Chi l’avrebbe mai detto che dopo tanti dischi, nel circo tondo di questa scena indie generalizzata all’omologazione (e lascio i termini in toni generici per rispetto di tutte le parti che malauguratamente si sentiranno chiamate in causa) mi sarebbe capitato di ascoltare un lavoro che non saprei come chiamare, come descrivere ma soprattutto come catalogare?!! Certamente la seconda prova dei NiggaRadio si farà sentire e alzerà la voce in tutto il circondario, anche forti di un esordio che ha dato prova di grande gusto.

Con questo nuovo “FolkBluesTechno’n’Roll… e altre musiche primitive per domani” pubblicato dalla DCAVE Records, la Sicilia diventa terra americana del passato e sforna i dettami per quelli che saranno i suoni del futuro…o almeno ci prova con molta umiltà. Non è un disco presuntuoso… 11 inediti cantati in dialetto – siciliano ovviamente – che abbraccia il blues e da questo tutto ha origine… ma non stupitevi se non saranno pochi gli interventi elettronici.

Il risultato? Eccolo:

La Fusion mescola assieme il nero e il bianco, uomini, storie e note di culture “colorate” diversamente. Voi avete fatto qualcosa di simile oggi, con i suoni e le culture di oggi. O sbaglio?
Ciao 100db. Hai ragione, in questi nostri due dischi abbiamo cercato di miscelare tutto ciò che vediamo sentiamo… i suoni, le parole ma anche i sapori, gli odori. Se si nota ne siamo felici.

Ho un’impressione e la condivido con voi, ditemi la vostra. All’apparenza sembra che il disco non insegua un genere predefinito ma ne mescoli tanti senza alcun interesse di raggiungere chissà quale immagine di copertina o chissà quale etichetta… ho invece l’impressione che lo faccio per il solo gusto di vederne cosa ne esce.
Beh allora, ad esperimento finito, cosa ne è uscito secondo voi?
Ancora una volta hai indovinato… cerchiamo una cosa “altra”, un modo, un suono diverso. Come è andata ce lo dovete dire voi.

E secondo voi, in una scena discografica e di critica giornalistica come quella che viviamo oggi, quanto rischiano di sprecare la loro voce e la loro forza? In altre parole, se un esperimento fosse nato in America?
Noi dobbiamo solo dare quello che abbiamo alle gente, che sia pubblico o critica… certo, forse in America… ma sta dando risultati anche qui, quindi è ok anche cosi, incrociamo le dita e andiamo avanti. Esatto… è così anche per noi. Le nostre sono foto dei nostri tempi, delle nostre latitudini, dei nostri sfruttamenti.

Il blues nasce dallo sfruttamento, dalle strade, dal popolo. Erano canti di comunione, di speranza, erano fotografie del momento che si viveva. Cercando di “entrare” nel mood dei vostri testi, avete ripreso il blues anche in questo carattere poetico, vero?
La comunione fra l’origine del mood della nostra musica e l’origine del blues è di gran lunga più antico di quanto si possa pensare. Il Simeto è più vicino al Mali che al Mississippi.

Chiudiamo con una bandiera: quella della rivoluzione o quella della pace?
D’istinto ti diremmo “Rivoluzione”. Ti diamo un’alternativa: “Rinascita”.

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