Come dire: nuova svolta pop rock per Marco Bellone che giunge ad una nuova formazione dal moniker Muna B e a questo primo disco dal titolo “Sankalpa” che deriva dal sanscrito e denota quella volontà assoluta di fare qualcosa. Di provarci a quanto pare… e il rock dai finimenti pop che richiamano Liga, Pelù e Pau non lasciano scampo: siamo negli anni ’90 e siamo in braccio a persone che sanno ben dosare anche l’ironia di chi non la manda a dire. Insomma: quando il pop si fa rock e alla fine diventa anche sociale… se non è “rock” questo!!!

Quanto ci piace il rock… ma poi chi l’ha detto che il rock è morto? Vive e anche di buona saluto o sbaglio?

Il Rock non è mai morto, è mutato e ha vissuto periodi con differenti livelli di esposizione, ma è sempre stato lì… dentro a un box, garage o sala prove in cui sono stati attaccati i jack agli amplificatori e si è iniziato a seguire a un batterista indemoniato. Il rock c’è, esiste ed è in grandissima forma. Oggi vive in un substrato del circuito indie e rimane in agguato, in attesa di farsi nuovamente strada, per diffondere a più gente possibile messaggi di resistenza, ribellione e resilienza come ha sempre fatto nella sua storia.

Oltre alle spiccate radici italiane… dal resto del mondo cosa avete rubato?

Le radici affondano non solo in un “luogo” geografico, ma anche nelle vite di chi ti ha trasmesso i tuoi geni, con informazioni antiche di secoli. Siamo abitanti del mondo al di là del concetto di confini, per cui si “ruba” da chiunque si pensi di potere apprendere qualcosa che ci sia utile o che semplicemente ci piaccia. Nella nostra musica è possibile riconoscere influenze che spaziano dal rock e dal cantautorato nostrano, fino ad arrivare al classic rock anglosassone, al grunge o al funky rock americano… 

“Sankalpa”… la decisione di fare… cosa?

Cinque parole… Ciò che fa stare bene.

Ci avete seriamente provato? Il tema è assai delicato… alla fine chi non riesce, ci ha seriamente provato?

La società capitalista e consumistica occidentale ci ha tarati per identificare i fallimenti o i successi dentro confini prestabiliti. Se si esce da questi schemi, anche la definizione di “riuscire” assume caratteri diversi. E si torna a Sankalpa… hai fatto ciò che ti piace? e allora sei riuscito, alla faccia di chi resta immobile.

E quanti di quelli che non riescono hanno la colpa di non aver o di non saperci fare? Te lo chiedo perché spesso tutti diamo sempre la colpa agli altri…

Dare la colpa agli altri dei propri fallimenti, o presunti tali, è una cattiva abitudine che deriva da come siamo abituati a pensare. Per molti è più difficile accettare cosa gli altri possano pensare del proprio fallimento piuttosto che il fallimento in se. In questo modo non si avrà mai la lucidità di capire ciò che è migliorabile. Poi si torna sempre al solito discorso: Cosa intendiamo per fallimento? 

Noi, per esempio, con una semplice frase all’inizio del singolo POP (“Io c’ho provato”) siamo riusciti a trasmettere in pieno il senso di ciò che volevamo esprimere, il tutto con ironia. Quindi: Obiettivo raggiunto.

L’ironia che caratterizza il tutto è un’arma per indorare la pillola o perché ormai non resta altro che riderci un poco su?

Tutto nella vita va preso con la giusta dose di ironia senza prendersi troppo sul serio. Questo non significa accettare che le cose vadano in un certo modo e in direzione opposta alle tue aspettative ma, non dare troppo peso proprio a queste ultime. Quindi, riderci su, bene… riderci su per non piangere, male. 

E pensiate che alla fine, dietro l’ironia, il vostro rock arrivi al segno?

Non è giusto tirarsela da irreprensibili intellettualoidi e fare gli ipocriti dicendo che non ce ne frega un c…. del successo. Ovviamente ci auguriamo che la nostra musica arrivi a più gente possibile, come è ovvio per chiunque prenda una penna e butti giù una canzone. Il fatto è, indipendentemente dal risultato, che il viaggio è stato una figata e resterà nostro per sempre. Già questo è un grande successo!

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