Alessandro Pieravanti Muro del Canto

Per i suoi 2770 anni Roma si fa bella con una serata di cinema, musica e cultura con Il Muro del Canto. Eterna #2770, proprio come la città che la ospita, è la festa di un compleanno pensato per Roma e per i romani nella fantastica e suggestiva cornice del Laghetto dell’Eur.
Come potevano mancare in questa cornice gli uomini in nero, Il Muro del Canto, sei ragazzi di Roma che della Capitale ne hanno fatto il loro centro del mondo, in un rock folk degno dei migliori poeti millenari.

Nuda come Roma, grande come la bellezza
na madre premurosa, che te mena e t’accarezza
lavoratore stanco, pezzo grosso, bandito
vorresti esser tu stanotte er figlio preferito

…poi alzi l’occhi vedi Roma
e chi vive davero sta città,
ritrova il senso a tutto
e non se ne vo più annà
(7 Vizi Capitale, Piotta & Il Muro del Canto)

 

Sembrano non passare mai gli anni per questa città, come non passa la verve che contraddistingue la band romana, capitanata dalla voce cupa e densa di Daniele Coccia e dall’imponente Alessandro Pieravanti alla batteria, accompagnati da Alessandro Marinelli alla fisarmonica, Ludovico Lamarra al basso, Eric Caldironi alla chitarra acustica e Giancarlo Barbati alla chitarra elettrica.

Daniele Coccia e Alessandro Marinelli Muro del Canto


Da regazzini a scola dalle monache: le bacchettate, i ceci e i gloria sia.

Er Paradiso è robba pe’ chi merita, chi nasce predisposto se fa la retta via.
(Ginocchi rossi, Il Muro del Canto)

 

Le intense vite della città echeggiano nei testi di Coccia e Pieravanti, sempre capaci di attingere dal materiale umano cittadino storie di rara e realistica potenza espressiva. Tra racconti pregni di romanità, come un pranzo della domenica o i 7 vizi capitale di più recente triste memoria, emerge il lato vivo della città e della sua popolazione, tra eccessi e capricci, fino al coronamento di una vita tragica e a volte irrisolta, l’essenza della città stessa.

Ludovico Lamarra Muro del Canto

Se er papa me donasse mezza Roma e me dicesse «lascia annà chi t’ama»
io je direbbe «grazie Santo Padre io lascio tutto e tento la fortuna»
Occhio per occhio, dente pe’ dente. Quant’è bella Roma mentre te ne vai
(Arrivederci Roma, Il Muro del Canto)

 

 

 

 

Il Muro del Canto ha cantato e suonato:

L’anima de li mejo
Ginocchi rossi
Cristo de legno
Serpe ‘n seno
Quando scende la notte
Racconto
L’ammazzasette
Lucemia
Ridi pajaccio
Ancora ridi
Maleficio
L’Osteria dei frati
Domenica a pranzo
Come tre
Figli come noi
Venerdì
Fiore de niente
La malarazza
Chi mistica mastica
Ciao core
Il canto degli affamati
Peste e corna
Arrivederci Roma

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