Serata densa di avvenimenti, quella del 3 aprile scorso, al Circolo degli Artisti.

Si è tenuta, difatti, nella sala rossa del locale romano, la conferenza stampa sul prossimo Primavera Sound Festival spagnolo, con una platea attenta e partecipe con domande e curiosità, davanti ad un calendario ricco di artisti internazionali niente male.

Terminato l’incontro, ci si sposta nella sala grande ed inizia la musica. A salire per primi sul palco sono i Junkfood, gruppo che mescola sapientemente jazz, ambient e pop con variegate sonorità elettroniche. Sono giunti al loro secondo lavoro discografico, uscito di recente  – The Cold Summer of The Dead – e con orgoglio hanno annunciato, a fine esibizione, che saranno protagonisti del Primavera Sound Festival.

Dalle composite atmosfere della band italiana, si passa all’intima musicalità di Neil Hastead. Il palco si svuota, rimangono solamente una sedia di legno, un’armonica, un microfono e una lattina di birra. Arriva questo giovanotto dall’aria un po’ selvatica, barba incolta, camicione a quadri e cappellino di lana da cui fuoriescono dei ciuffetti chiari. Le luci si abbassano e intorno regna un silenzio che regala una sensazione di calore, intorno al palco. Si torna al tempo degli Slowdive, con suoni che vanno dal dream/shoegaze all’ indie-folk, per passare poi ai Majave 3 e ai brani da solista. Solo lui e la sua chitarra. Passa poi a brani più recenti come: Palindrome HunchesFull Moon Rising, Digging Shelters, Paint a Face. Tra i brani dei tempi dei Majave 3, abbiamo ascoltato: My Life In Art e Prayer For The Paranoid. Si chiude in bellezza con Alison.

Artista sensibile e profondo, Neil Hastead; ricorda un po’ la soave fragilità di Nick Drake, ma – a mio parere – senza quel velo di lieve malinconia che lo contraddistingueva, qui rivissuto con altrettanta purezza, sì, tuttavia, con quel qualcosa di luminoso che somiglia più ad un’alba che ad un tramonto.

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