“Benvenuti al festival della letteratura cantata”. Se arrivando avessi trovato questa targa all’entrata dell’arena dell’Etruria Eco Festival, stasera non me ne sarei affatto meravigliata. Per dirla in musica “sta sera ma che sera”, la serata  dei “cantautori colti”, quelli che mettono in buona musica una buona lingua, testi dove sole, cuore, amore sono in assoluto le parole meno usate.

Ad aprire il concerto di Niccolò Fabi, le cui canzoni da sole sarebbero bastate a far impallidire molti moderni romanzieri. Il quartetto degli Artù, gruppo che propone un sound melodico a completamento di testi fatti tanto di contenuto quanto di stile. Il tutto offerto da un autore, “che ha davvero qualcosa da dire in un panorama italiano povero di penne pensanti” come ha scritto in una sua recensione il blogger Marco Liberti. Sul fatto che il panorama musicale italiano sia ridotto tanto male non concordiamo con Liberti: non si può non affermare però che sia estremamente piacevole assistere all’esibizione di ragazzi che riescono a fare sfoggio di un vocabolario forbito senza risultare saccenti o incomprensibili, riuscendono a non impastrocchiare la consegutio temporum, e azzeccando anche l’uso dei congiuntivo. In questo senso lo ammettiamo, ci sarebbe quasi da commuoversi d’innanzi all’ostentazione di tanto buon “italiano”. Dari, leader e autore dei testi della band, sul palco gioca con il pubblico che apprezza la genuinità del modo di fare un po’ impacciato del cantante, difficile credere che proprio Dari a causa della sua timidezza stesse per rinunciare al sogno di fare musica. Sulle note di Giulio Insomma si percepisce chiaro l’omaggio al grande Gaber, su quelle della romantica Giulia domani si sposa il pensiero vola ai testi articolati di De Gregori, ma Dari non copia nessuno e al di là delle citazioni “colte” la band ha uno stile inequivocabile ed imparagonabile, belli soprattutto i giochi di “no sense” del brano “sulla gru”.

A seguire un ragazzo e la sua chitarra, Alberto, in arte Bianco. Se non vi è mai capitato di incappare nelle sue canzoni siamo veramente dolenti per voi. Stasera abbiamo la possibilità di ascoltarne solo alcuni, e per quanto la prospettiva di vedere Fabi salire sul palco alletta tutta la platea, non posso non dire in totale sincerità che mi sarebbe piaciuto poter ascoltare qualcosa in più di questo musicista. L’accoglienza del pubblico lo lascia un po’ di stucco, e da un artista già presentato da Mtv News  non ci si aspetta tanto reverenziale timore, ma è anche questo che piace, la genuinità del cantautore che “per pagare l’affitto lava le macchine mentre per vivere scrive canzoni”. Per parlare di Bianco non è necessario usare paroloni sulla tecnica o sulla particolarità della composizione melodica, in effetti quello che colpisce è il perfetto equilibrio tra cinismo e candore tanto dei testi quanto della sua voce al microfono, e quando ci saluta sulle parole sussurrate di Splendidi, “Sarebbe un sogno mantenere un figlio con il rock. Avere una famiglia sana ed uno stereo. Vivere in un mondo magico, con Marco Carta benzinaio e in classifica Josh Homme” non tanto sussurrata si alza l’ovazione del pubblico.

Se in questa recensione abbiamo lasciato tanto spazio ai gruppi di apertura non ce ne vogliano gli amanti di Fabi, d’altronde Niccolò dal vivo è esattamente come te lo aspetti, meraviglioso. Energia, sound, testi, voce, tutto è in totale armonia, non una virgola fuori posto, non una sillaba fuori luogo. Come ha detto il nostro fotografo, Marco Donghia, (sue le foto dell’esibizione), Fabi veste la musica italiana di un elegantissimo Smoking. All’interno della scaletta brani conosciuti, come il negozio di Antiquariato, e perle rare, forse meno popolari ma sicuramente non meno impattanti come Nel Centro, e se Offeso non può non smuovere le coscienze di tutti i presenti, i “pezzi di vetro sparsi per terra” di Ecco ci commuovono, non si può non apprezzare la forza di chi riesce a ricomporre tutti i pezzi di se stesso dopo essere stato mandato in frantumi dalla vita. Quello che piace di questo concerto è la capacità del cantante di essere “lieve” anche nel toccare le tematiche più dure, anche quando la musica si fa roca, gutturale e profonda, anche quando sembra esserci qualcosa di sorprendentemente pesante che ci trascina verso il basso, i passaggi leggeri dei testi, così come la sua voce, sembrano librarsi sopra la platea come una farfalla pronta a sollevarci tutti con la forza di 1000 uomini.

Comments

comments