno dei brani più belli composti dal cantautore, pubblicato nel 1994 ed assente dalle scalette dei suoi live show da diverso tempo. Ma purtroppo Noel stasera ha delle difficoltà a tenere le note più alte e stecca diverse volte, motivo per il quale chi attendeva con ansia di ascoltarlo non può fare a meno di rimanere deluso.

Dopo una pausa, l’artista rientra esordendo con “The Masterplan”, a cui fa seguito “AKA… What A Life!” ed – in chiusura – la sua ultima cover “Don’t Look Back In Anger”. Chi lo conosce e lo apprezza, sa perfettamente che questa non è stata la sua migliore performance. Ma – in fondo – spesso noi tendiamo a dimenticare che anche gli artisti sono esseri umani e per questo soggetti quanto gli altri ad eventuali cali di forma fisica.

Setlist

  • Shoot A Hole Into The Sun

  • (Stranded On) The Wrong Beach

  • Everybody’s On The Run

  • Look All The Doors

  • In The Heat Of The Moment

  • Fade Away (Oasis cover)

  • Riverman

  • The Death Of You And Me

  • You Know We Can’t Go Back

  • Champagne Supernova (Oasis cover)

  • The Dying Of The Light

  • AKA… Broken Arrow

  • Dream On

  • Whatever (Oasis cover)

  • The Mexican

  • Digsy’s Dinner (Oasis cover)

  • If I Had A Gun…

Encore

  • The Masterplan (Oasis cover)

  • AKA… What A Life!

  • Don’t Look Back In Anger (Oasis cover)

 

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